LIVE REPORT, PHOTO REPORT

Il Frac Festival costretto ad emigrare, trova un sicuro e ospitale approdo a Catanzaro – Ecco il report della seconda serata.

Testi, immagini, video a cura di Maurizio Lucchini

Era una notte buia e tempestosa, questa storia poteva iniziare così invece la realtà è stata molto peggio.

Ad un bellissimo festival a pochi giorni dal suo inizio, viene negata l’autorizzazione ed è costretto in fretta e furia a trovare una location alternativa (leggi l’articolo QUI)

Per la sua IV edizione, in programma 10 e 11 agosto, FRAC Festival avrebbe dovuto tenersi al Parco Archeologico Scolacium. Purtroppo con provvedimento del 30 luglio 2018 la Direzione Museale della Calabria ha revocato la precedente concessione del sito archeologico dell’1 giugno 2018. Le motivazioni a sostegno del diniego sono pretestuose e agghiaccianti: la musica elettronica, pop e le forme di avanguardia artistica in fascia notturna sono ritenute “non consone ai luoghi della cultura”.

Il festival emigra verso la Città di Catanzaro, grazie all’immediata disponibilità del Comune e della Provincia, che hanno reso fruibile un luogo nel cuore della loro città, Villa Margherita.

E’ sabato, il secondo giorno del festival, ci troviamo a 150 km da Catanzaro, in una giornata d’agosto, calda e torrida.
Macchina pronta, tutto carico, si parte, destinazione Frac Festival.

Non conoscendo il posto decido di partire con largo anticipo, percorro circa 10 km quando il tempo muta repentinamente, pioggia, raffiche di vento, chicchi di grandine grossi come palle da tennis e pesanti come palle da biliardo, si abbattono sulla calabria settentrionale in concomitanza con un abbassamento di 15 gradi della temperatura.

 

Una tempesta che mi accompagna fino quasi a Lamezia Terme e mi fa dubitare seriamente sullo svolgimento della serata.
Eppure appena dopo Lamezia il cielo si apre di colpo, una ondata di aria calda si abbatte sulla macchina ormai ghiacciata, il sole torna a spendere, l’umore migliora e, con lui, puro l’ottimismo.

Sono le 17, su e giù per le irte e strette strade di Catanzaro, sicuro di non trovare parcheggio, di dover lasciare l’auto a chilometri di distanza, ma qualcosa inizia a girare per il verso giusto. Forse perché è agosto, forse perché è presto per il festival, trovo posto proprio davanti all’entrata.
Manca ancora qualche ora all’inizio della serata, decido quindi di andare a vedere il parco di Villa Margherita (luogo dell’evento) e scattare qualche foto della location.
Il posto non è sicuramente il più adatto per un festival di questo tipo, eppure devo ammettere che l’organizzazione ha saputo sfruttarlo al meglio.

Mentre scatto, da lontano, con cellulare,  una zona in cui si intravede un angolo di palco che si incrocia con un triangolino di cielo, per mostrare a chi stava arrivando che la tempesta ci aveva evitato,  vengo ripreso verbalmente da qualcuno che sta effettuando il sound-check e che mi invita a non scattare foto e a cancellare quella fatta.
Mi viene da ridere,  e mi avvicino per mostrargli cosa c’era nella foto, visto che al limite potevano essere gli alberi a contestarmi qualche violazione della privacy. Non credo abbia visto la foto, ma al mio avanzare col cellulare in mano, penso abbia capito che il soggetto non era lui, e mi ha detto “ok, ok, mi fido”.

Scopro che l’ingresso è alle 20, quindi mi faccio un giro per una Catanzaro in versione ferie, con ovviamente tutti i negozi chiusi.

Ma torniamo a noi, ah no, non ancora, mentre aspetto l’ora d’entrata incontro il musicista di cui sopra, abbiamo così l’occasione di presentarci e di conoscerci in un ambiente meno stressante di quello delle prove pre-concerto. Lo rivedremo e lo apprezzeremo live da li ad un’ora sul palco.

Sono le 20 organizzazione perfetta, visto l’alto  numero di artisti (l’ultimo si sarebbe dovuto esibire dopo le 3 di notte), comprendo la scelta di aprire alle 8 di sera, putroppo un po’ presto per una sabato estivo nel centro di Catanzaro.
Questo ha penalizzato i primi artisti che, hanno avuto un pubblico, sì numeroso, ma non quanto quello delle ore seguenti.

La serata inizia con una performance, a cura di  Dewey Dell

Dewey Dell è una compagnia di danza formatasi nel 2007 a Cesena dall’unione di quattro ragazzi: Agata, Demetrio, Teodora Castellucci ed Eugenio Resta. I quattro fondatori della compagnia hanno attitudini spiccate in ambiti nettamente diversi e questo li porta ad occuparsi in maniera prioritaria di aspetti specifici del lavoro, senza per questo rinunciare a una costante modellatura collettiva dei materiali. Dal 2007 Dewey Dell ha creato ‘à elle vide’ (2007), ‘KIN KEEN KING’ (2008), ‘Baldassarre’ (2009), ‘Cinquanta Urlanti Quaranta Ruggenti Sessanta Stridenti’ (2010), ‘Grave’ (2011/12), ‘Marzo’ (2013) e diverse forme di live concert e musica elettronica. Nel 2017 Dewey Dell crea ‘Sleep Technique’, in collaborazione con Massimo Pupillo del gruppo musicale Zu per la creazione della colonna sonora, e ‘Deriva Traversa’, un solo di danza accompagnato da un coro di voci eseguito dal vivo. Nel 2018 crea e presenta il dittico ‘I am within’ e ‘I am without’. Attualmente divisa tra Berlino, Cesena e Vilnius la compagnia sta lavorando a nuove forme di sperimentazione legate alla danza che possano coinvolgere forme d’arte tra loro diverse.

 

Sono da poco passate le 20,30 e sul palco sale il batterista e compositore Tommaso Cappellato artista eleclettico ed anticonformista, la sua musica è influenzata da generi e stili, provenienti e infuenzati dalle sue esperienze in giro per il mondo.
Un’ora di ottima musica, che sfortunatamente solo un centinaio di persone hanno potuto apprezzare, ma invito chi non l’ha visto ad andarlo ad ascoltare.

Eccolo sul palco

ed eccolo suonare nella nostra diretta Facebook:

 

Rapidissimo cambio di palco ed è il momento di  Teiuq

Teiuq è un progetto di ricerca che indaga l’esperienza sonora, attraverso un collage di suoni composto da campionature provenienti da canti popolari etnici e sonorità religiose.
Con Quiet ensemble, progetto artistico condiviso con Bernardo Vercelli dal 2009, l’indagine artistica è rivolta all’analisi del rapporto tra casualità e ordine in natura, all’inaspettata meraviglia del quotidiano, osservato in forme e aspetti differenti, grazie all’impiego della tecnologia. Sono fonte di ispirazione fenomeni microscopici e meravigliosi che accadono intono a noi di continuo, a cui spesso non si da particolare attenzione, come il ronzio di un insetto intorno a una lampadina, o le crepature di un vetro rotto.
In Teiuq l’indagine si concentra sulle sonorità di civiltà e etnie remote, musiche e canti popolari mixati in composizioni contemporanee attraverso l’utilizzo di strumenti elettronici. Questo è stato possibile grazie alla ricerca svolta da alcuni etnomusicologi, tra cui Laurent Jeanneau, che in numerosi anni hanno studiato le tradizioni di minoranze etniche, scovando fenomeni musicali altrimenti sconosciuti. Attingendo da questo patrimonio, attraverso una contaminazione sonora occidentale, fatta di musica elettronica e beat sintetici è nato Teiuq. L’equilibrio variabile tra questi elementi si evolve brano dopo brano all’interno dell’album Wabi Sabi, trovando dei punti di congiunzione tra due mondi apparentemente lontani.
Il progetto Teiuq rivela fenomeni musicali nascosti e remoti rielaborati attraverso chiavi interpretative personali, così come i lavori pensati con Quiet ensemble, restituiscono in nuove dimensioni artistiche fenomeni naturali altrimenti invisibili e inaudibili.

 

 

Terza a salire sul palco è Catnapp, nonostante io ami Myss Keta, Amparo Battaglia è stata la mia preferita.

L’artista argentina, naturalizzata Berlinese, che combina R&B, rap, breakbeat, pop, drum&bass e altri generi, ha infuocato il pubblico per un’ora abbondante. Al di fuori del palco, si è dimostrata una persona veramente simpatica e alla mano, diversamente da tanti altri artisti che se la tirano (ve lo racconterò domani nel report del live di Eman in un altro festival). Post concerto Catnapp mi ha fermato, perché indossavo una tshirt di Aphex Twin, per parlare appunto dell’artista britannico e del suo ultimo lavoro.

 

Ah se non la conoscete, andate ad ascoltarvela prima di proseguire la lettura! Grazie 🙂

Tocca ora alla Sacerdotessa Myss Keta, credo sia la terza volta che la vedo da inizio estate, potete leggere gli altri report QUI.

Myss Keta, arriva in quel di Ketanzaro insieme alle sue ragazze di Porta Venezia, impossibile non amarla ed il pubblico, in delirio, è completamente d’accordo con me. 
Non aggiungo altro, Myss Keta non ha bisogno di presentazioni, ma se non la conoscete ne parlo molto QUI

 

E’ ora il turno di Mavi Phoenix , la giovanissima musicista 23enne austriaca, con già alle spalle ben 12 anni di musica.
Penalizzato sicuramente dalla performance di Myss Keta, si è ritrovata con un pubblico leggermente ridimensionata, in quanto la caliente esibizione della sacerdotessa aveva stremato il pubblico, rifugiatosi a bere, post concerto (anzi post bis).
La musica di Mavi Phoenix non è certo il mio genere, sopratutto non ho apprezzato l’uso del vocoder in quella esibizione. Fortunatamente, e giustamente, non tutti la pensavano come me.  Secondo me e secondo anche la timeline (nel frattempo slittata) l’esibizione mi è sembrata più breve di quanto preventivato, forse un po’ seccata dalla minor affluenza, credo sia stata l’unica artista a non aver concesso un bis.

 

Tocca ora ai Nu Guinea, che avevano, tra l’altro, suonato la sera prima, insieme a Myss Keta al Bella Storia Social Music Festival .

 

 

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