Edda @ Color Fest : Non Piangeremo Mai

A cura di Antonio Serra

Caffè Retro, Lamezia Terme – 9 Dicembre 2017

In un modo o nell’altro mi faccio sempre del male. Quel sabato sono tornato a casa per prendere dei biscotti che avevo conservato in un sacchetto di plastica. Ero stato in una libreria di Cosenza, nel pomeriggio, per la presentazione del libro di illustrazioni di Gianluca Gallo: Finché Regge Il Cuore. Ero particolarmente agitato già dalla mattina, perché a me il cuore non regge. Conosco Gianluca da anni e curiosamente ci siamo anche avvicendati alla chitarra, qualche anno prima che lui diventasse il frontman dei La Fine, in un’altra band cosentina dei primi anni ’10: gli Ogun Ferraille. L’evento del pomeriggio è stato un successo, il libro è bellissimo, sulla mia copia manca ancora la dedica (ma tanto ti becco giovedì prossimo, Gianluca, prepara i pennini!).

Biscotti in mano esco di casa, imbocco l’autostrada e giungo a Lamezia Terme, Caffè Retrò; c’è una tappa del Color Fest stasera. Fabio Nirta è già all’opera, nonostante sia ancora presissimo e nel locale ci sono praticamente solo io. Ci dirigiamo entrambi verso una pizza al taglio pochi metri più avanti, poi tornati al locale arrivano le facce del cuore. Saluti e chiacchiere, qualche birra mentre Edda e la band compaiono in sala ed allestiscono il merchandise. La peggiore malattia che ho è la voglia di te e per i miei peccati dovrò sempre soffrire, ma quando Stefano Rampoldi sale sul piccolo palco con gli altri, tutti stretti, in un’atmosfera tanto intima che quasi mi commuovo, ad uno sputo dalla mia faccia, il cuore inizia a pompare e le mie gambe non vogliono star ferme. Edda, col pantaloncino corto e la sciarpa, in tipica tenuta da “rimastino” (come dice Michele), quest’anno l’ho già visto a Cosenza in Aprile e l’ho mancato per pochissimo al Ypsigrock quest’estate. I pezzi li conosco (quasi) tutti a memoria ed a giudicare dai cori che ascolterò durante il live non sono il solo stasera. Però credo di essere l’unico ad agitarsi come un forsennato, in un rituale quasi sciamanico di catarsi. A ripensarci ora, in effetti, ero decisamente troppo eccitato, ma ne avevo un assoluto bisogno e poi… tanto nessuno è normale.

La confusione da delle grida che non mi sembrano vere, riesco a fare poche foto perché il posto è estremamente caloroso, siamo stretti stretti anche noi del pubblico, ché la stanza è praticamente piena. La scaletta è naturalmente monopolizzata dall’ultimo bellissimo disco Graziosa Utopia, uscito in Febbraio: lo suona tutto per intero Edda e non dispiace proprio a nessuno. Stefano Rampoldi con le sue canzoni racconta di sconfitte e debolezze e di come la vita ed i rapporti umani siano in bilico, costantemente, tra bene e male. Non ci sono eroi ed eroine né buoni o cattivi, i suoi personaggi sono un po’ come lui: al tempo stesso martello ed incudine, carcerieri e vittime, sognatori e disillusi, un po’ come me, un po’ come tutti.

Dotato di una sensibilità che non può non far tenerezza, tanto sembra fragile quest’uomo che ha fatto la storia del rock italico, tocca l’anima di ognuno di noi, in maniera diversa eppure sempre personale. Ci racconta come siamo, cosa stiamo vivendo, con l’aiuto di liriche talmente stratificate e dalle strane strutture contrapposte, che sembrano parlare di noi tanto quanto di chi ci sta accanto, all’interno della stessa canzone. Ci riesce anche se accanto si sta dondolando, a suon di musica, il nostro aguzzino, ché magari nel testo come nella vita vera è anche l’amore di ogni giorno.

Ti voglio bene ma di te non ho bisogno, perché il bisogno non serve ad un rapporto, perché tanto io non saprò mai neanche chi sono e per essere felici davvero tutto dovrebbe essere superfluo, anche le persone. Poi però bisogna guardarle, le persone, e vestirne i difetti come pigiami, poi cercare di imparare, di cambiare, di capire.

Nella scaletta Edda infila, naturalmente, anche pezzi dei tre album precedenti ma soprattutto dal meraviglioso Stavolta Come Mi Ammazzerai dal cui cilindro estrae Bellissima, Tu e le Rose, Pater, Mademoiselle, Stellina, Dormi e vieni. Nella brevissima pausa prima dei bis Stefano rimane accanto al palco, appoggiato un attimo al muro e sorride sornione, mentre tutti lo acclamiamo. Si strofina la faccia con un asciugamano, poi non la fa tanto lunga e imbraccia la Telecaster un’altra volta: tre pezzi e poi saluta di nuovo.

Ma a me manca ancora qualcosa per suggellare il mio rito di catarsi salvifica, così urlo a gran voce “Saibene! Saibene!”. Stefano si gira subito sui suoi passi, richiama sul palco il bassista e me la canta tutta in faccia, ficcandomi una mano nel petto e stringendomi il cuore come Ghismunda con il cuore di Guiscardo. Con le lacrime agli occhi oso chiedere anche Io e Te, ma s’è fatto davvero troppo tardi e non c’è altro tempo se non per fiondarsi al banchetto. A me mi salverà l’amore oppure mi aiuterà il dolore ed Edda è uno che non lesina sull’umanità. Abbraccia tutti, autografa dischi, risponde alle domande, sempre con una tenerezza disarmante. Compro tutto quello che ha, lo bacio, poi esco fuori.

A Lamezia fa freddo ma non piove, chi viene, chi finge, chi va, chi non sa che dire, io torno da solo in macchina quasi aspettando che succeda chissà cosa. Ho la fortuna di non valere niente, però gente come Edda non ce n’è molta in giro. Con lo stesso bisogno, la stessa necessità di parlarti all’anima, con sincerità e senza pudore. Anche a Cosenza fa freddo, ma è quel freddo che senti molto di più in pancia che sulla pelle. Non ho più i biscotti, però è stata comunque una serata Spaziale ed i versi de Il Santo Ed Il Capriolo mi risuonano in testa.

Purché dicessi la verità
Con te non piangeremo mai
Con te non ci annoieremo mai
Non ci arrenderemo mai
Non ci ammaleremo mai
Noi non dormiremo mai
Non piangeremo mai