LIVE REPORT

FRANCESCO DI BELLA – BALLADS CAFÈ – @ ROOTZ, NAPOLI 27.12.14

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I tantissimi detrattori del progetto da solista di Ciccio Di Bella, accompagnato dalla chitarra di Fofo Bruno – Ballads Cafè -, si dividono in due gruppi: quelli che non lo hanno mai sentito dal vivo e quelli che confondono l’emozione con il sudore. Certo, i 24 Grana erano e resteranno per sempre uno dei migliori gruppi dell’underground italiano, ma ogni volta che prendo parte ad un concerto di Di Bella la sensazione è sempre la stessa: vorresti che cantasse all’infinito. E per un attimo, durante il concerto tenuto al Rootz di Napoli il 27/12, sembrava dovesse andare così: durante l’esecuzione di Luntano, ha ripetuto più volte, in loop, le strofe del citato brano ma il pubblico era preso così tanto, da non accorgersi di nulla e a continuare a viaggiare sulle note dello stessa traccia, che apre l’album Ghostwriter.

E dunque, detrattori e non, si deve riconoscere il lavoro di scomposizione attuato scientemente da un Di Bella senza dubbio più maturo. Non era facile cucirsi addosso, con abiti diversi, ancora una volta, brani che per chi segue da sempre i 24 Grana sono ormai considerati alla stregua dei classici, a tutti gli effetti. Penso a Kevlar, Stai mai ccà e Accireme solo per citarne alcuni. Ma la dimostrazione palese, che dietro la trasformazione di pezzi prevalentemente dub in una forma di folk di tipo estremamente intimistico, ci sia un lavoro accurato di arrangiamento e ancora di più di riarmonizzazione, per trovare la forma migliore ad ogni brano che diventa nuovo e non, quindi, il capriccio di un cantautore il cui ego ha superato la propria arte, è il brano di apertura del concerto Patrie galere. Preso da Loop del lontano 1997, Ciccio trova il bandolo della matassa e dipana il brano, non lo stravolge ma crea un ordine che lo distingue completamente dalla versione originaria e non gli dà modo più di ingarbugliarsi con lo stesso. Ed è ciò che compie con ogni brano che riprone in questo bellissimo concerto (ma già in tutto il progetto Ballads compreso di album), che più che un concerto sembra un incontro con i fan più stretti, quasi come regalo di Natale.

Seguono Kanzone su Londra e Nel Metaverso e dopo queste due perle della discografia dei 24 Grana, L’Attenzione in questa nuova versione regala un brivido sconosciuto prima, riqualificando un pezzo che sicuramente era già apprezzato ma l’intensità e la forza che ci mette Di Bella ora, sembrano trasportarlo ad un livello più alto e con lui tutti i presenti, in estasi.

C’è spazio per Claudio Domestico (Gnut) che non è propriamente un ospite ma un amico. Domestico e Di Bella si dividono le strofe di Credevo male, senza dubbio uno dei migliori brani della produzione del cantautore e chitarrista napoletano. Si torna ai brani di Francesco, Canto pe nun suffrì è uno dei grandi successi e sul palco raggiunge i tre già presenti anche Dario Sansone (Foja).

Arriva uno dei brani più famosi, Kevlar, ma anche a mio dire uno di quelli che forse nel restiling ha perso qualcosina invece di guadagnare. Era già perfetta così, ma è sempre un piacere ascoltarla e cantarla anche in questa nuova versione. Dopo Lacreme c’è ancora spazio per tutti sul palco. Questa volta è una cover e si pesca nella musica popolare: Brigante se more. Ciò che contraddistingue Di Bella e pochi altri autori, è che quando realizza una cover è sempre originale nel plasmare il brano sulle proprie corde e non si smentisce nemmeno su questo pezzo, fatto e rifatto in tutte le salse.

Segue poi Le abitudini, un pezzo decisamente più intimo che viene fuori da quel capolavoro che è Metaversus, sicuramente manna dal cielo per gli appassionati. Fa da seguito su super classico come Accireme e qui Fracesco va letteralmente a “risciacquare i panni in Arno” donando al famoso brano una nuova freschezza anche grazie all’accompagnamento della fisarmonica.

E’ il momento, poi, del duetto con Sansone. Questo, a differenza che con Domestico, è già collaudato e inciso nel secondo album dei Foja: Donna Maria è la storia di una donna che anche se anziana, chiede alla vita o ad un uomo amato nel passato, di regalarle ancora un momento “pe s’arrecreà”.

Dopo La Costanza e Luntano di cui ho già detto, si ripesca di nuovo in Loop prima con l’onirica Introdub seguita da un salto nella più antica tradizione napoletana con Lu Cardillo che si fa risalire ad un anonimo del ‘700 ma possiamo anche dire che l’autore vero di questo mai tramontato testo per quanto mi riguarda potrebbe essere stato lo stesso Di Bella in una reincarnazione di se stesso.

Pochi minuti di pausa e poi c’è il super finale introdotto dal momento solenne di Francesco e Fofo che è rappresentato da Carcere. Il testo della canzone, adornato dal trasporto del pubblico, lo rende ancora emozionante a distanza di anni e di versioni.

Dopo una inedita versione, forse la prima volta dal vivo, di Tammuriata nera è il momento per dare inizio alla festa: ritornano Claudio e Dario sul palco che insieme a Ciccio e Fofo danno il via al gran finale. Preziosa la collaborazione del frontman dei Foja su L’alba che già di suo non risparmia qualche brivido. “Forse è co fuoco che tiene ca c’hanne abbruciate, si te lieve o sfizije e cantà nun te vendico cchiù” sembra apposta scritta per la sua interpretazione e la sua voce.

Chiudono Turnamme a casa e Stai mai ccà che non hanno bisogno di commenti con il pubblico che può finalmente scaricare il carico di emozioni accumulato durante tutto lo spettacolo che si è rivelato di una intensità unica.

Se ci fosse qui Jep Gambardella sicuramente non gli saprei spiegare cosa diavolo sono le vibrazioni, ma probabilmente lo inviterei a partecipare ad un live di Francesco Di Bella e Fofo Bruno perché so per certo che quelle che si provano lì, portano quel nome.

Autore: Antonio Pistone