Paolo Benvegnù e Marina Rei @ Festival Delle Serre

A cura di Antonio Serra

 

Tutti i respiri che ho sono per te”. Mai avrei potuto sperare in un incipit più eloquente. Palazzo Sersale a Cerisano (CS) ha sul retro un giardino. Ci si accede attraversando il grande portone affacciato sulla piazza, poi il suggestivo chiostro col pozzo al centro, infine due rampe di scale in pietra che si aprono su uno spiazzale ch’è quasi un anfiteatro, affacciato sulla valle del Crati. Sulla balconata in fondo al prato, con le spalle al panorama, Paolo Benvegnù e Marina Rei mettono in scena Canzoni Contro La Disattenzione In Box. Lo stanno portando in giro da più di un anno questo spettacolo, replicandolo con variazioni di scaletta ad ogni iterazione. Tour fortunato e richiestissimo, vestito di una soffusa eleganza spolverata di suoni coesi e mescolati con equilibrio magistrale. Stasera sono ospiti del Festiva Delle Serre, ventennale rassegna di arti, musica e spettacolo. Un evento di riferimento, da anni, nell’estate della Provincia cosentina.

E’ piovuto nei giorni scorsi e piove anche questo tardo pomeriggio, prima del concerto. C’è il rischio che lo spettacolo non si tenga o che venga spostato al chiuso, con capienza limitata e suoni costretti da pareti soffocanti. Per i tornanti che da Cosenza portano a Cerisano poche auto. Io seduto sul sedile passeggero stringo in mano la macchina fotografica ed il cellulare rotto ormai inservibile. Guardo fuori, contando le gocce di pioggia che si fanno sempre più rade anche se dentro, nel mio petto, continua a tuonare forte ad ogni curva. Dall’ampio parcheggio attraversiamo un arco intonacato di recente che conduce fin dentro al centro storico, in una vinella tra i vicoli di pietra. Palazzo Sersale è al termine di una salita che attraversa tutto il paese. Nel momento in cui calchiamo il selciato che taglia a metà il prato, il cielo è stellato ed il mio stomaco in burrasca.

Sofia è la figlia di una coppia di Amici (con la A maiuscola). E’ la prima volta che la incontro di persona: è bellissima, con due occhi grandissimi e le guance da mordere. Non mi dà troppa confidenza, ma mi rallegra il cuore quel tanto che basta per prepararmi ai colpi che Paolo e Marina di lì a poco mi sferreranno. Il prato è servito di sedie di plastica allineate che presto si riempiono. Arrivano ancora persone; alcune rimarranno in piedi ai lati, altri si siederanno a terra tra l’erba proprio davanti alla balconata che fa da palcoscenico.

E’ così che ogni goccia di te scava la mia schiena lentamente” e la scaletta inizia a disciogliersi canzone dopo canzone. Dopo La Schiena il duo sferra Nello Spazio Profondo e sono due uppercut in sequenza prima del gancio assestato da La Parte Migliore Di Me cantata da Marina. Avete presente quando vi sale il sospetto che le canzoni stiano parlando proprio di voi? Sarà stato merito del gusto batteristico impeccabile di Marina Rei, con quel suono stoppato e pastoso, carico di armoniche a bassa frequenza, mescolate alle gocce di note che zampillano dalla chitarra di Paolo Benvegnù il quale come sempre fa un uso magistrale dell’effettistica, realizzando vere e proprie orchestrazioni con reverberi e shimmering eterei sublimanti nella cover di Battiato Up Patriots To Arms che lascia a bocca aperta anche il mio amico Raffaele.

Poi Paolo lascia a Marina l’onere di interpretare la sua meravigliosa Il Mare Verticale, manifesto di profondità e dichiarazione di fragilità senza mezze misure. Ogni volta resto immobile ad ascoltarla, anche stavolta che Marina la fa sua senza incertezza alcuna. Ed io la faccio altrettanto mia, in silenzio, senza dare fiato al testo che canto a memoria nella mia testa, con gli occhi lucidi di consapevolezza.

Donna Che Parla In Fretta anticipa la cover sognante di Curami dei CCCP. Sono solo in due sul palco ma l’alchimia è tale che nessuno sente la mancanza di altri strumenti. Ancora un brano a testa: La Mia Felicità, Io E Il Mio Amore, I Miei Complimenti, poi si raggiunge il climax. Cerchi Nell’Acqua la cantiamo in tanti e sì, la canto anch’io, come fosse un inno, una preghiera di speranza, una dichiarazione d’intenti; “Una canzone che getta ponti” la definisce spesso Paolo. Insieme ad Un Inverno Da Baciare sono l’apice della serata.

I due musicisti si alzano, ringraziano, fanno finta di andare via tra gli applausi ma tornano praticamente subito ai propri posti, osannati dal pubblico. C’è ancora tempo per un’altra cover dei CCCP (Narko’$), Fammi Entrare ed in fine Il Mare E’ Bellissimo. Poi tutti in piedi, letteralmente, ad applaudire e ringraziare per una performance impeccabile. I capannelli di gente intorno ai due idoli che non si risparmiano. Cerco Paolo, per salutarlo come ogni volta che viene in Calabria, ma è impegnatissimo tra i selfie e, dato che in fondo la verità è gli voglio bene, ne sono felice. Perciò rinuncio al tentativo di abbracciarlo per non sottrarlo alle attenzioni della miriade di altri fan. Dopo tutto, anche se solo per stasera, mi ha già aiutato a sostenere il peso di un’anima di piombo. Ché non è forse a questo che servono i concerti? Non è forse a questo che servono i poeti?