INTERVISTA / LE CENERI E I MONOMI

A proposito di nuova leva indipendente, è il momento di intervistare un gruppo veramente interessante di Bologna, “Le Ceneri E I Monomi” che se non conoscete, Vi presentiamo molto volentieri.

Ciao Ragazzi, mi piace quasi sempre esordire con la stessa domanda, un po’ per rompere il ghiaccio, un po’ per capire qualcosa in più del gruppo che mi trovo davanti. Non farò eccezione. C’è una storia particolare legata alla formazione del gruppo e alla scelta del nome? Quali le coincidenze e le volontà di tirar su un progetto insieme e dargli questo particolarissimo nome?

Le Ceneri e i Monomi prendono forma in un inverno di qualche anno fa. Un Luca e un’Irene appena adolescenti decisero di iniziare a fare trasmissione radio in streaming su internet, e per divertirsi incominciano anche a cantare cover di canzoni che ascoltavano al tempo, voce e chitarra.
La cosa ci è lentamente sfuggita di mano, e dopo qualche piccola metamorfosi siamo diventati quello che siamo ora; Nicolò, Irene, Luca e Andrea, quattro ragazzi che suonano assieme divertendosi e cercando di rendere le cose sempre nuove e interessanti.
La questione del nome è invece più complessa, almeno all’apparenza. Ci piace tanto giocare con le parole e a forza di farlo ci siamo accorti che le prime lettere del nome e del cognome della nostra Irene, lette al contrario, formano la parola “Ceneri” (Irene C.).
Abbiamo così voluto allungare questo nome – rendendolo abbastanza difficile da ricordare – con un’altra cosa che potesse essere letta al contrario; “I Monomi”, perché era musicale, suonava nostro!


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La Sciarpa EP è il vostro primo lavoro ufficiale, ma non il primo della vostra personalissima storia. A che punto pensate di essere arrivati in termini di limatura del sound e dell’intreccio testuale? C’è qualcosa che pensate vi manchi ancora nel quadro complessivo? Su cosa state concentrando i vostri sforzi di miglioramento o in generale i vostri interessi?

Spero non arriveremo mai a dire che il nostro sound sia perfetto e non manchi di nulla, quel giorno probabilmente smetteremo di fare musica.
E’ sempre molto difficile capire che strada intraprendere quando si scrive un disco, tuttavia crediamo sia evidente un progressivo miglioramento nell’impatto sonoro delle nostre canzoni. Quando abbiamo iniziato eravamo completamente allo sbaraglio, non aveva cura di cose che col tempo abbiamo capito essere molto importanti per il sound di un disco.
Cosa ci manca? Qualcuno dice la maturità, qualcuno dice il groove, forse entrambe le cose, chissà; abbiamo ancora un mare di strada da fare, in ogni caso i nostri futuri lavori saranno sicuramente più curati sotto entrambi questi aspetti.

Vi hanno descritto in tre parole con “freschezza della gioventù” e si può concordare che i vostri lavori siano intrisi di immagini cariche di aspettative, positiva ingenuità e conservino un inestinguibile germe di malinconica speranza nel futuro. Pensate che il disagio, il “sentirsi fuori posto”, adolescenziale possa essere una sensazione permanente o sentite di perdere progressivamente questo aspetto? Quali cambiamenti di aspettative, tematiche, domande vi stanno attraversando? ”Io so solo parlare dei cazzi miei e come pare a me, la mia voce non sarà mai abbastanza voce” cederà ai massimi sistemi o resterete al centro della vostra indagine musicale?

Non per forza, secondo noi, le immagini di solitudine dei nostri brani sono qualcosa di vissuto negativamente. Forse proprio in questo ultimo EP il fraintendimento di questo ‘‘mood’’ nostalgico ha fatto sì che i testi fossero visti da angolazioni diverse da quelle che noi volevamo trasmettere.
Sicuramente abbiamo sempre teso a evocare situazioni malinconiche, che però in molti casi poi si risolvono in ricerca di spensieratezza e leggerezza, come il ‘‘finiremo anche noi ma non è poi la fine del mondo’’. Avere l’età che abbiamo ci ha influenzato moltissimo ovviamente, e sicuramente continuerà a farlo: qualsiasi cambiamento nelle nostre vite influenza anche minimamente il nostro modo di scrivere. Magari le tematiche cambieranno assieme alla nostra età!
Noi siamo ancora piccoli, musicalmente e non solo, ma questo non deve spingere l’ascoltatore a sentire le nostre canzoni immaginandoci troppo giovani, o non ancora maturi.

Quale brano sentite particolarmente vostro? C’è una traccia che può essere considerata il manifesto programmatico de Le Ceneri e i Monomi?

Da artista è sempre difficile rispondere a questa domanda, ognuno di noi ha una canzone che preferisce più delle altre ma forse quella che più di tutte ci ha dato soddisfazione è Irene in D Maggiore, per l’unione della musica elettronica e acustica, per l’unione delle due voci, per la carica che ha ma anche per la grande delicatezza.

Qual è stato il vostro approccio alla dimensione live? Ci sono stati dei momenti spartiacque che vi hanno segnato? Quali sensazioni vi regala l’esibizione dal vivo?

Suonare su un palco è sempre la cosa più bella che ci possa essere nel fare musica, è il momento in cui esci dal tuo nido, la saletta prove, e ti confronti con tante persone, ognuna delle quali avrà da dirti una cosa diversa! Di concerti belli ne abbiamo fatti, ma ogni volta, quando si suona fuori o davanti ai nostri amici, è sempre una festa.
Tra live più emozionanti ricordiamo quello prima de Lo Stato Sociale, durante la festa del primo maggio del 2014 dove c’era una piazza intera ad ascoltarci, e il nostro ultimo release party, prima di Maria Antonietta, al Covo Club, una serata perfetta.

Ritenete di essere cresciuti in un contesto ed una città particolarmente ricettiva alla cultura musicale giovanile e che concede ottimi spazi espressivi o constatate che si potrebbe fare molto meglio per accrescere le possibilità di esibirsi delle band anche a Bologna?

A Bologna e in Italia non è facile suonare, questo lo sappiamo tutti, tuttavia la nostra è una bellissima realtà in cui crescere, dal punto di vista culturale e soprattutto quello musicale.
Se apri un po’ gli occhi e ti guardi intorno puoi sempre trovare stimoli interessanti e mai banali.
Bologna che non si assuefà alla routine della cultura pop, ma sempre di più lascia sempre un grande spazio alla cultura underground in tutte le sue sfaccettature, questo è bellissimo e molto stimolante.

A quali progetti state lavorando e cosa bolle in pentola?

Aspettavamo questa domanda!
Tra qualche settimana uscirà il secondo, e ultimo, singolo estratto dal nostro EP: La Sciarpa.
Per il resto, durante questo lunghissimo inverno di apparente silenzio, abbiamo scritto il nostro disco, il primo vero lavoro completo.
Non vi diciamo niente in più, ma se aspettate ancora qualche mese la vostra pazienza sarà ricompensata!

Grazie mille ragazzi.


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Autore: Emanuele Bazzaco
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