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Fifty What? un sabato sera con i GBH al The Cage di Livorno

Testo e foto di Maurizio Lucchini

Qualche settimana fa mi è capitato sottomano un articolo in cui si raccontava della collaborazione di  Jamie Reid  con Valentino per la  realizzazione di slogan punk per lo stilista
Non che il recupero delle sottoculture e delle controculture mi stupisse ancora, ma la coincidenza stava nel fatto che fosse accaduto proprio in contemporanea con il primo ascolto dell’appena uscito lavoro dei GBH: Momentum.

Abbastanza soddisfatto del disco decido che è il caso di andarli a vedere, nuovamente, in concerto, nella prima delle uniche due date italiane.

Ho avuto l’opportunità di vedere la band in diverse occasioni, in diversi momenti della loro e della mia storia e con sentimenti differenti e discordanti.

Le prime volte sono accadute prima a Londra e poi a Berlino, nel pieno degli ormoni punk.
Non erano il mio gruppo preferito ma ai concerti, forse anche per il clima presente, mi sono assolutamente divertito.

Solo qualche anno dopo ricordo Big Woman e le contestazioni da parte delle punk femministe milanesi, e non solo,  verso la band.

L’ultima volta che li ho visti è stato al Ritz di Novellara a fine febbraio del 1987, terminato con un ricordo indelebile, lavoravo  in quel periodo per una radio di movimento e quella fu l’occasione per scambiare quattro chiacchere dal vivo con Colin e il resto della band.


 

Arriva finalmente sabato 9 dicembre e, con aspettative contrastanti, decido di farmi 900 km e sbarcare in quel di Livorno.

Nel caso non mi fossero piaciuti, avrei avuto comunque una seconda chance di divertirmi: gli Alfatec, di Firenze, che fino ad allora avevo solo ascoltato in rete.

Credo di aver trovato a Livorno la giornata più fredda dell’anno, una delle poche sotto zero.

Il The Cage aveva comunicato l’apertura delle porte alle 21, sfortunatamente così non è stato e abbiamo dovuto aspettare un’altra ora prima della reale apertura, un’ora di freddo che ha però ha portato ad osservazioni, ascolti e riflessioni.

La prima cosa che ho notato è stato l’alto numero di Taxi usato per arrivare al concerto.

Un tempo, le persone davanti all’ingresso, li avrebbero coperti di sputi, ma i tempi cambiano, e quell’espressione di disapprovazione viene sostituita con qualche scatto furtivo fatto con lo smartphone, per irridire queste persone su qualche canale social.

Il The Cage è in realtà lontano dalla stazione dei treni e degli autobus, dubito che a quell’ora ci fossero ancora mezzi pubblici a servire quel quartiere periferico, molta gente proveniva da lontano, sicuramente non c’erano altre possibilità. Però la cosa mi ha stranito.

Si entra al The Cage, mi aspettavo molti più ragazzini, l’età media era drasticamente più alta, in linea con il titolo della nona traccia del loro ultimo lavoro: Fifty What.

Té caldi sostituivano birre ghiacciate, chiodi intirizziti, che odoravano di stantio, erano appena stati riesumati dal fondo di vecchi armadi, persone, ciascuna con la propria vita, che si reincontrano a 30 anni di distanza.

Questo è giusto per generalizzare un po’, eccezioni a questa regola, in effetti c’erano, poi una ondata di ragazzini arriva finalemnte nel teatro e si avvicina velocemente al palco.

Ma è ora di iniziare, salgono sul palco gli Alfatec, band fiorentina che inizia a suonare nel 2004 e ha all’attivo diversi lavori, e tra cd, audiocassette, 7″ riesce ad avere banchetto di merchandising molto nutrito.

Ah post concerto ho deciso di supportarli, comprando il penultimo esemplare di Creepy Session, del 2012, a tiratura limitata, in formato audiocassetta (numero 49 su 50), e che contiente: Fashion Way, Incridible Greed, Without Sense, Lord of Sewer, Go Home, Real Bastard e Dead’s Revenge, sul lato A, e Hunchback (Juve Merda), Hardcore Hero, Freesbe, New Direction (cover dei Gorilla Biscuits) e Reptile House (cover dei Raw Power).

Ma è giunto il momento di mostraveli dal vivo, eccoli sul palco, durante un’esibizione intensa, partecipata e con molta interazione con il pubblico.

Eccoli in movimento, durante l’esecuzione di un brano, estratto dal nostro facebook video live stream.

 

 

E’ giunto il momento dei GBH,  Colin è sempre uguale, si è mantenuto abbastanza bene e, in linea con buona parte delle vecchie band (gli amici Raw Power invece mantengono attive le vecchie tradizioni 🙂 ), è passato, sul palco, da birre e alcolici a bottigliette d’acqua.

Eccoli qui durante alcuni momenti del concerto

Questo è un breve video estratto dalla diretta facebook.

 

Colin e band hanno fatto  il possibile per rendere interessante il concerto, anche se, secondo me, sono un po’ meno incisivi di un tempo.

Sotto il palco il pogo è poco, limitato ad alcuni dei brani più famosi e comunque circoscritti alle nuove leve e a qualche sporadico vecchio punk.  Gli altri sono abbastanza immobili, rapiti dalle nuove tecnoligie, le stesse persone che un tempo erano scatenate sotto il palco ora sono ferme con il cellulare posto in modalità video.

A farmi passare la malinconia  due persone: un ragazzino (lo trovate nella galleria fotografica) accompagnato al concerto dal padre e una donna, ,con un moicano biondo e fucsia, una tra le persone più coinvolte dal concerto.

Ma quindi, al di la di tutte queste parole, il concerto come è stato?

Da piccolo ho guardato lo sceneggiato televisivo Belfagor, il fantasma del Louvre , mi ricordo che mi metteva molta paura addosso e ho dei ricordi molti vividi di quelle emozioni. Un po’ di anni fa mi capita di riguardarlo, ero già tutto emozionato, assaporavo mentalmente quelle emozioni che da li a poco avrei rivissuto. Niente di tutto questo però è avvenuto e mi sono pentito di averlo guardato, rovinando i miei ricordi d’infanzia.

Ai GBH è andata sicuramente meglio che a Belfagor e, alla fine, sì, mi sono divertito, anche se sicuramente non quanto sognavo, colpa però mia, delle mie aspettative troppo alte, unite ai bacini direzionati verso il pubblico da Colin a fine esibizione.

La serata si è conclusa, lanciandomi spunti di riflessione, concluso il concerto, mentre scorrevano le note di Ti Amo venerdì sera, di Lemandorle con l’arrivo di una folla di ragazzi/e ad invadere il The Cage, per sentire, non ascoltare, la musica del DJ Set.

 

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