RECENSIONI

L’arte della distorsione – la recensione di “The Easy Way Out” il nuovo album di Buñuel

A cura di Giuseppe Visco

Buñuel è per molti un nome noto agli amanti del cinema; Luis Buñuel è stato infatti uno dei più grandi e celebri esponenti del cinema surrealista che ha trattato temi abbastanza scomodi come la sessualità, l’anticlericalismo e l’irrazionalità umana.

Buñuel è anche il nome di una delle band più interessanti in circolazione, formata da Pierpaolo Capovilla Franz Valente entrambi in One Dimensional Man e Il Teatro Degli Orrori, Xabier Iriondo, il compositore italo-basco, componente degli Afterhours e Todo Modo, di cui è considerato l’anima sperimentale, ed infine Eugene S. Robinson, membro degli Oxbow.

 

 

 

The Easy Way Out” è il nome dell’album del superguppo uscito il 27 aprile per La Tempesta International e Goodfellas. Così come il regista spagnolo Luis Buñuel analizzava fin in fondo la psiche umana, esplorando ogni remoto angolo, così il nuovo capitolo dei Buñuel (dopo l’album d’esordio “A Resting Place For Strangers”) non si pone limiti, non cerca compromessi e risulta quasi violento nella sua realizzazione. Un misto di sound violenti e hardcore.

Un album non catalogabile, nuovo.

Da sottolineare la carica elettrica offerta da Xabier Iriondo, considerato uno dei più grandi dal punto di vista innovativo ed evolutivo; Pierpaolo Capovilla impegnato a una sezione ritmica differente da quella fin’ora sperimentata e Eugene Robinson, voce e testo dell’album.

Non una novità, quindi, bensì un gruppo saldo, formato da esponenti noti e con un curriculum di tutto rispetto. Un album da godere, che amplia gli orizzonti, trasmutandoci in un ambiente destrutturalizzato.

 

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