RECENSIONI

AURORA – I CANI

Aurora” de I Cani ha fatto già discutere molto ancora prima di uscire. La scelta di lanciare ben tre “singoli” nel giro di poco tempo, più un altro brano per chi avesse acquistato in pre-order l’album, ha sicuramente dato modo di far accrescere la curiosità, tra tutti i fan, vecchi e nuovi, che si sono divisi tra quelli che hanno apprezzato il cambio di rotta e quelli che invece ne sono rimasti delusi.

Ad un primo ascolto, l’orecchio è subito rapito dal nuovo sound elettro-pop che coinvolge e trascina, da “Questo nostro grande amore” fino a “Sparire”, attraversa tutto l’album, con dei picchi in alcuni brani centrali (Protobodhisattva) che fanno da ponte, che comunque si presenta coerente e armonico, regalando una colonna portante al disco, un punto di riferimento. Una chiara e precisa scelta stilistica che, più che guardare ai suoi nostrani, ha un odore di internazionalismo che, probabilmente, mancava, nella scena indipendente, dai tempi di Catartica dei Marlene Kuntz.

La cosa che ha fatto più discutere, però, è il linguaggio, apparentemente nuovo, attraverso il quale Contessa racconta le sue storie. Un cambiamento che fa parte, però, della crescita dello stesso, sia artistica che ontologica, un cambiamento che ha portato lo stesso a uscire dalla propria cameretta e ad affrontare la realtà non più da dietro una finestra, che sia quella digitale o quella della stessa cameretta. Insomma, Door Selection o Hipsteria si scrivono in post-adolescenza inoltrata, a trent’anni hai ben altro da raccontare. E il buon Niccolò non perde la sua verve sarcastica, ma si appropria di un linguaggio rivoluzionario, tra economia e teorie delle stringhe, inserendosi in un sorta di neo-romanticismo dell’era digitale. Storie ordinarie e non, che si palesano nelle undici tracce di Aurora, sullo sfondo di una Economia della conoscenza, dove lo scambio di informazioni e di concetti prende il sopravvento su quello dei sentimenti e delle emozioni, sopraffatti , ormai, dall’ineguale distribuzione di capitali culturali.

La stessa funzione antropologica che ha avuto la società post-industriale sulla produzione di Canzoni da spiaggia deturpata di Vasco Brondi, in “Aurora” è il mondo virtuale che viaggia anni luce più veloce, rispetto a quello reale, che non riesce a stargli dietro, ma ci prova, inutilmente, annichilendo perfino la bellezza e la profondità dei rapporti umani. Nichilismo che viene fuori pian piano, mentre scorrono i brani, fino al duo Finire/Sparire che proietta l’enormità dell’universo fin dentro le viscere della paura più recondita dell’uomo Contessa che, messo di fronte ad una apocalisse galattica, spazza via le preoccupazioni futili, raccontate nei brani precedenti, sopraffatto ormai dalla più grande delle paure umane: un brivido lucido e nero come seta.

01. Questo nostro grande amore
02. Non finirà
03. Baby Soldato
04. Il posto più freddo che c’è
05. Protodhisattva
06. Aurora
07. Una cosa stupida
08. Calabi-Yau
09. Ultimo mondo
10. Finire
11. Sparire

Guarda anche:Il Branco – Bunuel– I CANI

 

Consulta anche: Agenda Concerti


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