MARLON WILLIAMS – MARLON WILLIAMS

L’universo della musica country ha una nuova giovane stella: si chiama Marlon Williams, ha venticinque anni e viene insospettabilmente dalla Nuova Zelanda. Il suo eponimo album di debutto, edito nella primavera del 2015 per la sola Oceania, ha riscosso un tale successo in patria che la Dead Oceans ha deciso di riproporlo come merita, rilasciandolo su scala internazionale lo scorso 19 febbraio.

A questo primo lavoro da solista Marlon arriva tutt’altro che impreparato in materia: a soli diciassette anni fonda il gruppo folk The Unfaithful Ways, mentre tra il 2011 e il 2014 scrive ben tre dischi a quattro mani con Delaney Davidson, apprezzato countryman locale (Sad But True volumi 1, 2 e 3): tutta esperienza investita  in un album intenso e coinvolgente, che quando serve non ha paura di attingere dal vasto repertorio di musica popolare da cui il folk e il country da sempre si alimentano.

L’acclamata Hello Miss Lonesome apre le danze con autorevolezza: chitarre e violini animano un pezzo indiavolato, da scazzottata al saloon, in cui Marlon esibisce una abilità canora incredibile per pulizia, controllo e sustain; c’è da dire che il disco nel suo complesso non sarà così aggressivo, ma il brano cattura assai bene l’attenzione. Dark Child, accorato necrologio scritto da un padre per il figlio ribelle, procede mestamente e per l’occorrenza la voce si fa grave e composta, malinconica e cupa senza perdere tenerezza. È la prima conferma di trovarsi al cospetto di un grande interprete, capace di dare forma vocale alle più disparate emozioni umane: ulteriore riprova di ciò è data da I’m Lost Without You, serenata pop che Teddy Randazzo scrisse nel 1964 e che Williams svecchia senza tradirne le intenzioni, cantando tutta la sofferenza di un corteggiatore e affidandosi al sottofondo d’archi per condire un arrangiamento che ricorda la musica leggera a stelle e strisce. Silent Passage è un’altra citazione celebre, un omaggio al capolavoro di Bob Carpenter inciso nel 1974 e pubblicato postumo soltanto un paio d’anni fa, qui rivisitato in chiave country con tanto di slide guitars e controcanti a più voci. Un vedovo lasciato solo in una casa troppo grande è il protagonista della suggestiva Strange Things, dove il tema del soprannaturale è trattato con ironia e genialità tra sussurri spettrali e sviolinate sinistre come spifferi notturni. When I Was a Young Girl è invece una ballad su una girl gone bad, un classico della musica folk che nel tempo ha assunto nomi differenti ed è stato presentato in differenti forme da un gran numero di artisti (Nina Simone e Feist, giusto per citarne qualcuno); la versione che ascoltiamo è però più simile a quella di Cass Elliot, essenziale nel suo arpeggio ruvido e drammatica, anche se la voce di Williams sa qui essere ben più struggente, enfatica, sul finale dilata i tempi fin quasi all’esasperazione: tocca quindi a Everyone’s Got Something to Say raccogliere i resti di questa tragedia e ricomporli in una coda piacevole e spensierata.

Un disco romantico, emozionante, in cui il nuovo siede comodamente al fianco della tradizione popolare; ed è un complimento non da poco se fatto in relazione a un genere che guarda al proprio retaggio culturale con orgoglio e consapevolezza. Un esordio splendido, grazie a cui Marlon Williams entra nel mondo del country dalla porta principale.

Marlon Williams – Marlon Williams (2016), Dead Oceans

Tracklist:

1. Hello Miss Lonesome

2. After All

3. Dark Child

4. I’m Lost Without You

5. Lonely Side of Her

6. Silent Passage

7. Strange Things

8. When I Was a Young Girl

9. Everyone’s Got Something to Say

Autore: Francesco Verrone

 

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