QUANDO LA MUSICA INCONTRA LA SETTIMA ARTE – IL REGISTA DEL MESE: Darren Aronofsky

Rubrica a cura di Vito D’Addesa

È giunto aprile ed è il turno di Darren Aronofsky, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico newyorkese, noto ai più per i suoi film surreali, melodrammatici e a volte disturbanti.

Il suo stile registico è unico. È un visionario, cerca sempre di sorprendere e sbalordire in qualche modo lo spettatore. Lo attrae nel suo mondo e gli sbatte in faccia la sua visione del mondo, la sua visione della realtà.

La realtà non è sempre rose e fiori. La realtà è sovente e volentieri crudele; la felicità fallace ed effimera.

La rappresentazione della morte è il leitmotiv delle sue pellicole, sia essa del corpo anziché dell’anima. Aronofsky mette spesso in scena il raggiungimento di un traguardo, di un sogno, il quale non rappresenta nient’altro che l’orlo di un baratro. A fare da cornice a tutta questa atmosfera angosciosa e melodrammatica, viene lasciato comunque spazio ai sentimenti, quei sentimenti di amore e fratellanza, di dolcezza e compassione.

 

La sua filmografia comprende sette lungometraggi: π – Il teorema del delirio”; “Requiem for a dream”; “The Fountain”; “The Wrestler”; “Il cigno nero”; “Noah”; “Mother!”.

 

Il suo ultimo lavoro (“Mother!”) ha spaccato perfettamente a metà la critica, già dalla sua prima proiezione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Pur se incompreso e talvolta denigrato, questo film rappresenta una delle opere di maggior impatto del regista. Il film usa come espediente narrativo la Bibbia, per rappresentare il rapporto tra gli esseri umani e la Madre Terra. È un horror/thriller ben congeniato e ben sviluppato, con una regia che tende a trasportare lo spettatore nella pellicola.

 

Altrettanto criticato è “The Fountain”, ovvero la storia di una donna che si arrende man mano al suo destino segnato dal cancro e di suo marito, che imperterrito cerca in ogni modo di trovare una cura al male che sta per portarsi via sua moglie. Questo film rappresenta sicuramente uno dei punti più bassi della filmografia di Aronofsky insieme a “Noah”, film ispirato alla storia dell’Arca di Noè narrata nell’Antico Testamento. Tuttavia entrambe le pellicole godono di un grande impatto visivo.

 

Totalmente diverso è il discorso per “Il cigno nero”, opera dal grande impatto emotivo, nella quale spicca l’interpretazione dell’affascinante Natalie Portman, alla quale è stato assegnato l’Oscar alla migliore attrice protagonista, e lo stile metaforico e visionario di Aronofsky. Protagonista del film è Nina, una giovane ballerina di una nota compagnia americana, perennemente ostinata a raggiungere la perfezione in ogni piccolo dettaglio. Estremamente dotata dal punto di vista tecnico, la giovane si blocca quando è costretta a mostrare sensualità e sicurezza.

Natalie Portman ne “Il cigno nero”

Non da meno è “The Wrestler”, il quale è stato premiato con il Leone d’oro alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. In questo film viene trattata la storia di un wrestler che, per via di varie vicissitudini, dovrà farsi da parte. Ma la sua vita appartiene al ring e, nonostante le sue precarie condizioni di salute, si rimetterà in gioco, abbracciando così il suo destino.

 

Questo viaggio a ritroso nella filmografia del regista statunitense si conclude con le sue prime due pellicole, ovvero π – Il teorema del delirio” e “Requiem for a dream”. Entrambi erano produzioni a basso budget e utilizzavano montaggi estremamente serrati di inquadrature molto brevi. π – Il teorema del delirio” è il suo primo film ed è stato girato in bianco e nero. “Requiem for a dream” è probabilmente il suo film più famoso ed è quello che lo ha reso visibile al grande pubblico. Mentre mediamente un film di 100 minuti ha 600-700 tagli, “Requiem for a Dream” si caratterizza per averne più di 2000. Altra caratteristica è l’utilizzo dello split-screen (letteralmente schermo diviso, il quale consiste nel frazionamento dello schermo in diverse inquadrature).

Jennifer Connelly in “Requiem for a dream”

Le colonne sonore dei film di Aronofsky sono state composte tutte dal compositore britannico Clint Mansell, eccetto quella di “Mother”. La colonna sonora dell’ultimo lavoro del regista statunitense venne affidata a Jóhann Jóhannsson, ma non venne mai utilizzata: di fatto Aronofsky decise di eliminare completamente dal film qualsivoglia musica extradiegetica.

 La maggior parte del film “The Wrestler” è pervaso da brani di gruppi hair metal/hard & heavy anni ottanta, tra i quali Quiet Riot, Cinderella, Ratt, Guns N’ Roses, Accept, FireHouse, Rhino Bucket, Scorpions. Il film apre con il brano Bang Your Head (Metal Health), storico brano dei Quiet Riot. Quando Randy (il protagonista del film) nella scena finale entra sul ring invece si sente Sweet Child O’ Mine dei Guns N’ Roses.

Menzione speciale per Lux Æterna, tema musicale principale di “Requiem for a Dream”. Il brano è stato composto da Mansell e la sua popolarità si deve principalmente all’uso che ne venne fatto negli anni successivi in altri film e in vari trailer cinematografici. Una versione del brano venne ri-orchestrata con cori e un’orchestra completa per il trailer de “Il Signore degli Anelli – Le due torri” venendo rinominata Requiem for a Tower.

 

Di seguito sono proposti alcuni brani facenti parte delle colonne sonore dei film di Darren Aronofsky:

 

πr² – Clint Mansell (da π – Il teorema del delirio”)

Supermarket Sweep – Clint Mansell (da “Requiem for a Dream”)

Meltdown – Clint Mansell (da “Requiem for a Dream”)

Lux Æterna – Clint Mansell (da “Requiem for a Dream”)

Bang Your Head (Metal Health) – Quiet Riot (da “The Wrestler”)

Sweet Child O’ Mine – Guns N’ Roses (da “The Wrestler”)