SPOTLIGHT

SPOTLIGHT > TARANTO / MICHELE MARAGLINO

0

TARANTO_INT

L’informazione, se ancor così si può chiamarla, ha una caratteristica. Affonda morbosamente negli argomenti, li sviscera per il tempo necessario a massimizzare lo share negli ascoltatori e poi scompare. Salta sul prossimo caso di cronaca nera che si presenta. Così sparisce il terremoto dell’Aquila, i fiumi di fango della cementificazione, i fumi di Taranto. Nonostante il silenzio, è necessario continuare a chiedere il conto di queste tragedie dimenticate, perché solo nella consapevolezza degli errori si avrà la speranza di un futuro migliore. Parliamo quindi di Taranto oggi, e torniamo a stuzzicare proprio un nervo scoperto, ad accendere un riflettore su un caso che non fa più notizia. Cantautore tarantino classe 1984, Michele Maraglino ed il suo album d’esordio “I Mediocri” (uscito per “La Fame Dischi” a settembre 2012) sono il pretesto per tornare su uno degli argomenti che più mi tocca. All’interno del bel disco di Michele spicca proprio “Taranto”, un brano destinato a racchiudere tutta la rabbia e la disperazione di un ragazzo che a Taranto ci è cresciuto, che le polveri assassine le ha respirate: versi caustici ed un magnifico video intessuto di immagini di repertorio per una traccia destinata a lasciarvi semplicemente spiazzati. Vista l’intensità del pezzo ho preferito lasciare che ce lo descrivesse proprio Michele, che ringraziamo per la gentilezza e sincerità con cui ci ha risposto:

E’ passato molto tempo da quando è uscita quella canzone (è stato il singolo che ha anticipato il disco ad Aprile 2012 – il disco è poi uscito il 14 Settembre 2012). Quando uscì non era ancora scoppiato il casino a livello mediatico che c’è stato poi in seguito. La situazione di Taranto era conosciuta molto bene solo a Taranto e i tarantini hanno sempre convissuto con certe problematiche. A me pareva assurdo che un problema di quelle dimensioni e gravità restasse sotto silenzio. Quindi la canzone voleva essere un mezzo per raccontare a chi non conosceva la realtà quel MOSTRO che attanaglia e non fa vivere e respirare la mia città. Poi però è successo quello che è successo e da una parte sono contento che sia emerso a livello mediatico il problema, dall’altra parte però non c’è mai stata una vera soluzione. Volevo descrivere come ci si trova a vivere in una città risucchiata dalla propria fabbrica che fa vivere e allo stesso tempo morire i suoi abitanti, volevo raccontare il punto di vista di chi si arrende e ci sono due modi per arrendersi a Taranto:
1) andare via
2) accettare di lavorare in quella fabbrica
Io sono andato via, mi sono trasferito a Perugia quando avevo 23 anni per finire i miei studi universitari (che in realtà non ho mai finito) e nel profondo sento di averla un po’ tradita, perché Taranto ha visto andare via secondo me le menti migliori. Nel ritornello lo dico chiaramente quanto mi faccia male, da quel punto di vista la canzone è anche uno sfogo, è stata una canzone inevitabile per me.
E me la prendo anche con i tarantini stessi nel testo, con quelli che se ne vanno e quelli che rimangono accettando tutto. Mi rendo conto che il problema è troppo grosso, che supera i confini della mia città, ma l’Italia è un paese che fa acqua da tutte le parti. La situazione di Taranto ne è l’ennesima prova.
Quella fabbrica è troppo importante per l’Italia, molto più importante della vita di chi ci abita accanto. Avremmo dovuto ribaltare l’ordine delle priorità, tutto il popolo italiano avrebbe dovuto scendere in piazza con Taranto. Bloccare tutto. Ci sono un sacco di “Taranto” in Italia, ma non è una questione di quella o quell’altra città è solo che è davvero vergognoso come si passi sopra alle vite umane. E di come noi non facciamo niente per i nostri concittadini. Non siamo più in grado di protestare. Siamo rincoglioniti […], egoisti, avidi e individualisti. Neanche di fronte alla crisi riusciamo ad unirci e combattere.
C’è una vocina dentro di noi che dice “tanto io me la cavo, non è un problema mio”. […] Ognuno pensa a se, pensa di trovare la propria soluzione. Ma i problemi per cui cerchiamo soluzioni possono essere risolti solo se ci organizziamo e li risolviamo insieme.
Un’altra canzone del disco “Lavorare Gratis” finisce con i versi: “Te lo immagini se un giorno tutti quanti a rifiutare uno stage pagato zero, un lavoro che non è vero, te lo immagini che facce i datori di lavoro, quando scoprono che più nessuno è più disposto a lavorare gratis.”
È lo stesso discorso. La soluzione è l’unione, ma ci hanno messo gli uni contro gli altri. Mi fa una rabbia e una tristezza. Faccio parte di una generazione saltata. […] Non abbiamo lavoro, non abbiamo prospettive, futuro, non abbiamo niente. Eppure non facciamo niente.
[…] E non potevo fare altro che chiamare “I Mediocri” il mio disco: La mediocrità regna.
[…] Mi accorgo che la gente intorno a me non crede a niente, e peggio non ha passioni. Esiste gente che vive solo per comprare cose, è questa la trasformazione che è avvenuta.
Compriamo cose.
Non inseguiamo sogni.
Compriamo cose.
Lavoriamo per comprare cose.
È una trappola.

Come Michele io non voglio dimenticare.

YOU TUBE  Ascolta e Guarda “Taranto”

Contatti e Link Esterni:

BANDCAMP SOUNDCLOUD Ascolta, Acquista, Scarica “I Mediocri” di Michele Maraglino
Facebook
La Fame Dischi

Autore: Emanuele Bazzaco