INTERVISTE

DIGRESSIONI DI TOMMASO PARADISO SU TUTTO CIÒ CHE È ESTATE E TUTTO CIÒ CHE È THEGIORNALISTI

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Sul punto più alto di Napoli, affacciati sul golfo con Capri in lontananza e una luna piena che illumina il tratto di cielo di fronte all’anfiteatro dove suonano, nella frescura di una notte di inizio estate con le lucciole che ti ronzano intorno… No, scherzo. Non è una poesia! Ha ragione Tommaso Paradiso a dire che per un concerto loro, tutto questo fa già mezzo live: è l’estetica italiana che cantano i Thegiornalisti. Ci aggiungi, poi, l’intensità che ci mette il gruppo nel coccolarsi in questo scenario da brividi, allora ecco che la frivolezza, la tipa da una botta e via, la leggerezza dell’estate, che il gruppo romano vuole raccontare, viene fuori tutta e ti si riversa addosso, riportandoti in quelle atmosfere, in quei colori. E dalla bella chiacchierata che ho avuto con Tommaso poco prima del concerto, sono venute fuori tutte queste cose e poi le ho riviste sul palco, anzi forse avvertite, percepite, con lui che mi sembrava molto più ispirato rispetto al concerto che vidi poco tempo prima a Pompei, anche grazie al maglione che faceva pendant con la chitarra. Carl Belz definisce il Kitsch come l’arte che ha superato i suoi stadi sperimentali e innovativi, una sorta di istituzionalizzazione dell’arte dotta, la raffina e la rende appetibile ad un pubblico che non può comprenderla nella sua forma originale. Ora se mi sentisse Nanni Moretti mi direbbe ‘Ma come parli? Le parole sono importanti’ e mi beccherei anche un ceffone con la diligenza del buon padre di famiglia, ma credo sia un ottima definizione per descrivere la band romana, soprattutto nell’ultimo album, e il lavoro di citazione e riproduzione dei loro ricordi d’infanzia: Dalla, Stadio, Venditti, i film romani, rivivono in ‘Fuoricampo’ e, anche se è fanno parte di un periodo già passato, come mi dice chi ha scritto queste canzoni, riportarle sul palco è sempre un’ esperienza nuova perché è il pubblico che le trasforma, diversamente in ogni live.


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Quello che ha permesso ai Thegiornalisti di ‘sfondare’ letteralmente, almeno nel panorama indie, è stato anche l’utilizzo di un tipo di suono che si era un po’ perso con la fine degli anni ’80, ma che rivive grazie alla genuinità degli stessi e che, le persone che partecipano ai loro live, hanno percepito e soprattutto recepito. Abbiamo fatto rivivere cose di cui si era persa la memoria ma avevamo sempre avuto dentro, mi dice. E’ quello che vuole fare un po’ tutto l’indie italiano, cercando di imporsi a scapito del mainstream più becero per riportare alla luce dei suoni che scalzino quelli a cui, non so perché, tutti si sono uniformati e tutti vogliono ascoltare. Prendi i The Stokes, registrano in analogico negli anni duemila e poi mettici che hanno dei ‘brani della madonna’ che sono riusciti a fare un rock pienamente anni ’60, oggi. A questo si aggiunge che devi impazzire già dal titolo delle canzoni, devi essere contemporaneo, perché altrimenti puoi anche scrivere il pezzo del secolo ma se lo chiami ‘Ciao Amore’ o ‘Malinconia’, nessuno se lo fila. Insomma, negli anni ’70 sembrava quasi che i cantautori facessero a gara a chi era più intellettuale e oggi tutti fanno a gara per produrre suoni sempre uguali, piatti. Poi c’è gente che ci crede ancora in questo modo di fare musica, si diverte e invade il palco alla fine del concerto, mentre chi il concerto lo sta facendo scende tra il pubblico per consumare il suo ‘rito promiscuo’. E allora prima di cantare, con il groppone in gola, quello che, sempre per Paradiso (e forse non solo per lui), è l’immancabile Fine dell’estate, visto che c’è ancora tempo per godercela, possiamo passarla su una barca (anche il gozzetto di due metri), con uno spaghetto a vongole e una bottiglia di Trebbiano e poi tutti a guardare ‘Sapore di mare’ o ‘Vacanze di Natale ‘83’ (quelli degli anni ’80 e della malinconia) e poi aspettare che esca il nuovo album che, invece, sarà un disco più duro, più grosso, più epico. Non perderà quella immediatezza dei precedenti ma sarà comunque più intenso, meno estivo. Parola di Paradiso. Noi ci fidiamo, nel frattempo ci godiamo la nostra storia estiva, pedalando a piedi scalzi e sporchi di sabbia.


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Autore: Antonio Pistone
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