NOP: L’intervista esclusiva alla band bolognese

Intervista a cura di Giuseppe Visco

I NOP nascono nel febbraio 2011 dall’incontro di cinque ragazzi bolognesi appartenenti a generi musicali completamente diversi. La loro unione ha creato un rock dallo stile unico, ricco di sonorità tipiche della ricerca melodica del pop italiano fuso al sound più quadrato del rock odierno di matrice tipicamente statunitense.
La formazione attuale è composta da Francesco Malferrari (voce), Claudio Bizzarri (chitarra), Gianluca Davoli (chitarra), Marco Righi (Basso) e Andrea Pirazzoli (batteria).
Nell’inverno del 2011 registrano un EP in collaborazione con la SanLucaSound, storico studio di registrazione di Bologna, il quale li nota e gli propone la partecipazione alle selezioni di Sanremo Giovani cogliendo così l’occasione per due anni consecutivi, nel 2012 con il singolo “L’unico per te” e nel 2013 con “il Ritratto di Aldo Moro”. Non vengono selezionati ma acquisiscono un pubblico locale sempre maggiore grazie alla visibilità data da riviste online e alcuni quotidiani, tra cui Il Corriere della Sera ed Il Resto del Carlino. Vincono il B-Nervous Music Contest di Villa Serena (Bologna) nel 2013 ed il SassxFactor (Sasso Marconi) nel 2014 ottenendo così.

 

– IN “L’UNICO PER TE” LA COMPONENTE SENTIMENTALE NEL TESTO LA FA DA PADRONA. FA RIFERIMENTO A QUALCHE PERSONA IN PARTICOLARE?

Assolutamente sì. D’altronde, come si fa a parlare d’amore senza pensare a una persona in particolare? Ma ci piace non dire precisamente di chi parla questa canzone, perché vogliamo che chi l’ascolta pensi a quel “qualcuno” che ha nel suo cuore. L’unico per te parla di un amore tanto forte quanto complicato. Un’esperienza che ciascuno di noi ha sperimentato una volta almeno nella vita.

– C’È TREPIDAZIONE PER IL VOSTRO ALBUM CHE USCIRÀ IN AUTUNNO. COSA C’È DA ASPETTARSI?

Un album inedito, nel vero senso della parola. Mai sentito. All’interno saranno concentrati 8 anni di musica di 5 ragazzi bolognesi che amano sperimentare e raccontare a modo loro tratti delle esperienze quotidiane. Un album a tratti scherzoso e divertente, a tratti capace di raccontare esperienze dolorose. Il rock d’altronde è questo per noi.

 

– IL VOSTRO NOME “NOP” È LEGATO A QUALCHE SIGNIFICATO?

Ha tantissimi significati, ma quando ci siamo accorti che la N, la O e la P sono di fatto le lettere centrali dell’alfabeto italiano abbiamo capito che era il nome giusto per noi. E’ olo guardando le cose dal centro, equidistanti dagli estremi, che si può raccontare la completezza delle emozioni.

– QUAL È IL RUOLO DI UN ARTISTA NEL 2019, SECONDO VOI?

Lucio Dalla diceva che “l’impresa eccezionale è essere normali”. Il mondo della musica nel 2019 si divide fra chi (la maggior parte) crea la musica che sa che può funzionare, la musica mainstream, magari senza neanche divertirsi troppo nel farlo e chi, pur di andare sempre e comunque contro gli schemi, crea arte tanto ricercata quanto difficile da capire. Noi vogliamo essere semplicemente noi stessi. Quando siamo su un palco e suoniamo la nostra musica ci divertiamo e stiamo bene. È questo ciò che ci basta.

– QUALE TIPO DI CANZONE PREFERITE? ASCOLTATE MUSICA ITALIANA?

Siamo un gruppo molto eterogeneo in fatto di gusti musicali. Per anni abbiamo pensato potesse essere un difetto, ma ci siamo presto resi conto che questa diversità di stili che siamo riusciti a mescolare alla perfezione nei nostri brani è la nostra vera forza. C’è chi di noi ascolta musica metal, come rock, grunge o pop italiano. Però l’esperto del gruppo in musica italiana è senza dubbio il cantante…

– L’ARTISTA/GRUPPO DAL QUALE AVETE TRATTO ISPIRAZIONE È..

Decine e decine, tutti compressi nelle note nelle nostre canzoni. Da Lucio Dalla ai Timoria, passando per Alice in Chains, Le Vibrazioni, Metallica e Ligabue. Un bel potpourri insomma…

 

– QUALE PEZZO AVRESTE VOLUTO SCRIVERE VOI?

Ce ne sono tanti ma se dobbiamo citarne uno, senza disturbare mostri sacri, diciamo “Sangue Impazzito” dei Timoria.

– COSA NE PENSATE DELLA SITUAZIONE MUSICALE ITALIANA?

Ne parlavamo prima. È fin troppo schiacciata su due generi, l’indie e il rap/trap, lasciando spazio minimo a tutto ciò che esce da questi schemi. Eppure il panorama musicale italiano è stracolmo di band e cantanti che creano musica innovativa che purtroppo rimangono artisti di nicchia.

– SIETE PRESENTI ANCHE SU TUTTI I SOCIAL. CREDETE CHE LA GLOBALIZZAZIONE POSSA AVER ARRECATO UN DANNO O PORTATO BENEFICI ALLA MUSICA?

Una cosa è certa: se vuoi fare musica nel 2019 DEVI essere presente sui social e usarli con costanza. In sé per sé questo non è né un bene né un male: i social ti danno opportunità di farti conoscere a condividere la tua musica a un pubblico molto vasto che fino a pochi anni fa era impossibile raggiungere in così breve tempo. Allo stesso tempo però è triste accorgersi che molti artisti vengono spinti molto più per il personaggio che si creano sui social (non sempre positivo) che per la musica che creano.

– IL VOSTRO LEGAME CON BOLOGNA È MOLTO FORTE. SE VI CHIEDESSERO DI DESCRIVERE BOLOGNA QUALI PAROLE USERESTE?

Ne basterebbe una sola: UNICA. Bologna è una città che dà un’opportunità a chiunque la richieda, una città che non lascia indietro nessuno. Non è un caso che sia stata dichiarata nel 2006 Città della Musica dall’UNESCO. Non è un caso che chiunque arrivi a Bologna non la lasci più. – SEMPRE A PROPOSITO DI BOLOGNA: COM’È STATO ESIBIRSI A PIAZZA MAGGIORE? Un’emozione indescrivibile. Lascio a voi immaginare cosa possa significare per 5 ragazzi di 28-30 anni che fanno musica, nati e cresciuti a Bologna (e follemente innamorati di questa città), suonare per ben due volte consecutive nel giro di due anni sul palco di Piazza Maggiore. Quando sali su quel palco vedi da un lato San Petronio in tutta la sua bellezza, dall’altro “al Zigànt”, la statua del Nettuno, e davanti a te la Piazza piena di gente. A quel punto sai che devi goderti quel momento fino all’ultimo istante.