“Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è”: 30 anni di Afterhours

di Antonio Bastanza

Mi piace osservare la gente che con me partecipa a un concerto, le loro piccole abitudini, i loro rituali, come
vivono l’attesa, talvolta snervante in verità, dell’inizio del concerto. Per questo, una volta in mano il
biglietto mi perdo con lo sguardo a destra e sinistra a guardare visi, cercando non facce conosciute, in
fondo sono lontano da casa la maggior parte delle volte che vado a vedere qualche band un pelo più
interessante di quelle che in genere bazzicano dalle mie parti, ma qualcosa che attragga la mia attenzione.
Entro quasi subito nella Cava del Sole di Matera, attratto dalla bellezza del posto, un anfiteatro naturale
formato dalle cave di tufo che si trovano tutto intorno e dalle quali venivano estratte le pietre usate per la
costruzione dei Sassi, seguendo un gruppo di ragazzi vestiti d’ordinanza con tshirt sdrucite dei precedenti
tour degli Afterhours, tutti più giovani di me, anche se una volta dentro sarà palese che l’età media del
pubblico non è poi così bassa. I milanesi continuano a non essere una band per babyindieminchia,
nonostante l’indubbia botta di ringiovanimento che il nuovo corso nazionalpopolare di Agnelli ha portato al
pubblico della band. Tutt’altro, un piccolo ma evidente numero di “signori e signore” apparentemente più
fan di Michele Zarrillo che non del giudice Cattivo di X-Factor, si sistema nella zona dei posti a sedere che è
posta nelle retrovie. Mi viene da pensare che siano stati attratti dal personaggio televisivo piuttosto che dal
cantante e dai suoi compagni, o che si trovino li per un motivo ben più importante ossia l’omaggio alla
giovane Francesca Divella, la cui fondazione ha fortemente voluto la data Materana del Tour. In ogni caso la
mia attenzione su di loro è nata e svanita nel breve giro di queste considerazioni. Il resto del pubblico è
invece esattamente quello che ho imparato a conoscere nelle mie precedenti esperienze ai concerti degli
After: ragazzi, giovani uomini e donne, splendidi quarantenni (categoria alla quale appartengo) e anche un
po’ più in là con gli anni.

Ascolto il vociare di chi mi sta attorno, con discrezione. Tra chi racconta della bellezza di questo o quel
concerto della band di Agnelli, e chi chiacchiera sul concerto del giorno prima, la data zero del tour estivo
2017 in cui la performance della band aveva lasciato decisamente parecchio a desiderare, e chi, infine,
ragiona su una scaletta che, a detta della stessa band, riserverà non poche sorprese.
L’ attesa, ragionevole rispetto agli standard a cui sono abituato e comunque tutto sommato comoda e
gradevole per lo spazio ampio e arieggiato e la facilità di potersi muovere agevolmente, verrà ampiamente
ripagata dalla tripletta iniziale.
Un concerto in cui un Agnelli, carico e perfezionista, inizia con “Strategie” “Male di miele” e
Rapace” non può che essere un concerto da cui aspettarsi fuochi d’artificio a più non posso, e, in
fin dei conti, non si può certo dire che non sarà così. “#30Afterhours” è un tour che nasce per
celebrare il trentennale dall’uscita del primo ep della band milanese e come tale si pone
completamente come una grande celebrazione per la band e i suoi fan. L’ossatura dei concerti è
legata ai grandi classici della band milanese, quelle canzoni che hanno segnato un’epoca del rock
italiano e che ancora oggi costituiscono dei punti di riferimento imprescindibili per chi decide di
cimentarsi con il rock in italiano.
Canzoni come “Voglio una pelle splendida”, “Ossigeno”, “La verità che ricordavo”, “1.9.9.6.”,
Bungee Jumping”, “Sulle labbra”, “Pelle” e l’immancabile “Quello che non c’è”, hanno trascinato
il pubblico, reattivo e attento come pochi, in quella che si è rivelata una vera e propria festa.
Per questo ampiamente giustificabile è la scelta di pescare, all’interno di una scaletta fiume con 31
pezzi, sia in album meno celebrati ma amati dalla band, come “I milanesi ammazzano il sabato”,
con “Riprendere Berlino”, forse il pezzo meno ispirato di tutta la storia degli Afterhours, “è solo
febbre” e “Tutto Domani”, che in quelli che hanno avuto una maggiore diffusione anche nel
pubblico mainstream come la Sanremese “Il paese è reale”, inframezzando con ricche escursioni
negli ultimi due lavori della band: “Padania” e “Folfiri o Folfox” e dai pezzi storicamente più
importanti e più suonati nel tempo degli altri album.
Ed era impensabile non aspettarsi qualche fuoco d’artificio, come ogni festa che si rispetti.
Una sorprendente “La sinfonia dei topi” unico inedito dell’epocale live “Siam tre piccoli porcellin
di inizio millennio, la presenza alla batteria del figliol prodigo Giorgio Prette, in alcune tra le hit
storiche della band, un Manuel Agnelli in Versione Iggy Pop su “ La verità che ricordavo” e una
travolgente, tiratissima, specie grazie alla incredibile performance di Fabio Rondanini, “Bye Bye
Bombay” che chiude alla stragrande un concerto dove gli Afterhours riscattano la data precedente,
con un Agnelli che palesemente soddisfatto urla al pubblico che “si stasera è andata
decisamente meglio”.


Sfolliamo tutti, soddisfatti e stanchi, in maniera ordinata e veloce, segno di un’organizzazione che
ha fatto in modo che tutto si svolgesse nella maniera più serena possibile, senza difficoltà per il
pubblico e senza creare inutile confusione come spesso accade anche in posti più importanti e
celebrati di questo. Nel guardare i volti dei ragazzi e delle ragazze che salgono sui bus navetta che li
riporteranno nel centro della cittadina lucana non posso far a meno di pensare che questa sera siamo
stati particolarmente fortunati: assistere a un bel concerto, in un bel posto, in mezzo a gente che si è
divertita e che non fa nulla per nasconderlo, a volte è un piccolo privilegio di cui non ci rendiamo
conto. E a cui dovremmo badare di più.