LIVE REPORT, PHOTO REPORT

INVERNO FEST @COVO CLUB (BO) – 29/30 GENNAIO 2016

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La cosa buffa è che io all’Inverno Fest non ci dovevo andare.
Poi però ho visto che ci suonavano gli Altro, ormai una rarità, ed è così che mi son ritrovata sull’ennesimo regionale con direzione Bologna.
Direi che ho fatto la scelta giusta.

Venerdì 29 Gennaio – Giorno 1

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Ad aprire le danze un set acustico di Brace nella penombra, illuminato unicamente da lucine che fanno ripensare al Natale e creano un’atmosfera intima e raccolta che ben si sposa con le canzoni. Brace ci regala anche ben tre inediti incastonati tra classici come Casa Vuota, Braccia e Lattaio.

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8E’ il turno di Tight Eye, con la magnetica Giulia Bonometti che languida e malinconica ci canta il suo vintage sad pop. Per lei niente chitarra, solo batteria, basso e synth/tastiere. Per alcuni minuti non ci si sente nemmeno più Bologna ma in Inghilterra, se non nello spazio e la sua performance live, non so perché, mi ha fatto pensare a quei Live on the moon di Lykke Li.

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Poi tocca a Giungla, vestita total black, capelli lunghissimi le incorniciano il volto, beat potenti e chitarra elettrica. Dalla voce graffiante con tanta grinta e quella sana rabbia dei giuovani, nonostante qualche problema tecnico ci snocciola una dopo l’altra le sue canzoni dal ritmo coinvolgente.18

Con i Laser Geyser arriva il rock’n’roll made in Bolowood, cantano sia il chitarrista che il batterista, la cosa mi fa pensare a Phil Collins e mi piace. Di recente si è aggiunto alla formazione il bassista, Robbi, che ha suonato anche con i Forty Winks e vedendoli live si vede la forte amicizia che lega tutti e tre.

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Si chiude con i Lay Llamas, intro che ci porta nella foresta, volti con pitture tribali, flauti e sonorità interessanti quasi ancestrali, con influenze 70s e brani principalmente strumentali del loro afro/space/funk/psych/free-form che ti fan muovere la testa magari annebbiata appena dall’alcool e la stanchezza.

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Degno finale di serata.

Sabato 30 gennaio – Giorno 2

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Il secondo giorno si comincia live acustico di Setti, artista a me completamente sconosciuto. Stesse lucine natalizie, stessa bella atmosfera della sera prima. Lui ci avvisa di essere un po’ agitato (come scrive le sue magliette home-made) ma se la cava bene con le sue canzoni malinconiche/nostalgiche di tempi felici e complicati. Scopro poi essere sua la mitica Tu Sei Kiwi E Lui E’ Banana sentita fino ad allora solo da Brace. In un brano lo accompagna il cantante degli Smash, che si improvvisa percussionista picchiando a tempo con due bacchette di plastica su una sbarra di metallo del locale.

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Poi l’alternative- rock degli Smash, ci fanno sentire il loro nuovo album uscito a fine 2015 “Happy Disease”. Di loro mi son ritrovata per caso la scaletta in mano e sono stati perfetti per movimentare un po’ le acque.

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Ed ecco gli Any Other, per puro caso mi son ritrovata a seguirli dagli inizi, quando ad agosto non era ancora uscito l’album, suonarono al Tafuzzy Days e di loro avevo trovato solo un video live di 5.47 PM, poi li avevo rivisti all’Ohibò di Milano, ma è stata in questa data al Covo che li ho ascoltati per davvero e apprezzati molto di più di quanto già facevo.

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Testi sulla crescita personale, sull’abbandono dell’adolescenza, dialoghi interiori dove ci si può ritrovare senza problemi, tutti scritti dalla chitarra e voce del gruppo Adele Nigro, accompagnata alla batteria da Erica e al basso da Juju. Insomma tre baldi giovini con molto talento che ora vanno pure in tour in Europa.

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Ora parliamo degli Holiday Inn. Il giorno prima mi era capitato con il cantante degli His Clancyness, che stava al banchetto del merch, e lui me ne aveva parlato entusiasta, descrivendomeli come molto particolari, da non perdere. La cosa mi aveva incuriosita e non me li sono affatto persa. Praticamente sono solo in due, ma bastano e avanzano. Bob Junior a synth/tastier/beat/cose elettroniche e alla voce Gabor/Gabriele che è un vero e proprio animale da palco, sfoggia diti medi, occhiate accigliate, quasi spiritate, in un attimo te lo ritrovi sdraiato a terra e quello dopo nascosto dietro la casa che ci urla/narra storie come quelle di Edward Mordrake che pur di non sentire più le cattiverie della testa sulla sua nuca si uccise. Forte coinvolgimento col pubblico, d’un tratto Gabor inizia a distribuire volantini con la doppia faccia di Edward e il testo della canzone, poi sfoggia un cartellone uguale. Ipnotici e coinvolgenti. Da vedere live assolutamente.

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Proprio quello che ci serviva prima dell’ultimo gruppo del festival: gli Altro.

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Alla voce e chitarra Baronciani. Visti senza apprezzarli a un festival estivo della Tempesta (quello in cui a piovuto così tanto che si son fulminate Le luci della centrale elettrica e non han suonato). Sono una bellezza da vedere, con il bassista snodabile che anela verso il pubblico, il batterista che pesta bello serrato, la voce di Ale che ci squarcia tutti. Iniziano i poghi e le richieste come “Gattini”. Le esci, non le esci. Se le esci facciamo una canzone? Scambio di battute tra band e la folla. Si urlano titoli di canzoni e le canzoni stesse. Bis di Nome e bis di catarsi.55

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E complimenti direi.

 

Extras:

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Jonathan Clancy                                        Meet me in the bathroom con Nancy e Giulia (Tight Eye)

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Maglia da sessione invernale di Setti    Fanciullo che si allaccia la scarpa durante gli Altro (oliosutela)

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Saluti dal Covo.

Parole e foto di: Esel Ciulla

https://www.facebook.com/Eselchefafoto/

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