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SUBSONICA @ Auditorium Popolare – Cosenza, 23 Gennaio 2016

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E’ freddo il pomeriggio del 23 Gennaio a Cosenza. La neve di pochi giorni prima non si è del tutto sciolta, non da per tutto. La temperatura è di pochi gradi sopra lo zero e nella saletta del centro sociale Rialzo, attigua all’Auditorium Popolare, ci sono Max Casacci con Samuel Romano e Boosta visibilmente infreddoliti. La conferenza stampa che stanno tenendo all’interno dello spazio autogestito, e che precede di qualche ora l’inizio del loro live in città, può sembrare un evento banale ai più; tuttavia non lo è affatto e per almeno due motivi, quelli che (almeno per me) sono sembrati i più evidenti e degni di nota.

Il primo di questi è che, forse per la prima volta, stampa e tv entrano all’interno del Rialzo ed in qualche modo lo presentano alla collettività dal di dentro. Gli stessi Subsonica rimarcando il loro affetto verso gli spazi autogestiti e le realtà, come quella, radicate nel territorio, di fatto rendono a tutto lo spazio ed al collettivo che lo gestisce, finalmente, una legittimazione definitiva agli occhi della città, dei mezzi di comunicazione, delle istituzioni. Il Rialzo e l’Auditorium Popolare non possono più essere considerati un’entità indefinita agli occhi della gente, della politica, della società cittadina, ma una realtà ed un riferimento culturale e sociale divenuto importante, e non più solo ed esclusivamente per le persone che, con questa realtà, hanno in comune valori, lotte, speranze.

Il secondo motivo è dato dal faro che i torinesi puntano verso alcune delle battaglie sociali promosse dal collettivo che anima il Rialzo. Max Casacci rimarcherà anche durante il concerto la sua vicinanza ai temi della lotta per la casa, alla battaglia contro la discarica di Celico (finalmente qualcuno ne parla!), alla difficile situazione di Carlo Iannuzzi e soprattutto la questione dei diritti dei detenuti, scopo principale del concerto benefit in questione. Il debito di riconoscenza che un po’ tutte le band italiane emerse tra gli anni ’80 e ’90 hanno verso le realtà autogestite è un argomento che sta molto a cuore a Casacci (ne ha parlato spesso, recentemente, in molte occasioni tra cui uno speech tenuto a Lecce per il ciclo TEDx). L’importanza per il territorio delle realtà autogestite ritorna ad essere un argomento attuale dunque, e di questi tempi non è cosa da poco.

Lo spettacolo che i Subsonica stanno portando in giro, attraverso i club d’Italia ed in una dimensione dagli spazi ristretti che non li vedeva protagonisti ormai da qualche anno, ripercorre tutta la loro ormai ventennale carriera. E’ un po’ un ritornare agli inizi, dunque, sfruttando la dimensione raccolta di club e locali per riportare tutto a casa e fare il punto della situazione. I sette album della band vengono ripercorsi uno ad uno, in ordine cronologico, e da ognuno di essi verranno estrapolati tre brani. Categoricamente. Solo tre. O quasi…

Il freddo, nel frattempo, persiste e quando alla sera si aprono i cancelli dell’Auditorium Popolare c’è già una piccola folla infreddolita che si ammassa nelle prime file. L’afflusso di gente non accenna a diminuire; il concerto è sold-out e tanta gente è rimasta in strada alla disperata ricerca di un biglietto. Vengono da tutte le parti della Calabria, ma anche da più lontano, e sono davvero tanti. Di più sono quelli che il biglietto sono riusciti a comprarlo in tempo, ritrovandosi tra le mani uno dei milleduecento ticket in circolazione. Un piccolo cimelio.

Alle 23:00 Flavia Lisotti e suo fratello, che l’accompagna alla chitarra acustica, sono appena scesi dal palco. E’ toccato a loro riscaldare gli animi con un cantautorato infarcito di folk dai testi impegnati. Flavia ha un piccolo seguito di fan che la acclamano e la canzone Federico, dedicata alla memoria di Federico Aldrovandi, colpisce molti anche tra il pubblico.

La gente nella sala è talmente tanta che si fa fatica a muoversi. Si sta spalla a spalla ed anche solo avvicinarsi al bar per bere qualcosa sarà un’impresa ardua per tutta la serata. Il mio ruolino personale conterà una serie indefinita di spintoni, piedi pestati, cocktails rovesciati addosso, sigarette ciccate sui piedi, vicini più avvezzi alle discoteche che ai concerti (ergo tamarri molesti) che staranno per lo più a controllarsi facebook, finanche una gomitata sopra lo sterno deliberatamente inferta da una signora sulla cinquantina che, quasi a fine concerto, pensava di essere in mezzo ai suoi parenti (evidentemente) e per farsi spazio credeva fosse necessario essere maleducati e violenti. Lo ammetto, tutto questo non mi ha fatto godere fino in fondo il concerto perché non sono riuscito a guardare il palco ed ascoltare la musica per più di 30 secondi di fila (non scherzo) senza venire distratto da una delle cose di cui sopra. Ed è stato un vero peccato perché lo spettacolo che i torinesi hanno “regalato” a Cosenza è stato davvero degno di nota.

Quando in sala si spengono le luci il loop in sottofondo è un patchwork di voci tratte dai telegiornali: raccontano alcune delle notizie salienti che hanno caratterizzato il 1996. Il fondale dietro al palco vede quattro grandi schermi led illuminati con sequenze astratte che accompagneranno splendidamente tutto lo show e che scandiranno gli anni di uscita dei dischi della band. Le voci dai TG sfumano ed i quattro schermi segnano una data: 1997. La band sale sul palco tra le urla e le braccia alzate della moltitudine di spettatori, così accompagnato da una leggera base di pad Samuel Romano poggia il suo mojito sullo sgabello accanto al microfono ed inizia a cantare Come Se seguito in coro da quasi 1500 persone.

Per quanto riguarda il primo omonimo album ci muoveremo tutti, come un’unica grande onda, anche sulle note di Istantanee e di Cose che non ho. Poi arriva il 1999 e tutto l’Auditorium salta al ritmo di Sonde,  Aurora Sogna e Colpo Di Pistola. I brani scorrono serrati intervallati solo da una breve introduzione ad ogni salto nel nuovo disco. Nel 2002 uscì Amorematico e da qui i Subsonica pescano per prima Albascura. Con Dentro Ai Miei Vuoti per la prima volta si ondeggia dolcemente in un concerto che per la maggior parte sarà caratterizzato da beat veloci, fisicità, salti e singalong. Salti che ricominciano subito con Gente Tranquilla, Corpo A Corpo e Abitudine.

E’ mezzanotte ed i Subsonica hanno già snocciolato un’ora esatta di musica. Prima di tornare dietro le quinte per una pausa arriva uno degli assi nella manica, di quelli che riconosci perché tutto ciò che vedi guardando il palco è una marea di telefonini intenti a fare video (ad onor del vero i telefonini hanno monopolizzato la maggior parte dello spettacolo rivelandosi una vera e propria piaga sociale che affligge ormai i concerti) invece che godersi l’esecuzione dal vivo di Incantevole.

Dopo aver contibuito loro malgrado a rimpinguare l’archivio di YouTube, Boosta e soci si prendono pochi minuti di pausa. Il primo a tornare sul palco è Casacci che ringrazia il collettivo del Rialzo, parla di discariche abusive, dell’importanza delle lotte sociali che travalicano le ideologie. Alcuni astanti accanto a me si lamentano del “comizio” ed allora dentro la mia testa collego un po’ tutto: i monclaire lucidi, i tacchi alti, le borse vuitton, l’incapacità di gustarsi uno spettacolo dal vivo, la necessità di filtrare per forza tutto attraverso uno schermo di uno smartphone, lo scollamento con la realtà e la vita sociale della mia generazione e di quelle che sono venute dopo.

Casacci parla di come nel 2007 sia successo quasi nulla di significativo e della loro esigenza di esprimere i loro sentimenti, quell’anno, nei confronti di una guerra da poco ravvivata da petrolio ed economia. Ricordano Gino Strada come il personaggio che per loro, più di chiunque altro, in quel periodo ha saputo dare un volto positivo all’Italia. Imbracciano di nuovo gli strumenti e suonano Ali Scure, Il Centro Della Fiamma e Veleno.

Io nel frattempo ho cambiato posto tre volte nella speranza di trovare un angolo dal quale godermi pacificamente lo spettacolo. Non ci sono riuscito neppure quando alla fine mi sono piazzato quasi davanti alla porta d’ingresso. Lo sbalzo termico tra dentro e fuori è inquantificabile. Un vento gelido mi fa a fette i piedi mentre Samuel paga tributo ad una band senza la quale tutto il rock alternativo italiano dagli anni ’80 in poi (parole sue) non sarebbe esistito. Io Sto Bene dei CCCP manda in delirio la sala e tutti la conoscono a memoria. Il dramma è che in molti (i monclaire di prima per esempio, ma anche tanta gente normale) non ne capiscono il senso, la metafora, cantandola quasi come un inno alla passività quando invece è tutt’altro.

Il diluvio parte quasi subito sulla scia della cover appena conclusa e lascia a sua volta spazio a Benzina Ogoshi  e poi al secondo asso nella manica della serata. Stessa situazione di prima ed orizzonte monopolizzato da telefoni che riprendono telefoni che riprendono telefoni che riprendono i Subsonica mentre suonano Istrice. Il pezzo lo cantano praticamente tutti, ma in pochi lo vedono, anche quelli come me che vorrebbero sono circondati da un muro di braccia alzate e mani illuminate al led.

Traghettati nel 2011 i suoni si fanno più dubstep, l’elettronica più pesante, i loop prendono il sopravvento e si salta tantissimo sul trittico I Cerchi Degli Alberi, Specchio e soprattutto Lazzaro. La scaletta sarebbe conclusa, si era detto tre pezzi da ogni disco. Se non fosse che un concerto dei Subsonica dove non c’è Tutti I Miei Sbagli non sarebbe un concerto da ricordare. Delirio per il terzo asso nella manica poi tutti a casa tra scrosci di mani e urla.

Rimango pochi minuti fuori dalla sala e guardo la folla fluire come un grande fiume. C’era davvero tanta tanta gente. I Subsonica hanno suonato un concerto da manuale. L’audio era a dir poco perfetto. La scenografia perfettamente mescolata con il mood della serata. La gente si è divertita tantissimo. E’ mancato qualche brano che molti attendevano, è vero, (Liberi Tutti, Disco Labirinto, Nuvole Rapide, Nuova Ossessione, per citarne alcune) ma sono comunque state due ore e pochi spiccioli assolutamente intense, corpose e tiratissime.

I Subsonica si dimostrano ancora una volta una delle band più importanti del panorama pop italiano nel senso più ampio del termine. Hanno costruito un suono con una struttura solida e complessa e riconoscibilissimo. Dal vivo sono un disco: impeccabili, sincronici, quasi meccanizzati.  Mettono in scena da vent’anni uno spettacolo trascinante, roboante, in cui nessuno riesce mai a stare fermo senza muoversi, ballare, saltare. I ragazzi dell’Auditorium Popolare hanno organizzato un evento degno di nota, con una eco mediatica notevole che avrà una coda lunga. C’è bisogno di questo in città: condividere spazi più spesso, sottolineare che la dignità umana non può essere lasciata indietro, c’è bisogno di interesse per il sociale attraverso il quale passa inevitabilmente il miglioramento del benessere cittadino.

Non mi resta che tornare a casa pensando che da stasera Cosenza è una città fredda ed umida, ma sicuramente più bella.

Autore: Antonio Serra

Fotografia: Sonia Golemme

Sonia Golemme Photographer 

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