NON CI RESTA CHE RIDERE / ETRUSCHI FROM LAKOTA (RECENSIONE + LIVE 25.04.15 FLOG)

Quando aspetti una cosa per tanto tempo, il più delle volte finisce che le tue aspettative si alzano così tanto che poi alla fine ne rimani deluso. L’attesa dell’ultimo disco degli Etruschi From Lakota è stata piena di aspettative sin dalla prima volta che ho sentito dal vivo il loro inedito Cornflakes, suonato nel corso del loro precedente tour, tanto che ero già innamorata di quello che stavano mettendo in cantiere per il successivo disco.

“Non ci resta che ridere”, uscito il 26 Gennaio per Phonarchia Dischi con la produzione artistica di Nicola Baronti, non è sicuramente un disco deludente ma è anzi un disco che si scava perfettamente un posto nella quotidianità delle persone.

Nelle undici tracce dell’album è racchiuso tutto quello che possiamo affrontare nel nostro vivere giornaliero. Si passa dal lavoro nei campi che ci ricorda di essere uomini in quanto tali al contadino che sfugge una società dedita al consumismo, dalla religione con le sue opere di salvezza, dal cercare di essere qualcos’altro ma sbattere sempre contro noi stessi, dallo scambio tra la vita e la morte al senso di appartenenza alla propria terra. Il tutto è raccontato alla maniera ironica (a “presa di culo”) tipica dei toscani attraverso la visione di personaggi caratteristici dello spazio rurale o di figure religiose quali Abramo, intercalate da cori che invece vogliono ricordare i canti degli indiani adattandosi perfettamente al nome stesso della band che unisce fieramente gli Etruschi della Toscana con i Lakota di Toro seduto. Ed è proprio Toro seduto che troviamo “chiesto in cambio dei texani” nella canzone che dà il nome all’album e che è anche un chiaro riferimento, sempre per riportare alla luce la connessione toscani-indiani, del film di Benigni&Troisi “Non ci resta che piangere” dove i due protagonisti, tornati indietro nel tempo, decidono di fermare la partenza di Cristoforo Colombo per impedirgli di scoprire l’America con tutto ciò che ne consegue.

In questo disco si trova di tutto, si parte da una base rock acustica che si intreccia a sonorità country, folk e blues, accompagnandosi con canti e cori, linee di banjo, violini, mandolini, percussioni e giri di armonica. Il tutto è agro-dolcemente accompagnato dalla voce di Dario Canal che si adegua perfettamente al ritmo e ai toni di ogni canzone che interpreta.


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Tutte queste sonorità rurali sono approdate durante la festa della liberazione a Firenze, ospitate all’interno dell’auditorium Flog. Verso le 23 gli Etruschi From Lakota salgono sul palco e nel giro di pochi minuti riescono subito a conquistare la maggior parte dei presenti con il loro carisma e la loro musica. Ogni brano viene magistralmente introdotto dal cantante Dario Canal che salta e balla come un pazzo su e giù per il palco contrapponendosi alla relativa calma “apparente” dei suoi colleghi. L’esibizione ha spaziato tra le nuove leve e i vecchi classici del precedente album “I nuovi mostri” riproposti in chiave totalmente nuova con una rivisitazione sia musicale che interpretativa: nota positivissima per chi quei brani ormai li conosce a memoria!

Verso mezzanotte hanno passato il testimone ai colleghi del Pan del Diavolo che hanno portato sul palco della Flog il loro “FolkRockaBoom” tour. Il duo siciliano, formato da Pietro Alessandro Alosi (chitarra, grancassa e voce) e Gianluca Bartolo (chitarra e voce), ha sin da subito fatto scatenare il pubblico del poggetto facendolo ballare, sudare e cantare fra abbracci e salti generali. Nonostante si tratti “soltanto” di due persone, la loro presenza scenica è davvero impressionante e riescono sorprendentemente a mantenere vivo il grande spazio del palco coinvolgendo il pubblico e intervallando canzoni tratte da tutti i tre i loro dischi: “Sono all’osso”, “Piombo polvere e carbone” e “FolkRockaBoom”. La serata si è conclusa sulle note de “I fiori” suonata in mezzo al pubblico della Flog.


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Autore: Iolanda Cacozza
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