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Esce oggi Ortiche: il debutto di Kerouac

Oggi vi racconto la storia di Giovanni Zampieri – ventunenne di Padova, sognatore e guerriero – e di come è stato in grado di catturare la mia attenzione, le mie emozioni e un po’ tutto. Portandomi nel suo mondo.

Lettore, devo avvisarti: io cito sempre quello che ascolto e quindi ti prego restami accanto, ti prego ascolta il mio pianto, ti prego rendimi un altro.

Ascolto musica in ogni circostanza della mia vita, dall’attesa dei mezzi al ritorno a casa, sempre e solo in streaming: è diventata un po’ colonna sonora e un po’ abitudine. Ritornare ad ascoltare dischi, con il loro ordine, la loro forma, la loro copertina, mi fa ricordare quanto rispetto esiste per la musica e quanta magia ci sia in un disco fisico.

Ortiche è un concept album che parla di vita e quotidianità. La vita di qualcuno capace, con le parole, di farti capire cosa si prova quando ci si trova solo oggi per strada, coi miei ricordi affilati come rasoi, e di quanto sia difficile quando si vedono solo fantasmi intorno a me, di ciò che ero e avrei potuto essere.

Nove parole, nove tracce che compongono questo viaggio su strada.

La prima traccia dell’album è Rifugio: una malinconia coinvolgente, una franchezza devastante. Bastano quattro versi per capire quanto nel profondo Kerouac sia disposto a scavare. Gli basta così poco per costruirsi il suo rifugio antiatomico, un paio d’ali per amare le zone industriali, nonostante l’amara conclusione di illudersi di volare anche se ho a malapena imparato a cadere.

E il viaggio prosegue, sono avvolta e coinvolta in questa immagine senza tempo fatta di bombardamenti, cieli assenti e sorrisi spenti. Incontro Angie, ragazza dai capelli violetto, ragazza dal cuore violento – una canzone che spezza il fiato, perché parlare di amore è come un’autobomba che brucia in una città vuota. Forse Angie non è eterna come pensavo; lo scopro – o forse, semplicemente, lo immagino – quasi alla fine di questo viaggio con Maredentro: la mia memoria si è spezzata, da quando te ne sei andata. Questa canzone è un elogio all’irrequieta attesa di qualcuno, alla dipendenza da qualcosa, agli abissi che trasformano emozioni.

Questo viaggio finisce al capolinea, dove per me – solitamente – iniziano molte cose. Condivido ben poco con Kerouac eppure questo disco lo tengo stretto e gelosamente per me.

Forse non ce l’ho fatta, non vi ho raccontato la storia di nessuno e di niente perchè è davvero difficile farlo mentre queste marea di emozioni mi assale. Quindi, permettetemi di darvi un consiglio: ascoltate questo disco, alzate il volume, chiudete gli occhi, non badate a dove andrete. E sognate.

Siamo solo sognatori che si sono persi. Dentro ai loro incubi diventati universi.

 

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