Esce oggi ‘Endless’ l’album d’esordio dei britannici Holding Patterns

Doppio LP / CD / Digitale in uscita  ogg 17 maggio 2019 per Vested Interest (UK), To Lose La Track (IT) e Stiff Slack (JP)
Gli Holding Patterns sono una band formata da 3/5 componenti della celebre formazione inglese Crash of Rhinos

Gli Holding Patterns fanno un indie rock tentacolare, divertente e diretto quanto esplorativo. La band scava nell’eredità dell’alternative rock e punk degli anni 90, di quello che allargò le frontiere verso il pop, ma sempre sperimentando strutture e fraseggi (chi ha detto math-rock?). Nati dalle ceneri della band inglese Crash of Rhinos (2 album usciti nella decade in corso), gli Holding Patterns sposano lo slancio emozionale e il complesso lavoro di chitarre della loro precedente incarnazione con un più ampio senso dello spazio.

Il passaggio da una band con 5 componenti a un vero e proprio power trio composto da chitarra, basso e batteria, ha costretto gli Holding Patterns ad affrontare un processo di raffinamento del proprio approccio creativo. L’album d’esordio che ne scaturisce, ‘Endless’, in uscita a maggio 2019 per Vested Interest (UK), To Lose La Track (ITA) e Stiff Slack (JP) vede la band alle prese con orizzonti più ampi e un ulteriore avvicinamento alle emozioni crude che stanno alla base della loro musica.
Alcune delle tracce che compongono Endless furono scritte in seguito allo scioglimento dei Crash of Rhinos, all’inizio del 2014. In particolare, uno dei brani contenuti nell’album avrebbe dovuto essere un nuovo pezzo dei Crash of Rhinos nel 2016, quando la band tentò un ritorno sulle scene. Purtroppo però, gli impegni personali non consentirono di portare avanti il progetto.
Riconfigurando la band come trio composto dal chitarrista Jim Cork, dal bassista Ian Draper e dal batterista Oli Craven, gli Holding Patterns decisero di intraprendere un nuovo inizio, con la benedizione degli ex componenti della band. I tre musicisti, con alle spalle 20 anni di collaborazioni all’interno di band diverse, scelsero inizialmente di ricreare l’intensità degli arrangiamenti di una formazione più ampia, con l’ausilio di loop station e dell’elettronica, rifacendosi al set-up con due chitarre delle formazioni precedenti.


Dopo circa un anno, la band decise di ricostruire tutto daccapo, come spiega Jim, il chitarrista, aggiungendo che il looping risultava: “troppo complicato e impegnativo da suonare senza perdere il divertimento e la convinzione”. Il trio intraprese quindi un riarrangiamento dei brani, riportandoli all’essenziale e facendo emergere un rinato senso di urgenza e intensità. I brani che ne risultano conservano l’energia e lo slancio del live, pur mantenendo profondità e complessità compositive.
Endless è un album estremamente personale. Le dodici canzoni che compongono il doppio LP restituiscono vivide immagini delle Midlands – dove i componenti della band sono cresciuti e si sono incontrati – e delle relazioni personali che popolano la memoria e la percezione spaziale di ognuno di noi. Tutti i membri della band hanno lavorato ai testi e al cantato, in cui parole e melodie si intrecciano su arrangiamenti elaborati nei minimi dettagli. Il tutto sospinto dall’intensità della batteria e dalla complessità della sezione ritmica.

‘Glow’ introduce il disco con una melodia di chitarra intessuta attraverso una nebbia scintillante di sonorità ambient, prima che arrivi “At Speed” e lo faccia decollare. La tensione delle chitarre e l’urgenza delle armonie del cantato attribuiscono ulteriore slancio alla traccia. Al contrario, ‘First Responder’, ci rituffa in un mood più meditativo e malinconico: un’intricata architettura ritmica che, insieme alle parole, tesse l’elogio della bellezza delle imponenti strutture create dall’uomo. ‘Dust’ è in parte ispirata alla comunità di ex minatori della cittadina natale di Drapers: un omaggio ai nonni che lavoravano in miniera e un’evocazione dello spirito comunitario che sopravvisse al declino dell’industria mineraria.
‘This Shot Will Ring’ è un collegamento tra il passato e il futuro degli Holding Patterns. Ultimo brano composto nel tentativo di ridare vita ai Crash of Rhinos, il pezzo era originariamente molto più cupo e tranquillo. Rivisitando il brano in una jam, gli Holding Patterns hanno accelerato il ritmo e spinto sui distorti, trasformandola in qualcosa di molto diverso. Oli, batterista della band, spiega: “È stato decisamente catartico. Per quanto mi riguarda, ha confermato il fatto che gli Holding Patterns sono una band a se stante e che ci lasciamo il passato alle spalle. Gli ultimi versi della canzone parlano anche di questo.”