FOCUS ON > JDB / JOHNNY DALBASSO + ASCOLTO ESCLUSIVO + INTERVISTA

Credits: Flavia Guarino

Fermi tutti. Questo è un disco d’esordio. I dischi d’esordio, si sa, sono complessi. Presentano un interessante ventaglio di opzioni. Dischi di merda, dischi tecnici ma vuoti di contenuti, dischi retorici, dischi abbozzati, dischi fatti e finiti, dischi interessanti. Ecco, direi che “JDB”, uscito lo scorso 30 aprile per Octopus Records e prodotto da Giuseppe Fontanella (24 grana), è decisamente un disco interessante. Forse perché contiene troppe sonorità evocative per me, forse perché è ben suonato, forse perché presenta testi non intellettualoidi, ma pragmatici e sinceri. Johnny DalBasso infatti ha dalla sua il merito di essere riuscito ad orchestrare ritmi, testi, suoni, reef con precisione chirurgica, strizzando l’occhio al passato ma con giovane energia. La ricetta è semplice: stressare corde e microfoni in puro stile punk, mischiare folk, rock’n’roll, blues, alternare trovate più acustiche e riflessive. Johnny è corsa e recupero, corsa e recupero. Scosse impazienti e calma pacata. Colpi indiavolati ed arpeggi di recupero. Ed allora capita di trovare tracce tachicardiche come “Settanta”, “La Rivoluzione”, “Riusciresti Tu…”, “Il Terzo Re”, “Maialini” alternate ad introspezioni armoniche come “Sessolosapesse” e “C.P.C.A”. Un disco ben riuscito e personale, dicevamo, ben orchestrato. Forse il punto di forza di questo meccanismo è il fatto che Johnny DalBasso sia una One-Man-Band (chitarra/batteria/armonica/voce)? Gli è bastato avere le idee chiare per proporre un lavoro intelligente ed organico, strutturato e non dispersivo? L’alchimia di un buon disco, è ovvio, non ha schemi così semplici. Tanto più che le dieci tracce, undici nella versione digitale, registrate presso il Key-lab Studio di Giugliano di Napoli (NA), devono comunque fare i conti con importanti collaborazioni. Il polistrumentista partenopeo combatte infatti “la solitudine” della modalità “One-Man-Band” ospitando nel suo lavoro importanti musicisti della scena italiana. Di fatto non saprei cosa rende questo disco così speciale, ma la parola d’ordine è sicuramente “naturalezza”.

Abbiamo avuto l’occasione di rivolgere qualche domanda proprio a Johnny, per chiarire le curiosità sorte dall’ascolto di questo album.

Dafenproject: Ciao Johnny. Come è nato questo progetto musicale che stai portando avanti? Un progressivo avvicinamento al polistrumentismo come sperimentazione, oppure da subito avevi le competenze e la voglia di suonare come una One-Man-Band?

JDB: Sono un musicista autodidatta e questo, che può sembrare un limite, mi ha permesso di scardinare dei preconcetti legati principalmente a come si suona tecnicamente uno strumento. Mi ha sempre affascinato la semplicità del tempo “battere-levare” e la potenza sprigionata da un semplice accordo di chitarra elettrica, una volta trovato il suono giusto. Unire queste due cose e ricercare la monoliticità del colpo, se così si può dire,  è stato il punto di partenza del mio progetto… un inizio naif! L’idea di mettere su una one man band l’ho sempre avuta, pur suonando da sempre anche con altri musicisti e militando in varie band.

Dafenproject: JDB è un disco dalle sonorità evocative, ma non emulative. Più volte ascoltandolo mi sono venuti alla mente gruppi, artisti e soluzioni sonore del presente e del passato. Quali sono state le fonti di ispirazione di questo album e quale pensi sia il tuo contributo che lo ha reso appunto un “disco nuovo”, non emulativo? Come hai trasformato la “tradizione” in originalità?

JDB: Parlare di “nuovo” oggi sarebbe difficile, visto il grado di anzianità del Rock (splendido sessantenne) e le sperimentazioni succedutesi in questi anni riguardo a stili e sonorità. Da parte mia ho cercato di unire le mie radici blues e rock classiche con il punk dei primi anni e il beat italiano. Di sicuro gruppi come i Queens Of The Stone Age, White Stripes, Arctic Monkeys, parlando di suoni contemporanei, hanno influenzato molto la mia musica. L’originalità di questo disco per me risiede nel coraggio di non aver voluto creare un prodotto “dritto”,  con canzoni troppo simili tra loro e troppo facili da accostare; infatti se ascolti i dischi di molti one man band sono tutti uguali, con i microfoni “effetto megafono” e lo slide che non si ferma un attimo… non amo molto questo modo di fare musica.

Dafenproject: Sei riuscito a coniugare ritmi al cardiopalma con arpeggi introspettivi. Come è riuscito questo connubio di due stili sonori, che generalmente sono destinati a due tipi diversi di pubblico, nello stesso disco? Con questo eclettismo hai cercato di toccare corde nascoste negli ascoltatori o hai semplicemente risposto alla tua esigenza espressiva?

JDB: Credo che nel disco alcuni pezzi lenti e “pacati” risultino più forti, dal punto di vista delle argomentazioni e del linguaggio, rispetto a quelli più veloci e potenti. Questo disco mi piace pensarlo come una faccia sulla quale possono comparire milioni di espressioni, pur rimanendo la stessa; se ridessimo sempre o stessimo sempre incazzati sarebbe strano, non trovi?

Dafenproject: Ci racconti della strumentazione che utilizzi? L’hai realizzata tu stesso in parte, giusto?

JDB: Certo! Storia dettagliata eheh: la batteria l’ho comprata ad un prezzo ridicolo da un annuncio su internet circa due anni fa con l’idea di volere imparare lo strumento… cosa che poi ho fatto a modo mio; il rullante è stato avvitato su una base composta da due taglieri Ikea in modo da tenerlo dritto e poterci avvitare il pedale. Ultimamente ho incluso un ulteriore sonaglio a pedale, sempre auto-costruito, per momenti più soft. La chitarra che uso principalmente è una Danelectro pro 1, detta anche in America “chitarra dei Flintstones” vista la forma molto spigolosa… di certo non è il trionfo della bellezza, ma io la trovo fantastica.

Dafenproject: Con Marzia Stano (“UNA”) hai realizzato il bellissimo brano conclusivo di JDB. Ci vuoi parlare di questa traccia che ci ha particolarmente colpito, del significato che racchiude? Come è nata questa collaborazione con Marzia?

JDB: Credo sia un brano sulla speranza, sul fatto che le cose possono cambiare o restare uguali, le persone possono restare o partire, ma tu avrai sempre una strada da seguire, una nave da raggiungere… Ma per riuscirci ti devi tuffare e cominciare a nuotare. E poi c’è racchiusa in essa l’importanza e la potenza che c’è dietro  l’aiutare qualcuno, chiunque sia,  quando puoi, anche uno sconosciuto, senza chiedere nulla in cambio. La collaborazione con Marzia mi è stata proposta dal produttore del disco Giuseppe Fontanella (24 Grana) che ha avuto spesso a che fare artisticamente parlando con “UNA”. Io l’ho trovata fantastica e la sua voce ha dato un contributo forte alla riuscita del pezzo. Io non ci avrei mai pensato ad un “duetto”, ma il mio produttore ci ha visto lungo.

Dafenproject: Ascoltando “Riusciresti tu…” mi sono tornati in mente i Punkreas delle tracce più energiche. Sensazioni personali a parte, ci racconti qualcosa in più di questo brano? Cosa volevi raccontare con questa traccia?

JDB: Ogni singola persona è una luce a cui spesso non è permesso di brillare, dato che deve confrontarsi con la grandezza e la “luccicanza” vuoi di Dio o di coloro che credono di avere la ragione dalla loro parte. E’ una canzone se vogliamo sulla bellezza dell’errore e della ribellione verso la giustezza, non la giustizia, a tutti i costi.

Dafenproject: Grazie infinite!

Tracklist:
01 Settanta
02 La Rivoluzione
03 Riusciresti tu
04 Manna dal cielo
05 Spara
06 Lampi nel buio
07 Sessolosapesse
08 Il terzo re
09 Maialini
10 C.P.C.A

Da oggi e per una settimana il Dafenproject ospiterà in esclusiva un brano dell’album. Abbiamo scelto “Riusciresti tu”. Non ce ne vorranno i pacati cronici. Qui si urla e schitarra.

YOU TUBE  Ascolta “Riusciresti Tu”

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Credits: Nando Cotugno: basso acustico in “Spara” – Antonella Cerbone: basso in ”Il terzo Re” – Jonathan Maurano: batteria in “Maialini”, “Riusciresti tu”, “Lampi nel buio”, “Spara”, “Manna dal cielo”, “Il terzo Re”, “’Settanta” – Marzia Stano aka “Una”: voce in “C.P.C.A.” – Valentina Vacca: cori in “Sessolosapesse” e “Lampi nel buio” – Giuseppe Fontanella: Chitarra solista in “Lampi nel buio”, Synth in “Spara”.

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Autore: Emanuele Bazzaco