[INTERVISTA] I Satoyama: Musica ed ecosostenibilità in 10 domande

Intervista a cura di Alessia Carolina De Rosa

 

Parlando dell’ultimo disco “Magic Forest”, pensate di aver raggiunto una maturità musicale?

Abbiamo lavorato a “Magic Forest” per quasi due anni. Ne abbiamo avuto cura aspettando che le radici crescessero e ne stringessero altre lungo il cammino compositivo. La maturità musicale e il sound di gruppo sono continuamente materia di studio e di ricerca da parte nostra.

 

Qual è la connessione che lega “Magic Forest” con Satoyama?

“Magic Forest” ci rende orgogliosi e felici ogni volta che lo suoniamo e lo condividiamo con il pubblico. Oltre al discorso prettamente musicale, ci ha permesso di connetterci a diverse realtà che lo hanno reso più ricco. Abbiamo conosciuto e ci siamo confrontati su tematiche ecologiche con esperti del mestiere e, il
confronto e le relazioni umane che abbiamo stretto grazie all’album, ha reso il disco più coinvolgente e più ampio.

 

Che distanza emerge tra questo disco e quelli precedenti?

Il nostro ultimo lavoro è più pensato e meno “istintivo” dei dischi precedenti. “Spicy Green Cube” e “In Sweden” ci hanno naturalmente traghettati a “Magic Forest” che ci ha richiesto molto tempo e molte attenzioni. Ci siamo impegnati affinché tutta la musica all’interno del disco fosse, secondo i nostri parametri, più sincera possibile.

 

Siete dei ragazzi di provincia, come allora Ivrea ha influenzato lo sviluppo del vostro estro?

Ivrea è una città piccola ma abbastanza attiva per quanto riguarda le attività culturali. Ci siamo trovati tutti e quattro a dare una mano al festival jazz che si tiene ogni anno in città. Ci siamo conosciuti li, tra musica, grandi artisti e belle emozioni.
Parallelamente penso che Ivrea ci abbia influenzato anche grazie al suo bellissimo e variegato territorio geografico.

 

Tra le diverse collaborazioni che avete fatto, ce n’è una particolarmente significativa per le vostre produzioni successive?

Il secondo disco è stato registrato in Svezia; facemmo un tour in nord Europa e, per tutto il periodo svedese, suonammo con il sassofonista Jonny Wartel. La collaborazione con Jonny Wartel è sicuramente stata fondamentale per il nostro futuro; con poche parole e gesti
Jonny è stato in grado di darci preziosi consigli.

 

Musica ed ecosostenibilità: come l’uno si inserisce nell’altro?

Fare finta che i problemi legati ai cambiamenti climatici non ci siano, è come avere un pachiderma in salotto e fare finta di non vederlo. Il problema più grave, secondo noi, è una grossa carenza di informazioni a riguardo. In “Magic Forest” ogni traccia è dedicata ad una di queste urgenti tematiche. Attraverso la nostra musica e attraverso le bellissime parole della scrittrice Lucia Panzieri, le abbiamo inserite nell’album sperando che possano colpire e “scuotere” gli ascoltatori.

 

Riguardo al vostro prossimo tour, previsto per marzo 2020 dove collaborerete con vari artisti come la pittrice cinese Lavia Lin e che vi vedrà da Mosca a Shanghai, desta curiosità la sua singolare qualificazione quale appunto tour “musicale-antropologico-artistico”, perchè?

Abbiamo scelto il treno per due ragioni: la prima è che è più ecologico dell’aereo, la seconda è perché è lento. Attraverso le ore che passeremo ad ascoltare lo sferragliamento del treno, vedremo i connotati cambiare, conosceremo persone e scambieremo parole con la lingua dei segni. Grazie ad Intercultura Russia, saremo nelle scuole dove suoneremo e avremmo la bellissima opportunità di parlare con i ragazzi. Useremo la musica come lingua per comunicare con diverse persone che incontreremo. Pensiamo che, uno dei modi per costruire la pace, sia tessere relazioni, amicizie e conoscenze con persone di altre culture, e allora… perché non usare la musica e l’arte come
metodo comunicativo ?

 

Sempre sul progetto-tour marzo 2020, come nasce l’idea di renderlo a emissioni Co2 zero e green?

Nasce con la genesi di “Magic Forest”. Fare un tour ad emissioni zero (grazie al fondamentale aiuto di Azzero Co2) è il naturale proseguimento del concept dell’album.

 

Leggendo un’intervista, avete rivelato che il vostro sogno è di andare in Cina. Curiosità: perchè avete deciso di chiamarvi con un nome giapponese e non cinese?

Il nostro sogno è quello di portare la nostra musica in giro per il mondo. Crediamo che la bellezza, nel senso più ampio del termine, sia fondamentale per un futuro di pace e di rispetto tra le culture. Siamo però consci che viviamo in tempi difficili e, proprio per questo associamo la nostra musica a tematiche ecologiche.
Satoyama in giapponese ha un significato semplice ma profondo e bellissimo: un luogo dove natura ed esseri umani esistono e coesistono rispettandosi reciprocamente.

 

Il futuro dei Satoyama nei prossimi cinque anni: sogni e aspettative.

Grazie a “Magic Forest” abbiamo incontrato bellissime realtà che ci hanno aiutato lungo il nostro cammino, alcune di queste sono Novara Jazz, Azzero Co2, Inqubatore Qulturale, Triciclo Onlus, Intercultura, SGMD e Fano Jazz Network. Con quest’ultima abbiamo presentato e vinto il progetto e stiamo già pensando al prossimo (2021). Per ora è solo in fase embrionale ma ci piacerebbe continuare sul filone
concettuale del tour Russia-Cina . Stiamo anche lavorando e
scrivendo molta nuova musica portando il sound di gruppo in una
direzione sempre più orchestrale e fluida.

Vi ringraziamo per l’attenzione ragazzi e un grande in bocca al lupo per il futuro!