FOREST SUMMER FEST 2015 – FORESTO SPARSO (BG) – 28 GIUGNO 2015

Era un periodo difficile. (*)

Il MiAmi era finito da 20 lunghissimi giorni (**). A Milano fioccavano i concerti, ma neanche la migliore serata poteva essere paragonata all’atmosfera magica che hanno i festival. Il nostro compagno di tenda aveva comprato il libro di poesie di Dente (***). L’estate continuava a nascondersi dietro a nuvole, venti e piogge.

Poi è arrivato il Forest Summer Fest.

Essendo io irrimediabilmente cittadina di indole e di abitudine, temevo che un festival in un paese di montagna non avrebbe potuto regalarmi chissà quali emozioni. E invece mi è piaciuto davvero tanto, tutto: gli artisti che si sono esibiti, le buonissime birre di Foresto, l’organizzazione, l’atmosfera, la musica, il panorama, le persone. Una vera rivelazione.

La giornata di sabato era andata benissimo, ed avevo grandi aspettative per la domenica, il cui programma prevedeva i gruppi dell’etichetta indipendente Woodworm: Johhny Mox, Giovanni Truppi, i Fratelli Calafuria, Paolo Benvegnù, Appino ed i Fast Animals And Slow Kids.

Il pomeriggio domenicale inizia con Johnny Mox, artista difficile da classificare, che nonostante il sole ancora alto ed il caldo riesce a farci muovere tutti tra voce, sintetizzatore, pedali e la sua immancabile tecnica del beatbox. Un live divertente e saltellante: intorno a me tante persone annuiscono soddisfatte. Verso il finale ci regala una piccola lezione della sua arte: e così tutto il pubblico si trova a ripetere frasi come “il pusher in ciabatte”, che vengono registrate per creare insieme a lui un pezzo di beatbox, per poi chiudere con il brano “oh, reverend”, portandosi sicuramente a casa un bel numero di fan in più.

I due palchi del Forest consentono all’organizzazione di non avere momenti morti tra un concerto e l’altro, perciò dopo 5 minuti stiamo già ascoltando il concerto successivo: è il momento di Giovanni Truppi, che se lo dice da solo: “Stai andando bene, Giovanni”, ed è davvero così. Oltre ai partecipanti del festival, intere famiglie e comitive di amici si fermano ad ascoltarlo, e tra il primo e l’ultimo brano si crea una vera e propria folla di persone che chiede insistentemente al cantautore napoletano di continuare a suonare ancora e ancora. Me compresa: sono una grande fan di Giovanni Truppi, e sono rimasta piuttosto soddisfatta da questo live e dal grande consenso che sta guadagnando questo ragazzo. E, detto tra noi, “hai messo incinta una scema” fa ridere ogni volta come fosse la prima.

Passiamo tutti al palco dove stanno per suonare i Fatelli Calafuria. Mi hanno sempre incuriosito, ed avevo una gran voglia di sentirli live, soprattutto dopo i racconti di chi è cresciuto nella Milano degli anni 2000 che mi ha parlato dei loro numerosi concerti al Rock’n’Roll. Ora posso dirlo: dal vivo sono fortissimi. I testi particolari, con le loro strane associazioni di immagini e parole, e la musica rock/grunge si mixano perfettamente. Il concerto viene aperto con “house in affitto”, mentre sullo sfondo il sole se ne sta andando in un fantastico tramonto rosa. La mezz’ora di concerto vola, ed alla fine siamo tutti soddisfatti e con la testa che è tornata negli anni ’90.

Ma il Forest non si ferma, e dopo pochi minuti siamo già tutti sotto l’altro palco in attesa di Paolo Benvegnù. Molto bello il suo live e, nonostante io non sia una sua accanita fan (mea culpa, lo riconosco), è stato davvero piacevole. Il bello del Forest Fest è anche questo: lo spazio è così ben organizzato che sotto al palco possono convivere senza problemi sia i fan accaniti che urlano e saltano che le persone che vogliono ascoltare tranquillamente, godendo di un ottima acustica. Leggermente defilata (perché di fan ce n’erano davvero tanti!), mi godo il concerto. Poetico e mai banale, Benvegnù riesce a catturare l’attenzione di tutti, tanto che alla chiusura del concerto con “cerchi nell’acqua”, emozionante come sempre, viene salutato con un lunghissimo scroscio di applausi.

Ci spostiamo al palco sottostante, dove sta per iniziare Appino. Nei pochi minuti di attesa inizio a chiedermi: come si sarà vestito oggi? Quali perle di saggezza ci lancerà stasera? Ed eccolo saltare sul palco carichissimo, appena uscito dagli anni ’70, con il suo gilet vintage ed una standing ovation della folla. Oh, ragazzi, parliamoci chiaro: Appino è fuori di testa, ed è la cosa che più amo in lui. Non dosa le parole, i gesti, i salti, il volume. Dai brani dell’ultimo album “grande raccordo animale” a pezzi come “che il lupo cattivo vegli su di te”, il suo live procede veloce, dinamico, in pieno contrasto con il significato dei testi, intervallato da qualche frase irriverente delle sue in un meraviglioso toscanaccio. Non poteva che chiudere con “La festa della liberazione”, cantata a squarciagola da tutti e seguita da ua vera e propria standing ovation.


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Ci spostiamo tutti al palco superiore. Lascio la borsa con i miei averi ad un amico, perché so già che dopo la frase “Salve a tutti, noi siamo i Fast Animals And Slow Kids e veniamo da Perugia” avrò giusto il tempo di dire addio all’integrità delle mie braccia e poi si scatenerà il delirio (****). Come si fa a raccontare un concerto dei FASK? Il pubblico più fedele ed accanito sa già cosa aspettarsi; loro, sul palco, non solo assecondano il pogo, le urla e i salti, ma sembrano volerlo gestire e fomentare, perché riconoscono che il ruolo del pubblico sia una parte fondamentale dello spettacolo. Già dalla ouverture si capisce che anche stasera sono in formissima, mentre qualcuno inizia già a pogare al primo accenno di batteria. Poi Aimone pronuncia la solita frase, e da quel momento parte un concerto a dir poco fenomenale. Questo ragazzo gestisce il palco come fosse casa sua, mentre noi tutti perdiamo la voce con Combattere per l’incertezza, Coperta, Troia… un susseguirsi di energia pura ed esaltazione collettiva, che viene interrotta, ad un certo punto, da un breve discorso. Una pausa che serve a malapena a riprendere fiato: mentre il frontman ripercorre la storia dal debutto dei FASK, sul palco sale (la mia memoria ha registrato un triplo salto carpiato, ma forse è solo frutto dell’adrenalina) Appino, che racconta del giorno in cui ha scoperto questi ragazzi. Poi insieme suonano, cantano, urlano e ballano “Andate tutti affanculo”, giusto per raschiare via quel poco di voce che ci rimane. Il tempo vola, al Forest, anche se il concerto dura da più di un’ora, e i FASK chiudono in bellezza con “a cosa ci serve”, per poi lasciarci a contare i lividi, ma sorridendo come degli idioti.

Potrei continuare per ore a raccontare, ma non renderei comunque l’idea di quanto sia FIGO il Forest Summer Fest, dell’altissima qualità musicale ed organizzariva, e del grande punto di riferimento che rappresenta l’etichetta woodworm nel panorama indipendente italiano.

Come nelle migliori favole, c’è sempre una morale: quando qualcosa è mosso da passione ed impegno, non può che essere un successo.

Come nelle migliori favole, purtroppo, c’è anche una chiusura. Ma l’anno prossimo saprò già che, a fine giugno, ci sarà un posto bellissimo in provincia di Bergamo pronto a regalarci tutto questo.

Fine. (*****)

(*) cit. I Ministri, Balla quello che c’è.

(**) Sto cercando i finanziamenti per creare un gruppo di ascolto per curare la depressione post-MiAmi festival, una patologia che colpisce mediamente la metà dei partecipanti e che può causare apatia nei giorni immediatamente successivi, pensieri negativi quali “non vivrò mai più un weekend così bello”, ribrezzo nei confronti degli altri eventi musicali, etc. Ma grazie al Forest adesso so che è possibile uscirne.

(***) Senza nulla togliere al caro amico Dente, il suddetto libro può essere causa di disagio ed imbarazzo se la sua lettura viene condivisa con altre persone.

(****) NOTA: nel pomeriggio ho provato a chiedere ad Aimone se per caso fosse possibile non rompersi le costole ad un loro concerto. Mi ha risposto “non è possibile”. Onesto.

(*****) cit. Dente, Favole per bambini molto stanchi.

 


Consulta anche: Agenda Concerti


Autore: Marzia Stancati
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