Il Lupo di Hokkaido di Claver Gold

Recensione a cura di Ylenia Montonetti

Quando ho letto del un nuovo lavoro di  Claver Gold  e Kitnsugi la prima cosa che ho pensato  è stata “Melograno”, pubblicato nel novembre del 2015, un album difficile da dimenticare dunque le mie aspettative per “Lupo di Hokkaido” erano altissime.

Il nome dell’album è tratto dalla storia del lupo di Ezo o lupo di Hokkaido, una specie di lupo endemico del Giappone estinta intorno al 1870. Questo lupo, ritratto anche in copertina, è una metafora alla musica rap. Negli ultimi anni  la musica rap ha subito innumerevoli cambiamenti fino a perdere completamente le radici, diventando così il fine e non più il mezzo di comunicazione che permetteva di raccontare storie e vicende di tutti i giorni.

La radica autobiografica del rapper di Ascoli Piceno è palese ed è proprio questo che caratterizza i suoi testi impegnati suscitando empatia a chi lo ascolta; il duo dei Kintsugi non si smentisce mai, le loro sonorità elettroniche e la voce narrante di una donna si incastrano perfettamente alle parole di Claver.

Il primo brano “Intro” si apre con una donna che vola via, una relazione seppellita dalle promesse che muore come lupi di hokaiko e un futuro che “inizia” con dei ricordi.

La seconda traccia “Ikigai” trae il nome da un termine giapponese. Secondo la cultura giapponese tutti avrebbero il proprio ikigai ovvero una ragione per svegliarsi al mattino”. Questa ricerca è considerata importante poiché la sua conclusione positiva porta alla persona una profonda soddisfazione, al contempo possono esserci conseguenze negative per coloro che vivono la vita con estrema passione  rischiando di esserne consumati sino alla degradazione. Nel brano troviamo proprio questa passione,un’insieme di ricordi: il momento in cui si sono conosciuti, quando dormivano insieme; proprio questi ricordi obbligano Claver a stare a letto con il mal di testa, lontano dagli amici in attesa di una telefonata dalla “sua ragione per svegliarsi al mattino”.

“La tana del lupo” invece è un pezzo forte, in cui Claver racconta di sè, di delusione, solitudine e parla della scena dell’hip pop paragonabile a una boyband ormai. Proprio in questa traccia troviamo le jam in cui Claver è cresciuto e ha spaccato poiché è stato vincitore del Tecniche Perfette Marche e finalista nazionale, inoltre vi sono una serie di riferimenti che spaziano dalla letteratura fino ad arrivare ad artisti contemporanei, troviamo infatti: Montale, Gaugauin, Fidel Castro, Vasco Rossi e Fibra, Bruto e Cassio.

Un altro brano che trae il nome da un termine giapponese è “Yuki “, questa parola può assumere vari significati ad esempio “felicità” o “neve”. Questo brano è il racconto di un amore nascosto da un’amicizia, un rapporto dove l’essere cresciuti insieme li ha legati così tanto da provare le stesse emozioni ma nonostante ciò lei sta per andare via. Lei è come la neve lungo le strade di periferie e brucia come quando stringi la neve fra le mani.

Claver oltre ad essere rapper è stato anche writer dunque un legame forte con la strada è inevitabile; proprio in “Wabi Sabi” ritroviamo questo ambiente , il suo passato, la sua casa.

L’album si conclude con “Calicanto”, primo estratto che ha anticipato l’album, in cui si intrecciano ricordi legati al papà, pensieri ed incubi, fallimenti e ancora una volta Claver chiede di restare al suo Ikigai.

Il Lupo di Hokkaidò è un fulmine a ciel sereno nel panorama italiano, uno spaccato di vita, dove finiscono le gioie ed iniziano le paure, dove finisce l’odio ed inizia l’amore, dove finisce il silenzio inizia la musica.