27/05/16 Ilaria Pastore “il faro la tempesta la quiete” @ Maite di Bergamo

Il Maite, per chi non lo conosce (come chi vi scrive, ndr), è un piccolo gioiello poco nascosto vicino allo struscio in città alta a Bergamo. Un circolo Arci come ci si aspetta che siano i circoli Arci: raccolto, familiare e con un sacco di gentilezza e allegria in giro.
In questo quadro s’inserisce il festival Calligrafie una kermesse tutta rosa (“Tre donne, Tre ragazze, Ed un posto magico”, scrive Hashtag., organizzatore dell’evento), dove sono state scelte con somma cura e maestria, tre artiste di grande spessore.

Quando Ilaria Pastore, Cantastorie (come ama definirsi), sale sul palco capisci immediatamente che non sarà la serata che ti aspettavi.
Milanese di nascita (ma pugliese di origine), classe 1980, Ilaria Pastore occupa il palco non tanto fisicamente, ma con un carisma e una simpatia che stenti riescano ad essere contenute in una figura sì tanto esile.
I brani, quasi tutti tratti da Il faro la tempesta la quiete, l’ultimo disco, si susseguono non con lo stesso ordine del disco, ma si adeguano al mood della serata.
Un concerto “chitarra e voce” che ti entra nell’anima, nel cuore, e non ti lascia uguale a prima. Come racconta Ilaria Pastore, questo concerto ti cambia dentro, come un interruttore, un clic, che ti rende cosciente del fatto che stai cambiando, o che comunque – una volta finito il concerto – tu non sarai più quello di prima. Perché, con un sorriso sulle labbra e tanti applausi meritatissimi, Ilaria Pastore ti ha fatto riflettere sulla tua vita, sulle tue relazioni e sul tempo (come in “Polaroid”).
A livello musicale le melodie sono accoglienti, densamente emozionali, mentre gli arrangiamenti lavorano sui brani con quel piglio d’artigiano frutto di lunghe riflessioni sulle scelte da compiere ma anche di improvvisazioni dell’ultimo momento, che lasciano al pubblico la sensazione di un lavoro artigianale di alta qualità.

Foto: Michele Quartucci

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