“nell’aria c’è un odore che mi chiama”: Gli Original Sicilian Style + Matrioska al Cosenza Beer Fest

Foto e chiacchiere a cura di Maurizio Lucchini

Difficile parlare di una band reggae quando non è che questo genere ti appassioni particolarmente, difficile parlare di una band dopo che l’hai vista  meno di un mese fa e  ora ti ritrovi a dormire 4 ore in due notti, solo per poterla andare a vedere, per scelta e non per imposizione.

Gli Original Sicilian Style sono una storia a parte, una band che mi ha stregato dalle prime note, ad Emigration Song 2018, e saperli a 100 km da dove lavoravo in quei giorni senza poterli rivedere non era possibile..

L’occasione infatti è stata il Cosenza Beer Fest, tenuto nella Villa Vecchia Comunale dell’omonima città calabrese, dove aprivano la serata musicale insieme ai Matrioska.

Così mi trovo dopo 12 ore di ininterrotto lavoro, a viaggiare per 120 km sapendo che avrei dovuto farne altrettanti per rientrare e, l’indomani mattina, lavorare di nuovo, per poi  la sera successiva fare il bis per il concerto di Piotta, di cui vi parlerò in un prossimo articolo.

Torniamo però al concerto di OSS. A Cosenza, da quello che tutti mi dicono, i concerti per tradizione iniziano a notte inoltrata, mai prima dell’una di notte, almeno così narra la leggenda.
Per questo mi organizzo con  Enrico, Alessandra e Lorca Assassina per fare quattro chiacchere, con tutta tranquillità post souncheck in un orario variabile tra le 9 e mezzanotte.
L’eccezione che fa la regola, mi scrivono alle 9 dicendo che sono già a mangiare perché suoneranno presto, vabbene una chiaccherata di fronte ad una birra diventa una chiaccherata, altrettanto piacevole, a cena.

In questa occasione la formazione è in versione Lite, con le basi e loro 3, quella più reggae,  mentre esiste ovviamente la formazione Full con la band di 8 compontenti, quella vista il mese prima a Santa Sophia d’Epiro – Emigration Song, e anche altre configurazione per soddisfare ogni esigenza, in base ai contesti e alle situazioni.

Partiamo col racconto della loro esperienza ad Emigration Song, una esperienza di Festival estremamente interessante, che parte dal basso e coinvolge una cittadina così piccola da far pensare che il sindaco sarebbe potuto benissimo essere contemporaneamente il fonico, il farmacista, il cameriere del ristorante, insomma uno solo che cambiandosi rapidamente di abito faceva tutti i lavori. Un paese piccolo, ma al tempo stesso molto coinvolgente e in grado di attirare tanta gente.
Prendendo spunto proprio da quelle serate estive, parliamo di qualche piccolo artista che si atteggiava  da star giù dal palco, quando invece artisti veri come  Damien Rice, cantautore irlandese,  che questa estate suonava  in un anfiteatro di un paesino, chitarra e voce e, finito il concerto, si è fermato fino alle 4 di mattino nella piazza del paese, con la sua bottiglia di vino, in mezzo alla gente. E’ brutto vedere invece chi si nega anche solo per un saluto, una foto. Mentre Sting e Shaggy che girano tra la gente a  Taormina, l’artista locale che si monta la testa, si fa circondare da un corridoio di aspiranti bodyguard per tenere le distanze.

Finiamo poi a parlare di Picciotto, pure lui visto ad Emigration Song, questo ci porta a parlare di Gente Strana Posse, e di amicizie sicule. 
Torniamo agli OSS, non sono nuovi in terra calabra, la conoscono molto bene, oltre ad essere stati il mese scorso a Santa Sofia, l’anno scorso li ha visti a Rende, al Parklife, poi Reggio, Villa, Bova Marina, poi a Musiche contro la mafia dove nel 2013  hanno vinto  il premio, poi a Gambarie in Aspromonte, in Sila con il palco in mezzo alla nebbia.
Parole dopo parole scopriamo l’inganno degli Original Sicilian Style: Alessandra Rizzo, la bravissima cantante (finalmente una che sa cantare per davvero), che parla un ottimo catanese in grado di ingannare qualunque nativo del posto, in realtà è una Livornese. Una cantante dalla doppia personalità, apparentemente una normale ragazza sicula che, durante le notti di luna piena indossa le infradito, gioielli di scarsa bigiotteria e inizia ad inveire contro i passanti a colpi di  Boia Dé.

I discorsi tornano alla Sicilia, o in realtà al sud, parlando delle difficoltà nei trasporti che accomunano la calabria alla sicilia, i cosidetti viaggi della speranza, quando sali su un mezzo di trasporto e sai a che ora parti (forse) ma mai a che ora arrivi, mentre i politici parlano di ponte sullo stresso.

Ma torniamo alla musica, con divertenti aneddoti, di serate stancanti dove causa pioggia il concerto viene sospeso, e all’una due di notte, cessato il maltempo, gli organizzatori riesumano l’iniziativa,  e loro svegliati da una telefonata nel giro di pochi minuti, dissimulando il sonno, si ritrovano arzilli a saltare e cantare sul palco. Questo mi fa tornare alla mente il concerto degli Sham 69 a Livorno nel 2016, storia band street punk britannica, dove pochi minuti dopo il termine del concerto andiamo dietro il palco per una breve intervista e li troviamo in pigiama già pronti per andare a letto.

E pensiamo però anche al contrasto tra loro e i The Animals a Pisa, dove un batterista ottuagenàrio ha suonato scatenato per una ininterrotta ora e mezzo, senza alcuna pausa.

Alessandra dopo questa esperienza sta pensando all’opzione di intervento sonoro in videoconferenza su un maxischermo, ovvero una cantante virtuale sul palco che canta comodamente dal letto.

Torniamo alla loro musica, parliamo di  Akkiana ci chiediamo quale sia a connessione tra sicilia, jamaica e africa. Un po’ è il fatto che il vivere su un’isola è diverso dal vivere sulla cosidetta “terraferma”, per tanto grande che sia l’isola, non si è mai sulla terraferma.
In comune c’è il  ritmo lento, cosa  un po’ abbiamo perso, ed inoltre la la musica, la gente per strada che canta…

 

 

Poi  si parla di Palazzo di Cemento, che fa riferimento a “Palazzo di Cemento” di Librino, un covo della mala del quartiere e centro di spaccio di droga, traffico illegale di armi, ricettazione.

 

 

Arriviamo chissà come a parlare di SIAE, di monipoli, di Gino Paoli, di Mogol, di SoundReef, per fortuna arriva la telefonata dagli organizzatori: è ora di iniziare il concerto.
Mentre percorriamo la strada tra il ristorante e il luogo del concerto notiamo che in ogni dove sono presenti adesivi col logo di OSS. Ci spiegano che esiste una crew dedita alla sponsorizzazione della band, in tutto il mondo. Una crew che agisce furtivamente, nell’ombra della notte e raggiunge i posti più inaspettati. Se andate a Londra, controllate  Buckingham Palace, vi assicuriamo che un adesivo è presente pure là.

50 minuti, purtroppo è il limite temporale per permette ad entrambe le band di suonare entro i tempi stabiliti, di conseguenza la scalettà è un po’ ridotta rispetto alla versione completa di non so quante ore che ho visto un mese fa.

Ecco alcuni momenti del concerto:

Nell’ aria c’è un odore che mi chiama
Coperto dallo smong e dall’aria malsana
Esco quatto quatto come un predatore dalla tana
Adesso capisco
 

Palazzo di cemento

 

Aria di Scirocco

 

Questa la setlist della serata

Dimmi comu fai

Cose che non ho

Reggae Revolution

Akkiana

Never More

Quello che

You come and go

Palazzo di Cemento

Mitra e Pallottole

Salta ora

Autru Jonnu

Indica Sativa

Il mio sole

Aria di Scirocco

Le mani

Big Up

 

Chiudono la serata i Matrioska, è quasi l’una quando la band milanese sale su un palco di fronte ad una piazza gremita da centinaia e centinaia di persone.

Eccoli in alcuni scatti della serata