LA TEMPESTA SOTTERRANEA (ATTO I) @ CSO PEDRO, PADOVA – 9 MAGGIO 2015

Ancora mi scorre nelle vene l’adrenalina che mi ha travolto sabato 9 maggio, al C.So Pedro di Padova, durante l’atto 1 de La Tempesta Sotterranea.

Arrivo verso le 21.00 e immediatamente mi immergo nella frizzante atmosfera pre live assieme al numeroso pubblico in trepidante attesa.

Mentre gli Universal Sex Arena finiscono il sound check, mi addentro in quella che da fuori è una vecchia fabbrica, ma che una volta all’interno diventa una bellissima sala concerti con tanto di suggestivo soppalco in legno che permette di vedere dall’alto entrambi i palchi.

I Sotterranei Blue Shoes Strings danno il via alla Tempesta dal palco più piccolo. Questi quattro ragazzi hanno il blues nel cuore, l’energia si fa sentire e il giovane pubblico inizia a ballare. Una raffica di riff rythm blues dà il via ad una frenetica esibizione.

Ci sono momenti in cui mi riportano ai Led Zeppellin di “Four sticks” e altri in cui mi ricordano gli Anthrax di “I’am a man“. I ragazzi ci sanno fare su questo non c’è dubbio, le parole prendono vita grazie alle immagini che il cantante crea muovendosi fluidamente sul palco.

 

Neanche il tempo di riprendersi che si parte subito sull‘altro palco, Universal Sex Arena on stage. Una scossa di adrenalina tribale arriva al pubblico immediatamente. Partono con The Ghost Town tratta dall’ultimo album Romancitysmin cui i suoni si fondono come in una danza sud africana.

Seconda in scaletta, Brian Ferry, tratta invece da Women Will Be Girls, dove la voce del cantante e tutta la sua frenesia si trasportano sul pubblico e tutto si trasforma, in un’immagine di colori e di spiagge hawaiane. In alcuni momenti mi ritrovo in questo fantastico mondo caleidoscopico per poi esser catapultata in mezzo alle calle spagnole.

Resto davvero impressionata dal modo in cui uniscono queste due immagini in un unico suono. In tutto il live si alternano brani dai due album. Con Take my shirt off il concerto si fa ancora più caldo di quanto non lo fosse già, un misto di ritmi brasiliani uniti da uno stooner si fanno più vivi quando il cantante decide di saltare giù dal palco e ballare in mezzo al pubblico.

Non poteva esserci conclusione migliore con Raw Rag che racchiude l’essenza di questo gruppo affascinante.

 

Dopo l’Universal Sex Arena immersion, con ancora i ritmi psichedelici spagnoli in corpo,  mi sposto dai ragazzi dei Sotterranei. I Gramlines sono pronti a partire con il loro stooner elegante.

Ritmi graffiati e riff velocissimi creano immagini aride e  desertiche , che lanciano il pubblico delle prime file in un folle pogo. Torridi e ruggenti al punto giusto sono i diversi  pezzi suonati tratti da Coyote loro ultimo Ep.

Il pubblico in fibrillazione al suono di The Thrill of The Breakdown e di The Bone si lancia in un moshpit degno di questo nome, per quanto lo spazio possa concederlo.

 

Esco impolverata dalla sabbia del deserto e finisco sotto il main stage per sentire Il Pan Del Diavolo, l’ultimo tempestoso concerto.

Immancabile l’impregnate potenza delle loro chitarre, i due siciliani sono carichissimi e inevitabilmente dopo trenta secondi fanno muovere tutto il pubblico.

Forte la  sintonia che lega i due artisti. Dopo quella che sembra essere una sfida a chi suona più velocemente, si sintonizzano e le due  chitarre si uniscono in un unico suono. FolkRockaBoom è di una potenza estrema che tuona al C.So di Pedro portandosi dietro la quiete.

 

Cosa dire dopo essere usciti da una Tempesta Sotterranea del genere, non si può fare altro che aspettare di esserne travolti da un’altra ancora più impetuosa.

 

Autrice: Beatrice Dusi

 

Copyright: Eshelle Ciulla

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Guarda anche le foto del concerto di: Levante – Neverland Festival (Bloom) – Il Pan del Diavolo 


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