RECENSIONI, SENZA CATEGORIA

“XVI”: la maturità degli Arcano16 con la loro spregiudicatezza e le loro radici

Recensione a cura di Michele Quartucci aka RattaMan

XVI, disco d’esordio della band torinese Arcano16, riporta il rock alle venature progressive del rock d’inizio duemila. Ma forse questo potrebbe essere solo il sintomo che sia vecchio.

XVI, nonostante sia un disco d’esordio, racconta la maturità degli Arcano16 con la loro spregiudicatezza e le loro radici, ben salde nei “mostri sacri” del rock. Nonostante un ascolto non attento (chi scrive non è così bravo [ndr], ma…), si possono riconoscere i riferimenti rock dei Muse: nel senso che, se ascolti il disco mentre si fa altro, sembra di aver messo Absolute (2003). Poi rimetti XVI da capo…

– “Hey! Un disco dei Foo Fighters!”

– “No! Ascolta sono italiani”

– “Figo!”

(sì, la mia compagna dice ancora “figo”… nel 2018. Ma le camicie inadeguate, le bretelle e i maglioni osceni li porto io, che sono il nerd di casa!).

Poi lo rimetti e passi ore a cercare di capire quale brano della tua adolescenza ti sembra di aver vagamente sentito (vi avevo detto di non essere bravo in questo?). Insomma, ogni brano degli Arcano16 che ascolti, lo devi ascoltare almeno tre volte: uno per la musica, uno per i riferimenti, e il terzo per i testi.

E così ti ritrovi a doverlo recensire con un ritardo pauroso perché hai perso tutto il tempo che dovevi scrivere a viaggiare in un mondo di puro rock e poesia.

I testi, altamente poetici, scritti seguendo i sentimenti basilari che la vita detta ogni giorno, raccolgono in poesia quello che affrontiamo ogni giorno, offrendoci un modo alternativo di percepire la realtà che viviamo, ricordandoci di mantenere attiva la visione animistica del mondo, perché “l’istinto ha perso il sopravvento e il tuo ragionamento / lascia il cuore in disparte”.

E anche qui chi scrive s’è fatto un mega viaggio. Infatti nella poetica di tutti i brani di XVI si possono leggere mille riferimenti: nel modo di cantarli o solo nelle rime, i testi ti riportano a brani e vite già vissuti. Gli Arcano16 riescono a raccontare in 3 minuti quello che provi, hai provato (o proverai) nella tua vita e ti esortano a “mantenere la testa in paradiso e i piedi ben piantati all’inferno”.

 

 

Gli Arcano16 sono:

Simone Rubinato – bassi e synth, Alessandro Luison – chitarre, Marcello Borsano – batterie, Michele Quaini – chitarra intro/outro in “Camminerò”, Daniel Bestonzo – tastiere, Alessandro Spadafina – testi e voce.

XVI è prodotto da Daniel Bestonzo, registrato e mixato presso: O.U.T SIDE Studio – Lu (Alessandria), masterizzato presso: La Maestà – Tredozio (FC). Le illustrazioni e progetto grafico sono di Oscar Cauda – heygraphic.it

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