GIO EVAN, CAPTA TOUR LIVE – 4 Luglio, Castello Sforzesco Milano

A cura di Ylenia Montonetti

Giovedì sera arrivo nella magnifica cornice del Castello Sforzesco di Milano senza nessun idea di cosa mi offrirà lo scrittore, l’umorista e il musicista Gio Evan.

L’aria che si respira di certo non è la solita di concerti poiché subito noto solo posti a sedere, poco dopo sale sul palco la band di 5 elementi provenienti dagli Anudo e dagli Elephantides e si percepisce in lontanza la voce di Gio Evan che recita una delle sue poesie, sale finalmente sul palco e subito inizia a canticchiare “Joseph Beuys” si lascia subito andare sul palco, corre, salta, mima qualsiasi frase senza fermarsi un secondo per poi arrivare libero a cantare “Pane in cassetta”  e “A piedi il mondo“.

Si mostra subito emozionato e sorpreso dal pubblico, senza rinunciare alla sua dose di umorismo ammette di voler bene il pubblico a cazzo, anche se non lo conosce perché è importante volersi bene. Ogni giorno si crea odio, diffidenza tra persone, terre come se ci fosse un complotto contro la felicità, la fragilità, lo stare insieme ed è proprio cosi che introduce la sua ultima canzone “Amazzonia” seguita da un’altra canzone inedita.

Lo spettacolo si alterna con racconti, impossibili limonate collettive, lettere da scrivere alla mamma e letture attuali come non mai:

“L’omosessualità è una malattia, l’eterosessualità è uno stato di salute, la transessualità è un danno, il pansessuale è una maleducazione perché non si può fare la scarpetta a tutti i sessi? Quale sessuale può permettersi di giudicare? Io dico che solo gli Eperosessuali possono permetterselo. Esistono? Posso inventarli io, gli Eperosessuali? che sentono parlare due persone di sessualità, si avvicinano silenziosi, poi gridano: Epperò! Ancora a parlare di sessualità? Ancora chiusi in questo argomento? 

Possiamo chiudere questa porta e passare in altre stanze? Possiamo chiudere questa porta che tanto non fa corrente? Non sbatte, non vibra, non c’è aria. Possiamo aprire solo porte che fanno corrente? Che abbiano presa? Presa di coscienza. Sogno questo, una nuova elettricità, aprire nuove illuminazioni e chiudere le correnti correnti.

Sento dire, si chiude una porta si apre un portone, possiamo mica cambiare anche i detti? Possiamo dettare nuovi detti? Si chiude una porta si apre un porto. Il “ti porto”, “mi porto?” Cosa porto? Ti servo? Ti serve aiuto? Mi porto! vengo io.
Cosa succede quando chiudo il mio porto, il mio verbo portare, quando chiudo il porto, come entro a mare? Come entro nell’amare? Se non mi porto.

io sono a favore del porto d’armi, voglio il porto d’armi libero, per tutti, senza autorizzazioni, senza licenza, accessibile a chiunque, il porto d’armi, purché d’armi sia tutto attaccato. DARMI.

signora può darmi? Posso darmi? Cosa posso darle? Ti do, mi do, si dia e non si insidia. Può darsi o può darsi? Cioè può donarsi o forse? Può darsi! il porto darmi, iniziare a portare la nostra accoglienza. Il nostro dare. Dare per poter essere o essere per poter dare? Questo non è un problema! Dare aiuto, darci in aiuto.

E ma Aiutiamoli da loro, Aiutiamoci da noi, a casa loro, da me? Che fai sali tu o scendo io? riusciamo a metterci d’accordo? Se ci venissimo incontro? Se ci aiutassimo a metà strada? a Battipaglia, provincia di Salerno, ci vediamo lì, ci si aiuta lì.

E mentre mi avvio ovvero mi accendo, mi imbatto nei termini, termini: conclusioni e parole:
mi imbatto nella politica:
dal greco: Poli, città, tekè: Arte: Arte della città. L’arte di costruire, di mantenere, di vivacizzare un luogo di stimoli e memorie.

e poi mi imbatto nella parola polemica, senti politica e polemica, senti l’assonanza, suonano bene cosi bene che ci si può confondere, polemica viene da polemos: Guerra, … che si stacca dalla radice dal verbo pàllò, che vuol dire mi lancio, mi getto. Polemica significa a tutti gli effetti: lanciarsi alla guerra.

Allora io, così, per curiosità mia, non voglio ficcar zizzania anzi me ne vado subito, ma volevo chiedere, voglio sapere, voi, state facendo politica o polemica?”

Subito dopo recita una poesia e suona l’ultimo singolo  “Himalaya Cocktail“, prova a lasciare il pubblico con A piedi il mondo” ed ironizza sul fatto che loro devono andar via perché sono come le stelle Michelin suonano poco ma buono.

Nonostante le luci spente e il palco vuoto il pubblico si alza e inizia a ballare,  Gio Evan e la band sono “costretti” ad uscire per concludere, davvero questa volta, suonano “Sabota” ed intonano “Più in alto” richiesta dal pubblico ma purtroppo non presente in scaletta.