LIVE REPORT, RECENSIONI

BERGAMO FILM MEETING / TERZA SERATA

Pienone per la terza proiezione serale del Bergamo Film Meeting, dopo la serata di inaugurazione del 6 Marzo e la prima serata ufficiale del festival Sabato 7 Marzo.
La programmazione dell’8 Marzo ha attirato un vasto numero di cinefili che hanno occupato tutte le poltroncine blu dell’Auditorium di Piazza della Libertà, dotato di 400 posti.
La scaletta della serata è inaugurata da “Dobrá rada / The good advice”, cortometraggio del ceco Pavel Koutský, considerato uno dei più grandi maestri del cinema d’animazione contemporaneo. Il corto di 4’ senza dialoghi ipotizza una vendetta degli animali sull’uomo carnefice, siano essi ricercatori, macellai o cacciatori. Una breve e pungente satira dal messaggio chiaro e diretto: il rispetto verso gli animali.


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Alle 20.40, dopo un breve intervento del regista Düzgünoğlu, è stato trasmesso “Neden Tarkovski Olamıyorum / Why Can’t I Be Tarkovsy?” realizzato appunto dal regista turco Murat Düzgünoğlu. Il film racconta di Bahadir, un aspirante regista cinematografico 35enne che per vivere realizza film televisivi ispirati a canzoni folk turche. Il suo più grande sogno sarebbe quello di realizzare un film come Tarkovskij, senza pensare al mercato cinematografico o alle critiche di altri operatori del settore.
In mezzo ci sono le difficoltà quotidiane: la cura dei genitori anziani e soli, la convivenza con coinquilini non impeccabili e il rapporto con la fidanzata Yoca. L’unica certezza che ha Bahadir è la frustrazione che emerge soprattutto nel corso dei set dei film televisivi o nella ricerca di un produttore per il suo primo lungometraggio. In risalto il rapporto con Hasan, un anziano scrittore che è per Bahadir fonte di ispirazione per la sua peculiare relazione pura con la vita, a cui il regista aspira. Ben evidenziato nel film il rapporto tra coloro che inseguono i propri sogni convivendo con il costante senso di fallimento e coloro che hanno rapidamente successo e consenso da parte del pubblico.
Un atteggiamento mentale depressivo che sa di autocommiserazione ma che aiuta a nutrire il senso di indignazione e aumenta l’ambizione. Eccezionale l’interpretazione dell’attore protagonista Tansu Biçer, che interpreta alla perfezione il ruolo del regista in perenne conflitto con se stesso costretto ad affrontare, tra sogni e vocazioni, una vita faticosa e stressante.
Strepitosa la fotografia e la scenografia rispettivamente a cura di Serdar Güz e Osman Özcan. 87’ scorrevoli, nonostante i temi trattati e la continua caratterizzazione dello stato d’animo del protagonista.
Ottimo lavoro per Murat Düzgünoğlu, giunto con “Why Can’t I Be Tarkovsy?” al suo secondo lungometraggio.


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Autrice: Martina Marzano
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