VERANO, il nuovo progetto di Anna Viganò

Anna è quella persona che quando incontri la prima volta, ti stringe la mano con la sicurezza che vorresti trovare in ogni persona e che quando incontri per la seconda volta, ti regala quel sorriso e quel tocco sulla spalla che ti fa sentire a casa.
Verano è un album di cinque brani.
Cinque, come le dita di una mano.
Mano, che ti carezza e ti accompagna in un viaggio di diciassette minuti.
Chi fa un viaggio rischia di arrivare” – lo leggo in Pinocchio, lo capisco ora.
Sono le 8,03 e il mio treno è in ritardo.
Dieci minuti dopo sarò sul treno, non ci sarà posto per me e neanche spazio per i libri dell’università che ho nello zaino.
Deciderò di ascoltare Verano e inizierò il vero viaggio.
Si possono fare diecimila miglia senza per questo aver viaggiato; si può fare una passeggiata, e la passeggiata può diventare quella fessura, essere viaggio“. Lo dice Manganelli in La Favola Pitagorica e lo dico io, oggi, ora, che sto facendo un viaggio – nel viaggio.
I protagonisti sono i miei occhi nascosti dagli occhiali da sole, la voce di Anna e le sue parole.
Anche Anna ama Milano. Ama il suo cielo, i suoi difetti e il suo vivere frenetico.
Le parole di questo disco sono pesate. Non sono lasciate al caso: raccontano storie.
Mi affascinano Ginger e Fred; immagino gli anni 80 e immagino loro  che cercano la normalità , aspettando di finire le parole – per poi dirsi addio.
Ma quanta pace non avere te, stiamo bene anche da soli. Sono felice di sapere che sono lontano da te
Chissà di chi parla, chissà cosa si prova ad essere lontani da qualcuno – e non solo, ad essere felici di questo.
Io non lo so cos’è la felicità, ma so cos’è la stima perché la provo ora, nei confronti di Anna.
Perché Verano non è solo un progetto, Verano è un nuovo capitolo.
Finalmente è lei, per davvero; in prima linea – per noi.
Lei che ho visto con gli Intercity e con L’officina della Camomilla.
Lei che accorciava la distanza con le dita nella mano e che rimaneva nella luce ferma sullo stesso piano.
Riduceva la speranza ad arrivare fino a zero (ma l’assenza non guarisce mai davvero).
Lei che mette la passione in ogni cosa che fa con l’umiltà di chi si è guadagnato ciò che possiede.
Scendo dal treno e osservo Milano, il suo cielo.
È strano guardarlo ora, perché realizzo quello che ho appena ascoltato: è fatto di elettronica.
Io la felicità non la cercherò nei libri sacri ma la cercherò dentro la musica.
Io la felicità non so se la troverò, aspetterò l’estate per staccare dai ritmi frenetici.
Estate, che altrove si dice Verano, è la speranza che tutto cambi.
Quindi, Verano, non ridurre la speranza, fino ad arrivare a zero.
Incastraci sopra un altro zero e sbattili per terra.
Forma un infinito e punta a quello.

 

 

Autrice: Mary Del Vecchio

 

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 – DANIELE SILVESTRII CANI

 

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