INTERVISTA A SOFIA BUCCI, DI INKIOSTRO, RASSEGNA DI MUSICA BUONA E GIUSTA – IL 21 SETTEMBRE A CORI (LT) SUONERÀ DELLERA

di Irene De Marco

Cori è in provincia di Latina. Una provincia poco conosciuta, di cui io stessa non avevo mai sentito parlare. La prima volta che ci sono stata, lo scorso febbraio, è sembrato di viaggiare per ore in una campagna sterminata e disabitata, prima di trovare questo paesino arroccato. Un presepe illuminato, scosso da una tempesta furiosa. 
Nel complesso monumentale di Sant’Oliva, tra colonne e affreschi, una piccola rassegna di musica si svolgeva in un’atmosfera quasi sacrale. L’ospite, Cristiano Godano, aveva incantato il pubblico con le sue parole e la sua musica.
InKiostro – Rassegna di Musica Buona e Giusta si svelava ai miei occhi come un’esperienza unica ed emozionante, il posto giusto dove ritrovare il legame con la musica e la sacralità delle sue parole.

Quest’autunno, InKiostro torna con nomi importantissimi nel panorama italiano. Dopo Paolo Benvegnù, ad entrare nella Chiesa di Sant’Oliva saranno Dellera, il 21 settembre, con apertura di Le Cose Importanti, e Emidio Clementi (Quattro Quartetti) il 6 ottobre.

Sofia Bucci, la direttrice artistica di InKiostro, è una di quelle persone che conosci un po’ per forza un po’ per caso. Quando a Roma frequentate gli stessi ambienti a le stesse persone; fa foto a mostri sacri, organizza festival e concerti, scrive. Vive la provincia con amore sconfinato. Una di quelle persone che sembrano fare ogni cosa con amore sconfinato. Di lei le prime parole che vengono in mente sono blu, jackwhite, lago e bellezza. Di lei, quello che io dico più spesso, è che da grande voglio essere Sofia Bucci. 

In occasione di queste nuove due date di InKiostro, l’abbiamo intervistata.

 

Ciao Sofia, domanda iniziale di rito: come e quando è nata InKiostro – Rassegna di Musica Buona e Giusta?

Tutto è nato nel giugno 2014, andando in scena nel Chiostro di S.Oliva a Cori (LT), da qui il nome stesso “inKiostro”. Principalmente è stata una spinta per far conoscere spazi e luoghi meravigliosi, spesso chiusi o poco conosciuti, portando artisti del mondo musicale e della scrittura. Per creare un momento unico, che non è definibile come concerto né come una visita ad un museo. È un momento.

 

InKiostro è un festival di provincia, una provincia molto piccola e poco conosciuta da chi viene dalla grande città. In un momento storico in cui i paesi si svuotano e i giovani si spostano nei centri più grandi, quanto è importante organizzare iniziative come InKiostro?

Più che importante direi che è fondamentale. Innanzitutto conoscere questi territori, ricchissimi di storia, imparare a viverci che è un po’ come imparare a resistere. Essere presenti su una realtà così piccola non è facile, ma è pur vero che non c’è poi molto qui, per il fatto che molti vanno via e anche perché non si ha una vera e propria volontà di creare. Devo dire però che la risposta a questi eventi è sempre tanta, segnale certo che si ha bisogno di qualcosa di diverso, o perlomeno, di qualcosa.

 

Quali sono invece le difficoltà di una rassegna nella provincia di Latina? Che aria si respira musicalmente parlando da quelle parti?

Le difficoltà sono quelle di educare le persone ad un evento del genere, farle avvicinare e soprattutto farle comprendere che non è un classico concerto. Per il resto è un territorio molto fertile, sia per gli ascoltatori che per i musicisti. Io stessa vengo da un paesino della provincia di Latina, frazione di un comune: Giulianello con 3000 abitanti, di cui due dei cantautori più forti del momento vengono da qui: ovvero Emanuele Colandrea (Cappello a Cilindro) e gaLoni, entrambi da sempre sostengono la rassegna e ne sono stati anche ospiti. Ma sono presenti altre realtà che esistono da decenni in tutta la provincia e castelli romani. Diciamo che non ci lamentiamo per niente, la provincia è sempre stato humus.

 

Personalmente ho partecipato per la prima volta la sera in cui l’ospite era Cristiano Godano ed è stato tutto molto suggestivo ed emozionante. Complice probabilmente la splendida cornice della Chiesa di S. Oliva a Cori. All’inizio la rassegna era itinerante, come è ricaduta la scelta di fermarsi in questo luogo?

Rimane comunque itinerante, per ora ci siamo fermati qui, perché innanzitutto è un complesso monumentale unico nel suo genere, ancora poco conosciuto. E anche per esigenze tecniche, come quelle di un posto al chiuso, per poter portare avanti la rassegna soprattutto nei mesi autunno-inverno, dove qui si muore e puoi sentire le balle di fieno che rotolano.

 

Quest’anno avete deciso di invitare nomi più noti del panorama musicale italiano: da Cristiano Godano e Paolo Benvegnù, fino ai prossimi Dellera ed Emidio Clementi con Corrado Nuccini. Cosa vi ha portato a fare questo salto?

Il posto che ci ospita è talmente meraviglioso che non potevamo non farlo conoscere ad artisti di questo calibro, oltre al fatto di creare un momento veramente unico per chi assiste alla “funzione”. Quando ti ricapita di avere uno dei tuoi idoli a 10m?

 

Per la prima volta DOC Servizi è entrata nell’organizzazione della Rassegna. In cosa si concretizza questa partecipazione?

Io stessa faccio parte di Doc, ho proposto la rassegna e ne sono diventati gli organizzatori insieme a me. Sono la cooperativa per eccellenza degli artisti, chi meglio di loro. Si occupano principalmente di tutta la parte burocratica, io di quella artistica.

 

Due artisti che faresti carte false per avere a Inkiostro?

Jack White, per un sogno internazionale e Niccolò Fabi per un sogno italiano.