INTERVISTE

L’immobilità, l’attesa e la speranza: le “cronache da un assedio” de l’Ipotesi di Aspen

“Cronache da un assedio” , in uscita il 18 marzo  è il nuovo lavoro de L’ipotesi di Aspen, band romana caratterizzata da un sound certamente rock molto radicato alla scena italiana degli ultimi anni e  allo stesso tempo vicino alle derive più creative degli anni settanta.

Marcello Ravesi (voce, chitarra elettrica e acustica),

Marco Pescetelli (organo, sintetizzatori, voce),

Dario Pimpolari (basso),

Gianpaolo Battaglia (batteria)

Domanda di rito: quando nasce la band?

Marcello: L’ipotesi di Aspen nasce sul finire degli anni ’90 nella cantina di Gianpaolo, metri 3×3 prima che l’insonorizzazione si mangiasse alcuni preziosi centimetri. Da allora il gruppo ha subìto diverse metamorfosi.
Marco: Io suonavo faccia al muro e tu col piatto di Gianpaolo nell’orecchio!
Gianpaolo: L’attuale formazione si è configurata una decina di anni fa. Da allora abbiamo cercato di trovare e affinare la nostra voce originale, attraverso la ricerca, lo studio, la composizione, e molti concerti che ci hanno portato a presentare la nostra musica in tanti luoghi d’Italia. Come un albero, come quell’aspen a cui alludiamo nel nostro nome, L’ipotesi di Aspen ha dunque radici affondate nel terreno da molto tempo, ma è in costante rinnovamento.

«L’assedio di cui cantiamo è una separazione tra un dentro e un fuori, un conflitto in cui non sappiamo chi/cosa è dentro e chi/cosa è fuori. Si tratta di una percezione. Da questa percezione si parte alla ricerca di una serie di componenti, di tratti minimi, di particolari». Parlatemi di questo “assedio”.

Marcello: L’assedio che raccontiamo è l’immobilità, l’attesa e la speranza; la fatica di vivere per mancanza di punti di riferimento; la solitudine di chi può collegarsi sempre e dovunque con tutti, ma che poi in realtà deve accontentarsi di rapporti effimeri.
Marco: Un’attesa interrotta dall’assalto all’arma bianca da parte delle persone che ci circondano, anche quelle che ci amano. Ognuno di noi assedia il prossimo con le sue gelosie, le sue insicurezze prevaricanti, ed a sua volta è assediato. Le cronache sono la nostra volontà e tentativo di raccontare questo stato di assedio, da testimoni, ma al tempo stesso anche vittime e carnefici.

Un termine al giorno per conoscerci, un termine a testa per conoscervi. Ditemi un termine a testa che vi caratterizza.

Gianpaolo: Una domanda difficile e stimolante: la parola che mi viene in mente oggi è macchia. Una boscaglia fatta di tante piante diverse, tipiche e radicate nel loro territorio. Un luogo di resistenza. Ma anche uno spazio occupato da un colore diverso rispetto a quello che c’è intorno: apparentemente un guasto, ma anche qualcosa che aggiunge al suo ambiente – almeno mi piacerebbe – varietà, eclettismo, versatilità.
Marco: Notte: Silenzio, pensieri e sigarette.
Dario: Improvvisazione: nella vita, nei rapporti, nella musica… improvvisare rimanendo sì fedeli al contesto che ci circonda ma mettendoci sempre e comunque la propria visione e il proprio “tocco”.
Marcello: Ora mi sovviene broccolo romanesco, perché è un nome umile, dimesso, persino grossolano, che sembra non corrispondere all’organismo che denota (scientificamente – e più nobilmente – la Brassica oleracea var. italica); che ha una struttura molto complessa, con le caratteristiche dei frattali, e ha anche un qualcosa di surreale e inquietante (sembra uscita fuori da un’opera di Max Ernst) … ma poi si mangia.

Il video del singolo Iconoclasta ha anticipato l’uscita del vostro album. Video caratterizzato da toni scuri, una donna fatta a pezzi, una donna che ricompone i propri pezzi. Cosa significa per voi?

Marco: Già è difficile andare d’accordo con sé stessi, pensa ad avere un altro “sé” artificiale col quale dover fare i conti. Che palle! Meglio provare ad accettarsi e ogni tanto ridere di noi stessi.
Marcello: Per me significa che c’è poco da ridere, eheh. A parte gli scherzi, credo che oggi per galleggiare in una «società liquida» (per usare la nota categoria di Zygmunt Bauman), si tenda sempre più ad aggrapparsi alle icone della virtualità, innovative ed appaganti all’apparenza, fatiscenti e infide nella sostanza: insomma, il modo migliore per affondare.

Una frase che riassuma ogni singola traccia del nuovo album.

Iconoclasta.  Se per sopravvivere emotivamente puoi evitare di costruirti protesi mentali … evita.
Frenesie sul nero. «La luce degli sguardi è brace permanente negli occhi della gente».La terapia. È un percorso di autoguarigione attraverso il camminare.
Orlo scuro. Pensieri liberati formulati fumando e bevendo vino dopo un’esperienza di sesso sorprendente e vasocostrittiva.
Metropolica. Zang Tumb Tumb … tam-tuuumb …  pluff plaff … flic flac zing zing sciaaack … croooc-craaac … buuum cing ciak … ciaciaciaciaciaak.
La brutta fortuna. «Sono le scorciatoie e i contorti cammini del nostro sforzo quelli che ci modificano  e finiamo per credere che sia il destino, finiamo per vedere tutta la nostra vita alla luce di ciò che è accaduto per ultimo o di ciò che è più recente, come se il passato fosse stato soltanto preparativi e lo stessimo capendo man mano che si allontana da noi, e lo capissimo del tutto alla fine» (Javier Marías, Nera schiena del tempo).
Melancolia. «Gli uomini provano impressione del sangue, per questo fanno la guerra, cercano di scongiurarne il terrore. Le donne no, devono vedere scorrere il proprio a ogni cambio di luna» (Luther Blisset, Q).
Frammenti. «Qualcuno che parla dentro di sé, amorosamente, di fronte all’altro (l’oggetto amato), il quale invece non parla» (Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso).
Tempintesta. È il tempo della musica, che ti prende su e ti porta in un mondo parallelo, e ti salva.
A tiro. «Un colpo solo è una vita, la vita intera in un colpo».
IV Egloga (20 luglio 2001). La canzone è motivata dai fatti del G8 di Genova. Al tempo del repressore, alla sua ferocia stolida, si oppone una speranza ostinata e laica.
Merli in bocca. «È un po’ come trovarsi con un merlo in bocca, da una parte fischia che l’aria schiocca felice, dall’altra ti caca in gola, e l’anima ci resta male amara e sola».

Progetti per il futuro. Tour di promozione in vista?

Marcello: Molti progetti. Per quanto riguarda la promozione di Cronache da un assedio, il 21 Aprile ci sarà la presentazione romana del disco al Sinister Noise, altre apparizioni su Roma (Maratona il 10 aprile, letture, ecc..), e poi da settembre via con i club e con la lavorazione del nuovo album, anzi dei nuovi album. L’assedio è una fase di stallo: finché dura non ci si può muovere più di tanto. I nostri progetti discografici successivi sono quindi dei movimenti verticali, verso il basso e verso l’alto. Sono già in cantiere, infatti, un Batisfera, per andare in profondità abbandonando la superficie, e un Mongolfiera, per assecondare la leggerezza liberandosi dal peso.

L’artista che vi ha portato a essere il musicista che siete

Marco: Japan… ma anche Kate Bush… ma anche Brian Eno… ma anche…
Gianpaolo: Penso agli Area, per l’energia e l’impegno; ai King Crimson, per la ricerca timbrica e ritmica; e a Giuseppe Verdi, per il suo insuperabile talento teatrale, per il suo straordinario cucire insieme la musica e le parole.
Marcello: Eh, qui si apre un mondo, che va da Guillaume de Machaut a Paolo Conte, da Gesualdo da Venosa a Neil Young. Forse potrei citare un paio di “occasioni”. Seguendo Francesco De Gregori ho cominciato a frequentare il Folkstudio (storico e rimpianto locale romano), a scrivere canzoni e ad esibirmi davanti al suo pubblico. L’altra occasione è l’amore per i King Crimson, che mi ha fatto venire la voglia di far parte di un gruppo elettrico … e possibilmente elettrogeno.
Dario: Cercando di farla breve, anzi brevissima, i Pink Floyd. Sicuramente se i miei non mi avessero portato al loro ultimo concerto (pur senza Waters) nel ‘94, la mia vita sarebbe stata sicuramente un’altra. Del resto a 11 anni assistere ad un tale spettacolo non può lasciarti indifferente. Per il resto i Pearl Jam, De Andrè, i Radiohead… insomma non credo ci siano righe a sufficienza, ecco…

Come vi vedete tra 10 anni?

Gianpaolo: Ingrigiti, spero non troppo…
Marcello: Ma io gia lo sono! Ahahah.
Gianpaolo: … comunque vivi, e combattivi. Soprattutto, pieni di cose nuove da dire.
Marco: Sempre qui a piegare l’aria.
Dario: … a piegare l’aria ma anche ad alzare il gomito (ed il volume)… eheheh.
Marcello: Be’ sicuramente avremo tutti dieci anelli concentrici in più oltre la corteccia, e più memoria.

 

Autrice: Simona Luchini

 

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