FOCUS ON > CON APPINO E ENZO MORETTO @ NON SI ESCE VIVI (INTERVISTA + LIVE REPORT)

PROLOGO

“Non si esce vivi” è quello che devo aver pensato, quando mi dicono che ci hanno pre-no-ta-to un’intervista con Andrea Appino (!!!) con tanto di accrediti stampa. Non siamo certo Rock It, tanto meno Rolling Stone.
Quindi se è vero che ogni effetto è imprescindibile dalla causa che ne sta all’origine, allora è altrettanto vero che senza l’impegno e la salda volontà di un gruppo studentesco con i controcoglioni come Diritti A Sinistra, e il sindacato universitario UDU, col cavolo che noi ce ne stavamo tranquilli e beati a guardarci uno straordinario Appino acustico tra le pareti accoglienti del fu Lumière, vecchia gloria dei cinema porno. Insomma non è un miracolo, è Pisa. E se ve lo dice una quasi di Firenze, fidatevi. Ne abbiamo da imparare dai cugini d’Arno, in fatto di musica dal vivo. Per giunta gratis per tutti, questa prima e spero non ultima edizione del “NON SI ESCE VIVI“, organizzata dicevamo da un pugnello di studenti, che estranei a qualsiasi discografica logica di poteri forti, facendosi un mazzo tanto, tirano su una serata con Ufo Dj, che, da mitico bassista degli Zen Circus, sfoggia, insieme alla sua innata simpatia, un’ immensa cultura musicale, armato di quarantacinque giri alla console, e Appino, accompagnato da Enzo Moretto, preso in prestito dal gruppo “A Toys Orchestra”, con il suo Testamento. Un live nudo e crudo, spoglio di qualsiasi fronzolo superfluo, che arriva immediato a chi abbia la vera passione del concerto dal vivo, tra imprevisti, sudore, e chiacchiere fra sconosciuti.

CAPITOLO PRIMO: L’ INTERVISTA

Non sono granché con i riassunti. Guardatevela e basta. Se è per questo non sono neanche brava a far domande, mi piacciono le chiacchierate, non gli interrogatori, ma per fortuna ci siamo trovati di fronte un Appino con la lingua da atleta, ed è venuto fuori un interessante e divertente dialogo. (Glielo avevamo anticipato che non eravamo seri, ma lo avrebbe capito comunque da sé.) Con lui l’ amico Enzo Moretto, spalla indispensabile da quando hanno iniziato a girovagare per tutta Italia, e non solo, per presentare le quattordici tracce, una più bella dell’altra, del primo album da solista del cantautore pisano. Un artigiano della musica, che non ama compiacersi di quello che fa, in bilico sempre sul filo che sta tra la paranoia e la realtà, che si ritiene un privilegiato, lontano dalle chiacchiere infiorettate e demagogiche. Un’amara ironia toscana, che tanto ha del suo amato Monicelli, “oggi lo stronzo che sono l’ ho scelto da me” sembra ripetere ad ogni parola che usa per raccontarsi. Non c’ è molto altro da aggiungere, a meno di non voler sembrare populisti e per di più democristiani.

CAPITOLO SECONDO: IL CONCERTO

Ormai ci siamo fatti le ossa in quanto a tour de “Il Testamento”. Ci siamo goduti i bassi e la tenebrosa elettronica di Favero, la rinnovata formazione estiva, sempre potente e comunicativa, e alla fine questa perla acustica, un rincorrersi di chitarre in un amplesso di corde e voci, pennellate di armonica a bocca e tamburelli. Non starò a svendere quelle che sono state le mie emozioni, giusto per avere due mi piace in più su facebook. Però ci sono state, durante il silenzio sognante in “Il lavoro Mobilita L’ Uomo”, o la sua personale “Vecchio Frack” di Modugno, dedicata all’amico Bobo Rondelli, la spietata “Questione D’ Orario”, e tutte le altre, cazzo, perché non ce n’è una venuta male, tirata via, sentita meno.

YOU TUBE  Il Lavoro Mobilita L’Uomo

Credevo di essere ormai talmente stronza da essere incapace di commuovermi, anestetizzata dalle frasi fatte degli artisti, dalla massima intellettualoide buttata lì, tanto per.
Ma sul palco c’è un uomo che ci interpella “signori”, con l’eleganza ironica di un cantastorie medievale, che canta per nome tutti i mostri che ha e abbiamo dentro, senza alcuna certezza tascabile di salvezza per il genere umano. Boia de’, direbbero a Livorno.

EPILOGO

La serata continua, e Ufo dà il meglio di sé e dei suoi dischi, smuovendo una folla vivace e spensierata, sfoderando senza farla pesare, la Storia della Musica. Beh a vederli così, dire che vien voglia di Zen è dire poco. Ma gennaio è vicino e questa è un’altra storia.
Quella che stavolta vi volevo raccontare, vede come protagonisti dei ragazzi coraggiosi, che per passione e caparbietà, con puro spirito di volontariato, hanno in mano, senza saperlo, la sopravvivenza della musica live italiana. Che nonostante il nome, da questa serata ne è uscita più viva che mai.

Grazie Zorro, grazie Claudio, e a tutti gli altri di cui non sappiamo il nome.

Autore: Viola Pampaloni