QUANDO LA MUSICA INCONTRA LA SETTIMA ARTE – IL REGISTA DEL MESE: Stanley Kubrick

Rubrica a cura di Vito D’addesa

Questo mercoledì è dedicato a Stanley Kubrick, uno dei maggiori cineasti della storia del cinema. Le sue opere sono considerate dal critico cinematografico Michel Ciment «tra i più importanti contributi alla cinematografia mondiale del ventesimo secolo».

Kubrick era un innovatore, sempre alla ricerca della perfezione. Girava e rigirava le scene dei suoi film, fin quando non pensava che fossero perfette.

È stato uno dei più grandi registi, sceneggiatori e produttori della storia del cinema, e non solo… Durante la sua carriera professionale, ha ricoperto anche il ruolo di direttore della fotografia, montatore, scenografo e creatore di effetti speciali.

La sua filmografia conta 13 lungometraggi, i quali uscirono nelle sale tra il 1953 e il 1999, quindi uno ogni 3-4 anni; ciò fa capire quanto Kubrick tenesse alla buona riuscita dei suoi lavori.

13 lungometraggi compongono la filmografia di Kubrick e vale la pena elencarli tutti:

“Paura e desiderio” (1953)

“Il bacio dell’assassino” (1955)

“Rapina a mano armata” (1956)

“Orizzonti di gloria” (1957)

“Spartacus” (1960)

“Lolita” (1962)

“Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” (1964)

“2001: Odissea nello spazio” (1968)

“Arancia meccanica” (1971)

“Barry Lyndon” (1975)

“Shining” (1980)

“Full Metal Jacket” (1987)

“Eyes Wide Shut” (1999)

Kubrick è anche noto per aver affrontato con grande successi di critica e pubblico svariati generi cinematografici, dai film di guerra alla commedia nera, dal noir al thriller, dall’horror alla fantascienza, passando per i film storici, quelli drammatici e il peplum (spada e sandalo).

Oltre ai film a colori ha diretto anche pellicole in bianco e nero, soprattutto nei primi anni. Un degno esempio ne è rappresentato dal film bellico “Orizzonti di gloria”, ambientato in Francia durante la Prima guerra mondiale, oppure da “Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” con un fantastico Peter Sellers che interpreta tre diversi personaggi, compreso il dottor Stranamore. E che dire di “Rapina a mano armata”, il quale potrebbe essere considerato il padre di “Reservoir Dogs” di Quentin Tarantino, o di “Lolita”, pellicola controversa e molto avanti per i suoi tempi.

 

Peter Sellers ne “Il dottor Stranamore”

 

Il primo film a colori diretto dal maestro è stato “Spartacus”, uno dei migliori peplum della storia del cinema, con un gagliardo Kirk Douglas nei panni di Spartaco. Questa pellicola è un mix di ribellione e romanticismo, di guerra e di barbarie; epicità allo stato puro. Nel 1968 invece viene distribuito nelle sale cinematografiche “2001: Odissea nello spazio”, quello che viene considerato da molti il capolavoro del regista newyorkese, nonché uno dei migliori film della storia del cinema. Esso non è un semplice film di fantascienza, ma molto di più. Esso tocca problematiche antiche relative all’identità della natura umana, al suo destino, al ruolo della conoscenza e della tecnica. Il tutto è coronato da degli effetti speciali da paura.

 

Il monolito nero in “2001: Odissea nello spazio”

In seguito dirigerà “Arancia meccanica”, altro film di fantascienza, questa volta non spaziale ma “sociologica”. È sicuramente uno dei film più conosciuti e amati dal pubblico, visivamente impeccabile e pregno di significato. Dal punto di vista visivo, però, il migliore è senza ombra di dubbio “Barry Lyndon”, il quale fonda la sua bellezza su una fotografia a dir poco fantastica, che rende la pellicola come se fosse stata girata direttamente nel diciottesimo secolo. Questo non è un film, ma una serie di dipinti messi uno dietro l’altro.

 

Frame tratto da “Barry Lyndon”

 

A “Barry Lyndon” segue “Shining”, l’unico film horror presente nella filmografia di Kubrick. La pellicola, che dapprima era stata fortemente criticata, ha oggigiorno assunto lo status di cult, grazie soprattutto alla performance straordinaria di Jack Nicholson. In particolare, alcune scene sono entrate nell’immaginario collettivo: si tratta ovviamente della scena sulle scale e quella ancor più famosa della porta.

 

Jack Nicholson in “Shining”

 

Il penultimo film diretto da Kubrick è stato “Full Metal Jacket”, altro cult del maestro statunitense, che narra alcune vicende che vedono coinvolti dei marines statunitensi durante la guerra del Vietnam. Il film è diviso temporalmente in due parti: una che riguarda l’addestramento dei marines e quella successiva che riguarda il conflitto vero e proprio. Memorabile è l’interpretazione di Ronald Lee Ermey, il quale veste i panni del brutale Sergente maggiore Hartman.

12 anni dopo uscì nelle sale l’ultima pellicola diretta da Kubrick, il dramma psicologico “Eyes Wide Shut”, che è anche l’ultima pellicola girata insieme dalla coppia Nicole KidmanTom Cruise. Per le riprese di questo film ci vollero addirittura 15 mesi (13 in più di quelli previsti), ciò fa ben intendere quanto Kubrick tenesse alla buona riuscita del film, il quale fu distribuito postumo alla sua morte, avvenuta poco dopo la fine del montaggio dello stesso. “Eyes Wide Shut” è un thriller psicologico che come pochi ti lascia incollato allo schermo; è Kubrick allo stato puro. La sensualità e l’erotismo la fanno da padrone, a coronamento di una sceneggiatura senza impurità e una regia perfetta.

 

Nicole Kidman e Tom Cruise in “Eyes Wide Shut”

Per quanto riguarda le colonne sonore, soprattutto per quanto concerne gli ultimi film girati, faceva uso di brani non originali. Per “Barry Lyndon”, Kubrick abbandonò pezzi di colonna sonora originale, preferendo autori come Händel o Bach. Lui stessi dichiarò: «Per quanto i compositori di colonne sonore possano essere bravi, non saranno mai un Beethoven, un Mozart o un Brahms. Perché usare una colonna sonora discreta quando c’è dell’ottima musica disponibile dal nostro passato più recente?». E ancora: «Quando completai il montaggio di “2001”, avevo fatto registrare alcune musiche originali che volevo usare nel film. Lo stesso compositore, però, davanti al “Bel Danubio blu” rimase esterrefatto e allora cambiò idea e inserì queste tracce nelle scene. Con “Barry Lyndon” non ricaddi nell’errore e usai direttamente musiche non originali».

Comunque sia in passato aveva comunque fatto utilizzo di colonne sonore originali, basti pensare a quella composta da Alex North per “Spartacus” o a quella di “Lolita”, la quale porta la firma di Nelson Riddle.

I brani utilizzati, che siano originali o non, sono il perfetto coronamento di una regia perfetta. Contribuiscono a rendere la scena indimenticabile, accrescono l’emozione.

 

Di seguito vi è proposta una carrellata di brani estrapolati dalle colonne sonore dei film del maestro:

 

Sul bel Danubio blu – Johann Strauss jr (da “2001: Odissea nello spazio”)

Così parlò Zarathustra – Richard Strauss (da “2001: Odissea nello spazio”)

Singin’ in the Rain –  Gene Kelly (da “Arancia meccanica”)

Sarabanda dalla Suite n. 4 in re minore – Georg Friedrich Händel (da “Barry Lyndon”)

Hello Vietnam – Johnnie Wright (da “Full Metal Jacket”)

Wooly Bully – Sam the Sham & the Pharaohs (da “Full Metal Jacket”)

These Boots Are Made for Walkin’ – Nancy Sinatra (da “Full Metal Jacket”)

Surfin’ Bird – The Trashmen (da “Full Metal Jacket”)

Baby Did a Bad Bad Thing – Chris Isaak (da “Eyes Wide Shut”)

Masked Ball – Jocelyn Pook (da “Eyes Wide Shut”)