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FOCUS ON > KOBE (“DISTRAZIONI URBANE” / INTERVISTA SPECIALE + FREE DOWNLOAD)

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Chiede la parola, inesorabilmente. E non possiamo che arrenderci… è tempo di Kobe!

Kobe, l’ammasso di macerie che resta di una città giapponese rasa al suolo da un terremoto nel ’95. Kobe, l’intreccio ipnotico di sonorità rock. Kobe, il risultato della tradizione musicale italiana, di quattro strade che si incontrano, di una città che produce l’humus della più fertile cultura di domani. Kobe è il suono di Torino, il suono del terzo millennio.

Il progetto ha inizio nel 2010, quando quattro ragazzi (Franz De Nichilo – bassista / Stefano Malacarne – chitarrista / Alessandro Traina – cantante / Lele Bertazzoni – batterista), carichi di un bagaglio di interessi e pregressi che attraversano i generi più disparati (dal pop al rock e dal funk all’elettronica per arrivare al metal e al punk) si trovano proprio a voler condividere la ricerca del suono del futuro, in una complessa miscela di tradizione e avanguardia, di individualità e collettività. Tutto questo è Kobe, un gruppo che ci presenta oggi il suo lavoro d’esordio “Distrazioni Urbane”, manifesto di sentimenti e di quotidianità metropolitana, di profondità personali ma anche di massimi sistemi. Parliamo di un disco mai banale, decisamente riuscito, che si lascia apprezzare traccia dopo traccia, spaziando tra mille orizzonti e contaminazioni, toccando corde remote e personalizzate nell’ascoltatore, come difficilmente ricordo un disco abbia fatto. Lungi da me mettere al microscopio le tracce, ve ne consiglio, piuttosto, un ascolto approfondito. Personalmente in ogni caso non posso fare a meno di segnalarvi “Ora” e “La Cura”, tracce dell’album che prediligo. Ma ora è il momento di lasciare spazio proprio ai Kobe, che hanno gentilmente accettato di soddisfare la nostra curiosità sul progetto e sul loro primo lavoro.

Dafenproject: Ciao Ragazzi. Volete parlarci più approfonditamente di come nascono i Kobe, ed in quale momento della vostra vita privata ed artistica avete abbracciato il progetto?

Kobe: Ciao a tutti e un grande saluto a Dafenproject! I Kobe nascono nell’autunno del 2010. All’epoca io (Lele, il batterista), Franz (bassista) e Stefano (chitarrista) suonavamo già insieme da tempo ma con un altro cantante. Dopo aver interrotto quel progetto ci siamo trovati tutti e tre di fronte ad una decisione molto importante: cosa fare del nostro percorso musicale? Interrompere o andare avanti? Avevamo tutti voglia di ricominciare da capo con idee nuove. Volevamo voltare pagina. Così ci siamo messi alla ricerca di un cantante e dopo un po’ di provini è arrivato Ale. Ci ha convinti subito dal punto di vista vocale ma gli abbiamo chiesto di scrivere un testo e una linea per una nostra canzone. Quando abbiamo sentito la registrazione in presa diretta di quella prova, non abbiamo avuto più dubbi. Lui era il nostro cantante e da quella sera il testo e la linea vocale di quel brano (Libera) sono rimasti gli stessi. Quella sera nascevano i Kobe!

Dafenproject: Contaminazione, contaminazione, contaminazione: una variegata miscela dal risultato sorprendente. Quale sono le influenze che confluiscono nel personalissimo stile Kobe? Contaminare è la risposta per fare della musica veramente nuova o vedete raggio d’azione per nuove produzioni anche negli stretti canoni della tradizione?

Kobe: La contaminazione è sicuramente fondamentale. I Kobe però non sono il risultato di un esperimento in laboratorio. Mescoliamo le influenze di tutti in modo molto naturale e spontaneo. E soprattutto ci piace quello che facciamo! Purtroppo questo passaggio non è scontato; molte band preferiscono assomigliare musicalmente a qualcun’altro a discapito dei propri interessi personali, a discapito del divertimento. Che noia! Per fortuna non costruiamo niente a tavolino e il nostro background musicale è sempre libero di esprimersi negli arrangiamenti. Credo quindi che “contaminare” sia una buona ricetta per fare della musica nuova, ma non credo sia l’unica soluzione. Il termine “tradizione” invece è un po’ fuorviante, perchè è considerato anche nella musica sinonimo di vecchio, obsoleto. “Tradizione” è invece tutto ciò che si tramanda, si trasmette. Quindi un giorno anche tutto ciò che oggi ci sembra più innovativo e di tendenza, se sarà reputato degno di essere tramandato sarà considerato “tradizionale”. Magari anche i Kobe, chi lo sa? Tutto questo giro di parole per dire che ci prenotiamo fin d’ora per suonare nei festival di musica tradizionale italiana del 2050!!

Dafenproject: “Distrazioni Urbane” è il manifesto con il quale presentate la vostra missione al pubblico. Lo considerate un “album finito” o col senno di poi cambiereste qualcosa? C’è una traccia che più di tutte incarna lo spirito Kobe?

Kobe: Secondo me non esiste un disco finito! Un disco quando nasce è come una fotografia. Contiene e “congela” quel preciso momento di una band, la sua musica, i suoi pensieri. Ma un attimo dopo è già volato via, è passato, si è evoluto. Questo perchè le band sono sempre in mutamento. Ci vogliono dei mesi per realizzare un disco e in quel periodo cerchi di prepararti nel modo migliore possibile per quando le registrerai, per quando scatterai la foto. Ma non sempre è tutto pianificato e sicuro. Nel caso di “Distrazioni urbane” per esempio, la traccia che incarna di più lo spirito Kobe è “Ora”, il brano che apre l’album (e che di solito usiamo come apertura anche dei live) e che è stato scelto per il primo videoclip (http://www.youtube.com/watch?v=kOG82tKRwlA). Pensa che questo pezzo è stato l’ultimo ad essere stato creato, proprio a ridosso delle registrazioni. Sentivamo ancora l’esigenza di un brano dal beat tirato, bello veloce. E per fortuna è arrivato. Ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di metterlo in apertura del disco.

Dafenproject: Musica e società: quale è il messaggio nudo e crudo dei Kobe? Cosa volete trasmettere con i vostri testi che ho trovato più di una volta diretti e taglienti?

Kobe: Musica e società sono molto legate, vanno di pari passo. L’una rappresenta l’altra in un determinato periodo storico e per noi, che stiamo vivendo e facendo musica in un periodo storico di merda, non può funzionare diversamente. Nei nostri testi cerchiamo di parlare della realtà e della vita di tutti i giorni, per questo motivo li hai trovati diretti e taglienti. Oggi le persone sono alla ricerca di una speranza, di qualcosa in cui poter credere e appassionarsi. Lo dimostrano anche le travagliatissime e tristissime vicende politiche che stiamo vivendo. Per questo i Kobe cercano di essere critici nei loro testi ma anche propositivi. Spesso trattiamo in maniera dura alcuni argomenti ma lasciamo anche uno spazio alla speranza, perchè crediamo che un miglioramento si possa e si debba avere. La musica deve avere secondo noi una funzione di denuncia ma deve trasmettere anche energia, voglia di fare, voglia di cambiare se qualcosa non ci va. Alcuni nostri fan ci hanno scritto dicendo che ascoltano le nostre canzoni di mattina, mentre vanno a lavoro in bici, oppure la sera quando vanno a correre per scaricarsi. È molto bello riuscire a trasmettere energia alle persone.

Dafenproject: Stiamo parlando di un gruppo che registra, produce e promuove il proprio lavoro in maniera del tutto autonoma. Quali sono le difficoltà che vi siete trovati davanti? Quanto è difficile emergere in un mercato come quello italiano? Esiste il famigerato “fronte comune” degli artisti emergenti o si tende a non collaborare tra gruppi per paura di farsi fregare la piazza?

Kobe: Hai detto bene, siamo una band che registra, produce e promuove il proprio lavoro autonomamente. L’impegno è tanto. Da circa un anno infatti abbiamo messo in piedi il K Faktory Studio, il luogo dove tutto ciò avviene. È lo studio dove proviamo e registriamo. L’abbiamo adibito ad un vero e proprio studio di registrazione. Stefano, il nostro chitarrista, produce anche altri prodotti musicali all’interno dello studio. In questo periodo per esempio sta lavorando con un grande network radiofonico nazionale, Radio 105, e sta producendo del materiale che viene mandato in onda ogni mattina. È una bella soddisfazione ma al tempo stesso è molto dura. Oggi è sempre più difficile trovare case discografiche che ti aiutino a produrre e promuovere la tua musica. Non ci sono soldi e devi arrangiarti. Così ci facciamo da etichetta, da ufficio stampa, da agenzia di booking. È difficile, ma quando cominci a guardare quello che hai fatto e conti una trentina di concerti alle tue spalle in un anno, la soddisfazione è stellare! Il “fronte comune” tra band esiste solo in parte secondo noi. Come tra le persone. Capita di incontrare persone aperte e disponibili, con le quali condividere concerti, contatti e promozione della propria musica. E poi capita di trovare quelli invidiosi, che fanno le cose solo tra di loro e non condividono mai niente. Torino è una piazza grande, c’è tanta gente che suona e fa musica. Ma è anche piena di gente che vive la musica come una gara e ha paura di condividere le proprie esperienze con te.

Dafenproject: Venite da anni ed anni di esperienza e sudore sui palchi. Quanto è importante l’elemento live per fare musica di qualità, nei confronti di chi invece si rinchiude in uno studio di registrazione per poi esibirsi in playback?

Kobe: Questa domanda si lega molto con quello che dicevo prima. Spesso vediamo band che non suonano mai, e passano la loro esistenza a postare foto da fighetti su facebook. La nostra esperienza personale e gli anni di palco ci hanno insegnato che una band deve esibirsi dal vivo, sudare di fronte a un pubblico, essere presente nella scena live della propria città. Non vogliamo passare la vita di fronte allo schermo di un computer! La vera misura di una band ce l’hai infatti sul palco. A quel punto devi abbassare la maschera e rivelarti per quel che sei. Quando sei davanti ad un pubblico con gli strumenti in mano non ci sono scuse, o sei convincente o non lo sei. In quei momenti le foto da fighetto servono a poco.

Dafenproject: Kobe ed il futuro: nuovi lavori e nuove sperimentazioni in atto? Cosa potrà cambiare nelle vostre prossime produzioni? A che punto siete nella ricerca del suono del futuro?

Kobe: Il suono del futuro resterà inafferrabile, ma continueremo a dargli la caccia. I Kobe in questi anni sono cresciuti tantissimo. L’esperienza live e l’uscita di questo disco ci hanno insegnato molto. Infatti stiamo già lavorando alla pre-produzione di alcuni pezzi nuovi. Ti voglio dare un’anticipazione: il sound è sempre quello Kobe, il nostro marchio di fabbrica. Ma al momento mi sembra che ci sia una maturità diversa, una composizione più complessa nelle armonie e nell’esecuzione. Ma forse è ancora troppo presto per capire. Abbiamo molte idee da sviluppare e nel frattempo continueremo con i live e la promozione dell’album “Distrazioni urbane”. Quando ci sentiremo pronti, in ordine, “vestiti” nel modo giusto e con l’espressione migliore che riusciremo a fare scatteremo la prossima “fotografia”. Sono curioso fin da adesso di sapere come sarà venuta.

Dafenproject: Grazie infinite.

Tracklist “Distrazioni Urbane”:

# 01 – Ora

# 02 – Via da qui

# 03 – Libera

# 04 – Primavera araba

# 05 – La cura

# 06 – Non c’è sangue

# 07 – 11

# 08 – Ritornerai

 YOU TUBE  Guarda il video di “Ora”

BANDCAMP  Ascolta “Distrazioni Urbane” su Bandcamp

Scarica gratis “Ora”, offerto dai Kobe per i lettori di Dafenproject!

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Aggiornamento 17/06/2013: il file “Ora” non è più disponibile

Autore: Emanuele Bazzaco