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The Sound Of Marcello – Antonio Serra intervista Andrea Buccio sul progetto solista del bassista e compositore marchigiano

Ascolta il brano in esclusiva

The Sound of Marcello è un progetto solistico che ha preso avvio tra 2015 e 2016 per iniziativa del bassista Andrea Buccio, già da diversi anni impegnato all’interno di varie formazioni. Per la prima volta, su consiglio di una persona cara, Andrea ha deciso di dedicarsi a un lavoro in proprio: il progetto è incentrato sull’impiego del basso elettrico, coadiuvato da effetti a pedale analogici e digitali rivolti a produrre sonorità ambient. Da aprile l’album “Marsille” è disponibile su tutte le piattaforme digitali, spotify, deezer, itunes, bandcamp, soundcloud etc; di recente, “The Sound of Marcello” ha prestato le proprie musiche alla coreografa Masako Matsushita, nell’ambito di una performance commissionata dall’Accademia Nazionale di Danza (Roma).
L’album è stato registrato senza altri strumenti supplementari al di fuori del basso elettrico e relativi effetti, analogici e digitali.

Intervista ad Andrea Buccio a cura di Antonio Serra

 – Togliamoci subito il dente avvelenato: ma è vera la storia che i bassisti non cuccano?

Ahahahahahahahah!

 – Ci sono molti nomi blasonati di bassisti superstar, dalla tecnica sopraffina ed il sound inconfondibile. Però alla fine si tende sempre a venerare la persona, il virtuoso, più che lo strumento in se. Questo disco è un po’ la “rivincita del basso” come strumento?

Assolutamente no! Compongo musica con gli strumenti che ho a disposizione, senza alcuna pretesa. Sto lavorando a pezzi inediti, senza fermarmi alla scelta di utilizzare solo ed esclusivamente il basso elettrico arricchito di effetti . . . Peraltro, non credo di voler dare un volto al mio progetto, penso che la musica debba restare protagonista senza dare adito a nessuna “icona”, si rappresenta da sé 

 Qual è stata la scintilla che ha dato il LA alla voglia ed alla costruzione di questo disco?

Grazie ad una persona molto cara che mi ha dato input di tener costanza ad un lavoro che a quei tempi eran solo una raccolta di bozze registrate una tantum. Da quel momento ho trovato divertente investirci del tempo e . . . insomma, da cosa nasce cosa! 

–   I suoni all’interno del disco sono molto stratificati ed a tratti complessi. Come hai composto i brani? Come li hai fatti crescere partendo dall’idea iniziale fino al risultato che sentiamo nel disco?

Alcune tracce hanno principio da un idea che registro e sviluppo prima con lo strumento e dopo anche in post registrazione, (fase che mi diverte particolarmente). Dalla prima incisione possono anche passare dei giorni, dove mi distacco completamente da quei brani quasi dimenticandomi . . . dopodiché riascoltandoli mi capita di voler riprendere il progetto e rimetterci su le mani. Altre, invece, vengono scritti tutte d’un fiato come per esempio Lotus, (nato durante una lunga nottata), che mi ha soddisfatto così com’era senza apporre ulteriori evoluzioni.

– Parlare di influenze musicali è sempre un terreno ostico, però non ho potuto fare a meno di notare alcune citazioni all’interno dei brani, come un ricordo dei Coldplay in Lost On A Sweetie Heart Of Salt. Cosa hai ascoltato durante la lavorazione del disco e cosa credi ti abbia influenzato maggiormente per questo lavoro?

Mi fa piacere, sono un fan dei primi album dei Coldplay! 
Ho iniziato a suonare Grunge per poi passare al Metal, (Black, Death, Trash, etc), ho un po’ di basi di musica classica grazie agli anni passati in conservatorio. Mi destreggio ed ho esperienza anche nel Soul, Funk e Pop, ma quando scrivo ho la mente libera non cerco appoggi esterni e non faccio affidamento in niente, mi lascio andare non ricerco nessun genere, vien da sé.

– Dicevo che il disco è molto stratificato, con suoni che si sovrappongono e crescono. L’utilizzo di macchine ed effetti è stato sicuramente notevole ed avrà aumentato il grado di complessità nelle fasi di realizzazione. Raccontaci un episodio, se c’è stato, in cui hai fatto a botte con un pedale o un synth durante la lavorazione.

Ma no dai, è come imparare a guidare una macchina con la passione delle corse, all’inizio è poco gestibile ma poi ci si abitua e tutto diventa più facile. Alle volte, certe imprecisioni e sbavature dovute ad un’effetto portato all’esasperazione possono darti degli spunti che arricchiscono il brano stesso rivelandosi belle sorprese. 

– Hai già in programma di portare questi brani dal vivo, da solo o con una band di supporto? Come renderai il sound del disco sul palco?

Per il momento ho suonato dal vivo, (inserite in scaletta con due band differenti), Lotus e (Brain) Medical Department. Non mi è stato difficile proporle in quanto musica inedita . . . Ora come ora non ho in programma di portare in concerto Marsille ma non lo escludo in un futuro breve.

– Perché non ti si trova su Facebook? E cosa pensi dei social e del peso che hanno nella promozione di un progetto musicale?

Utilizzo Instagram e non credo di sfruttarlo al massimo, per lo più per dare una spinta a The Sound of Marcello, credo che ad oggi sia fondamentale. Ma per intenderci non è un profilo personale, è legato ai fini del progetto.
Ho avuto un account Facebook circa 9 anni fa che poi ho eliminato dopo poco, mi infastidiva . . . non saprei come spiegare! 
Non ho intenzione di aprire account social, preferisco farmi un bicchiere.

– Cos’è per te Marsille e come vorresti che fosse per gli ascoltatori?

Sono pienamente convinto che non sia un disco facile all’ascolto. 
Per farlo è indispensabile liberarsi, svuotare la mente dai pensieri.
Può anche fare da accompagnamento a chiacchiere rilassate come sottofondo musicale o leggendo un libro. Con delle buone casse al volume giusto, sorseggiando anche del vino . . . Spero che qualcuno riesca a ritrovare un po’ di sé e sia stimolato a formulare bei sogni ad occhi aperti, che si riescano a fare bei film mentali insomma. 
Marsille è un album autobiografico ha difetti e pregi e per me sono piacevoli sia l’uno che l’altro. 

 

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