LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA LIVE @ SMAV, CASERTA 26.02.2015

ph. Clara Alfano

“Questo viaggio porta un po’ più lontano”. Sì, devo parlare del concerto di Brondi con Dragogna alla chitarra e al sudore, ma lo voglio raccontare partendo dalle emozioni, dalle suggestioni e dai sogni dei miei compagni di viaggio. Perché ogni volta che ci sono loro, il concerto ha un sapore diverso. E lo voglio raccontare partendo dal post-concerto, quando, fermi nel parcheggio dello SMAV, ci siamo vomitati le buone intenzioni, e finiti il pessimo vino che non ci avevano permesso di portare all’interno.
Michele è quello che è venuto al concerto per scoprire qualcosa di nuovo. Conosce poche canzoni, ma Vasco lo accontenta subito: ha aperto il concerto con la sua preferita, Macbeth nella nebbia e il giorno dopo l’ha già pubblicata su Facebook.
Claudio C. è mio fedele compagno di concerti, ma questo è il suo preferito. Lo aspettava da tempo e voleva ascoltare I Sonic Youth. Desiderio non esaudito, però conviene con me che Anidride carbonica è sempre una delle migliori e ha sudato e saltato come un forsennato quando è partita Ti vendi bene.


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Toni è quello che ha portato il vino ed è super carico. A metà concerto lo si vede lanciare il suo zaino tra la folla e tra le lampadine del locale, come fa sempre, quando i concerti portano l’adrenalina a sfondare il soffitto. Canta a squarciagola Quando tornerai dall’estero e si dimena tra la folla per raggiungere il sottopalco, quando parte I destini generali.
Dario lo perdiamo quasi subito, si ritrova con noi alla fine. Mi dice che la cover degli Afterhours, Verità che ricordavo, ha spaccato di brutto. Non posso che essere d’accordo ma anche Curami degli immancabili CCCP ha fatto la sua porca figura.
Claudio D. è venuto da Capua, non conosceva per nulla Le Luci della centrale elettrica ma si è lasciato andare come conviene e poi un bis del genere, non può non emozionarti.
Il bis. Aspettiamo tutti insieme, abbracciati, Le ragazze stanno bene che Brondi esegue in modo magistrale riuscendo ad unire in un grande abbraccio un pubblico eterogeneo che fino a quel momento era diviso tra chi avrebbe voluto pogare, chi filmava e chi piangeva.
Per combattere l’acne è ancora più penetrante. La canta da una vita, l’ha proposta in tutte le salse ma quella in cui la bagna stasera ha un sapore diverso. “Farò rifare l’asfalto per quando tornerai” è un coro che accomuna tutta la sala, ma ognuno in quel momento ci mette dentro un sentimento diverso, una evocazione diversa, una speranza diversa. E’ questa la grandezza della produzione brondiana: le immagini che mette in musica, sono un input, scatole vuote che chi ascolta, può riempire a proprio piacimento; con lo stesso impulso, tutti i presenti hanno dato vita ad un viaggio emozionale completamente diverso.
E tra la critica alla versione live di Un bar sulla via lattea, i complimenti a Dragogna, che ha buttato l’anima su quella chitarra, e i selfie sbagliati, il parcheggio del club di Santa Maria ci ha regalato altre due storie: una coppia di ragazzi che si avvicina con fare furtivo per chiederci dove poter trovare dell’eroina e l’idea di Michele di partire tutti insieme per la volta di Genova, con chitarre, vino e frittate per il Supernova e per visitare una buona volta la città di De Andrè, all’insegna della musica, del calcio e del mare.
Cosa c’entra questo Brondi? Non c’entra, però c’entra. Perché anche questa è una di quelle tante scatole vuote che ci ha regalato Le Luci della Centrale Elettrica e noi le abbiamo riempite così.


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Photo Credits: Clara Alfano

ph. Clara Alfano
ph. Clara Alfano
ph. Clara Alfano
ph. Clara Alfano

Autore: Antonio Pistone
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