David Bowie, Social Network e musica contemporanea: intevista con i Management

Intervista a cura di Giuseppe Visco

Con l’uscita di “Saturno fa l’Hula Hoop” torna sulla scena il duo “Management” nato a Lanciano nel 2006. Gruppo che sa farsi notare e per qualità musicali e per qualità caratteriale essendo da sempre contro il sistema, oll nuovo singolo, descritto dal frontman Luca Romagnoli via social “una canzone molto romantica, che mi commuove per la sua dolce semplicità”, va un po’ a contrapporsi a quello uscito un anno prima “Kate Moss”, mostrando il lato più intimo e profondo. Abbiamo scambiato due chiacchiere con loro, ecco cosa ne è uscito.

– La prima domanda, a bruciapelo, è: del “Management del dolore post operatorio” cosa resta oggi?

Ciò che rimane è il Management, la gestione. Degli amori, dei sentimenti, anche la gestione del dolore e di tutte le altre cose belle e brutte della vita. La vita non è altro che un susseguirsi di cose da gestire.
Non c’è più l’irruenza del Dolore Post Operatorio, perché col passare del tempo questo tipo di dolore  passa, e restano solo le cicatrici. Le emozioni invece non seguono le mode o i periodi della vita, le emozioni non cicatrizzano mai. Ora siamo più concentrati sul nostro apparato emotivo, piuttosto che sull’urgenza di quello corporeo.

– Nove anni fa, nel 2010 usciva “Nei palazzi”. Avreste mai immaginato di ritrovarvi dove siete oggi?

Abbiamo lavorato sodo e goduto di tante belle esperienze ma anche sopportato tante delusioni. Non ci siamo mai fermati a immaginare o rimpiangere qualcosa, siamo andati avanti. Noi guardiamo solo avanti e riusciamo a respirare solo facendo il nostro lavoro.

– Entrambi siete molto attivi sui vari social e avete un buon seguito. Cosa ne pensate in merito? Può questo avervi aiutato a “scalare” un po’ la montagna della notorietà?

Possiamo dire, senza false modestie, che facciamo parte di quella schiera di artisti che è salita sui palchi e si è fatta un nome in un periodo in cui i social non avevano l’importanza che hanno adesso.
Sembra assurdo ma stiamo parlando di pochi anni fa, non un secolo.

-Qual è la canzone alla quale siete più legati e perché?

è una storia lunga questa.
è come se chiedessero a dei genitori con 10 figli, qual è il figlio al quale sono più legati. Magari hanno una segreta preferenza per uno di questi, magari qualcuno ha dato loro più soddisfazioni di un altro, ma un buon genitore dovrebbe rispondere che vuole bene a tutti i figli nella stessa misura.

– Il vostro successo è frutto della gavetta e del sudore – in tutti i sensi. Qual è stata la vostra peggiore serata? Vi siete mai ritrovati in situazioni difficili?


Tutti gli artisti ricordano le serate in cui, agli inizi della propria carriera, non c’era pubblico. Serate in cui ti auguri il meglio, serate in cui vorresti farti conoscere e spaccare tutto e poi…..non viene nessuno. Qualcuno, con un po’ di ipocrosia, potrebbe dire che ha suonato con la stessa forza e le stesse emozioni, ma non è vero. Quando alcune volte le cose andavano male, l’unica salvezza per noi era la rabbia, e a volte la rabbia ci ha fatto fare dei concerti pazzeschi davanti a 3 persone.



– Andare controcorrente è stata ed è una delle qualità che vi caratterizza. Nel panorama musicale italiano dove vi collocate?

Per questioni di cultura e di provenienza geografica, per questioni di provincialità, non abbiamo mai fatto comunella con nessuno. Ogni nostro disco è stato un evento a parte della musica italiana. A prescindere dal successo o l’insuccesso. Anche quando ci siamo divertiti a scrivere cose più radiofoniche non si può dire che abbiamo seguito una moda o una strada calpestata da qualcun altro prima di noi. È il segreto del nostro (in)successo: stare sempre da parte.

– I vostri concerti sono un concentrato di rabbia ed esplosività. Nella vita quotidiana, invece, come siete?

Abbiamo imparato a stare in silenzio, forse per risparmiare le energie.

– “Questo è il budello che uso io, che toglie le malattie dal mondo. Prendetene e usatene tutti. Fate questo, sentite a me” è stata la frase dopo la quale la Rai ha deciso di mettere fine alla vostra esibizione al concertone del 2013 – alla quale è seguita la protesta di Luca, scatenando contro di voi l’ira dei cattolici e dei moralisti. Se potessi tornare indietro lo rifaresti?

Sono passati tanti anni, le persone cambiano. Non siamo più quelli che sono saliti su quel palco. Parlo proprio in senso fisico, personale. Sono cambiate le nostre connotazioni, anche quelle estetiche.
Se fai il paragone non ci riconosci più. Siamo altre persone.
Quando “loro”, Luca e Marco nel 2013, sono saliti su quel palco, sentivano il bisogno di fare quello che hanno fatto. Noi siamo fieri che lo abbiano fatto. Rimarrano nella storia, beati loro.

– I vostri tour hanno sempre toccato non solo l’Italia ma anche l’estero portandovi su palchi importantissimi come lo Sziget e il Popkomm di Berlino. Avete in mente di “ripartire” in tour? Quali sono i vostri progetti?


Nel 2020 ripartirà il nostro tour. Tutto quello che facciamo ha come obiettivo finale la condivisione delle nostre emozioni con le persone che vorranno incrociare il loro cammino con il nostro.

-In tour i Management ascoltano..

Tutte le novità: per imparare qualcosa, rubare qualcosa, farsi ispirare, oppure commentare cinicamente. Ci divertiamo a criticare tantissimo gli altri gruppi, soprattutto quelli dei nostri amici, in totale segretezza. Ma sappiamo bene che anche loro fanno così.

-Quale canzone avreste volute scrivere?

Una canzone qualsiasi di David Bowie.

-C’è qualche artista che vi ha influenzato particolarmente?

Per cercare di essere originali, contemporanei, moderni, freschi e scrivere qualcosa che abbia un senso (nel periodo storico in cui la scrivi) non devi dimenticare la grande musica del passato ma non devi neanche rifiutare le novità. Devi cercare di comprendere tutto e farti influenzare da tutto questo universo incredibile. In ogni parte del mondo c’è qualcuno in questo momento che ha nella testa un’idea e potrebbe cambiare la musica per sempre.

– In quale momento avete capito di “avercela fatta”? Avete mai pensato di smettere?

Chi pensa di avercela fatta si sbaglia perché ha appena cominciato. Nella musica si può essere al Top un giorno, e il giorno seguente nel bidone dell’immondizia. Potremmo fare mille esempi di gruppi che “hanno spaccato” e adesso nessuno si ricorda di loro. Il bello di questo mestiere è che non ti lascia il tempo di fermarti a pensare che sei figo e ce l’hai fatta. Nel momento in cui ti compiaci allo specchio, altri milioni di artisti ti mangiano la faccia.

 

– Se qualcuno vi chiedesse di descrivervi con 3 aggettivi quale scegliereste?

tre sono troppo pochi. Ce ne vorrebbero 3 mila! Ma questo vale per ogni essere vivente. Noi non siamo solamente quello che siamo, siamo tanto altro, che non si vede. Forse è più vero tutto quello che non si vede. Quello che mostriamo agli altri è frutto di maggiori costruzioni e trucchi.

– “Quando penso ad un amore così, penso che forse lo sto solamente immaginando, non so se l’ho vissuto davvero, se lo desidero nel profondo” queste sono le parole con le quali hai anticipato l’uscita del nuovo singolo sui social. E’ il tuo filo rosso del destino?

L’amore nella vita è tutto. Ma l’amore è una cosa molto strana. Confonde molto. Confonde il pubblico e soprattutto noi stessi. A volte ci concentriamo sull’amore verso un’altra persona, a volte dimentichiamo l’importanza dell’amore per la propria libertà, a volte siamo ossessionati dall’amore verso quello che non c’è più e che mai più avremo, altre volte siamo accecati dalla passione di ciò che desideriamo e non possiamo avere, o di ciò che abbiamo e la paura di perderlo.
L’amore è una delle tante parole, come la felicità, che è impossibile declinare con una prospettiva unica e fissa.