[INTERVISTA] Tutti I Camillas in 14 domande

Intevista a cura di Giuseppe Visco

Sono passati 10 anni dalle “Politiche del prato”. Come ve lo immaginavate 10 anni fa il 2019, cosa vi aspettavate?

Non immaginiamo mai il futuro. Solo il passato. Oppure immaginiamo il futuro, ma soltanto dopo che lo abbiamo attraversato, eppure si trova ad essere più vicino a noi adesso, rispetto a noi quando ancora non sapevamo come sarebbe stato quel futuro. Quindi il 2019 probabilmente è una taglia di scarpe di una persona molto molto alta.

In Italia avete calcato più o meno tutti i palchi, da nord a sud, senza distinzioni. Avete mai pensato a qualche data europea? Pensate che la lingua italiana possa rappresentare un valore aggiunto o un limite alla vostra arte?

La lingua italiana è un elemento della nostra musica. In Italia è veicolo di significati, all’estero invece trasporta energia e suono. Nelle esperienze che abbiamo avuto (Svizzera, Germania, Gran Bretagna) la nostra lingua ha svolto perfettamente il suo compito e tutti sorridevano e noi dicevamo, ehi guarda! Sembra abbiano capito!! Infatti avevano capito, ma non quello che dicevamo, ma come lo dicevamo.


La vostra partecipazione a Italia’s Got Talent ha contribuito ad aumentare il vostro bacino di utenza. Cosa ne pensate dei talent in generale?
Abbiamo vissuto l’esperienza televisiva con slancio e curiosità. Ci ha ripagato con molto piacere e ne riportiamo un ricordo bellissimo. Rispetto ai talent, non ne abbiamo una significativa esperienza diretta di massa. Non li guardiamo. A volte crediamo siano belle drammaturgie emozionanti. A volte sentimentalismo e banalismo spinti al massimo. In ogni caso è televisione, spettacolo. A volte un bel circo, a volte una recita scolastica.

Avete suonato in moltissimi posti in Italia. Avete mai pensato a qualche data estera?
Ci pensiamo tanto e vedrai che nel 2020 ce la facciamo! Rispondiamo a sollecitazioni e lanciamo autoinviti agli amici sparpagliati dappertutto. Compriamo cartoline delle capitali del mondo su internet e poi ce le rispediamo, affrancandole con bolli usati, sui quali sia possibilmente rappresentato un Capo di Stato cattivissimo.

Il 2015 è stato per voi un anno intensissimo, ci spiegate un po’ quanto lavoro c’è dietro la pubblicazione di un libro e come vi è venuta l’idea de “La rivolta dello zuccherificio”?

Il libro è uscito nel 2015. L’abbiamo iniziato nell’inverno del 2013, dopo aver conosciuto Giuseppe Genna, scrittore sublime e travolgente, che ci ha poi accompagnato nella sistemazione finale ed editoriale del testo. 

Il libro è una raccolta di storie, immagini, rappresentazioni della realtà ed anche dell’irrealtà. Vengono da noi e da quello che vediamo o crediamo di vedere e di sapere. E’ un romanzo anomalo, frammentato, privo di testa, divertente e commovente. Siamo contenti che sia venuto a stare da noi, dentro di noi.


La scena musicale italiana ha vissuto un profondo cambiamento negli ultimi 2-3 anni. Cosa ne pensate? C’è qualche artista in particolare che vi piace molto?

Il cambiamento deve essere continuo. Temiamo di più i momenti di blocco, gli 8000 Calcutta che sbucano da tutte le parti, gli album unugualallaltro, la rarefazione dei concerti nel nome di un’esclusività che è di reddito e non di intensità. 

Al momento frequentiamo esplosivi come Teo Wise e Matteo Uggeri/Sparkle in grey. Ma ci sono tante musiche che ti si infilzano nel cuore. Esci però dalle playlist di Spotify ed entra nei posti dove si suona dal vivo. No. Non è questione di nostalgia o di verità. Sono le onde sonore. Dal vivo senti la musica anche con la pelle delle ginocchia e la deglutizione acquista nuovi ritmi inaspettati. 

 

Avete collaborato con Calcutta. Com’è stato collaborare con lui? Che tipo è sul posto di lavoro? Avete collaborato con moltissimi artisti: chi è il più meticoloso?
Calcutta l’abbiamo conosciuto sul lungomare di Chieti e ci ha travolto con la sua precisione emotiva, che se ne sta distratta sdraiata sul lettino di qualcun altro, su un terrazzo che non è il mare, ma c’è qualcuno attorno che lo dice a bassa voce. Teniamo per noi i picchi d’intensità che abbiamo vissuto, gironzolando per date con il Pacchetto di Plastica. Quando incontriamo la meticolosità, di solito le accarezziamo la gola con foglie di sedano, così che si stemperi la componente d’ansia ed i più meticolosi diventiamo noi.

Trovarobato è anche l’etichetta di Iosonouncane. Lo avete conosciuto, cosa pensate della sua idea di musica?
Iosonouncane diventerà il nuovo Petrassi, vedrete. Uscirà dai circoli Arci e dai localoni a biglietto e lo troveremo nelle rassegne di musica classica. Ha quel piglio lì. Però non l’abbiamo incontrato mai. Trovarobato ha questo sistema di conservazione dei propri artisti in piccole cellette di marmo, che comunicano con l’esterno soltanto attraverso canali sonori, stracolmi di discomusic e funky nigeriano. Abbiamo provato a suonare al campanello della sua celletta, ma ci ha risposto una vocina e siamo fuggiti spaventati.

Un ragazzino 15 enne non ha mai ascoltato una vostra canzone, cosa gli direste per fargliela ascoltare? E, soprattutto, quale gli consigliereste?
Caro ragazzino quindicenne! Come stai? Ti ricordi a 2 anni quando eri lì, fra il pannolino, il bagnarti tutto e l’orgoglio di aver capito a cosa serve il water? Ti ricordi? E vedi già come ti muoverai per le città fra 10 anni? Lo sai? Ti sei guardato alle spalle poco fa, sentendo un bacio no era una frustata no era una carezza no era una falena no non ho sentito niente? Ecco. Abbiamo la musica che fa per te. Da dove vuoi iniziare? Vuoi commuoverti o ridere o farti inquietare? Senti, facciamo così, scegli in base al titolo e poi ti diciamo noi.

Una canzone per un artista è come un figlio, avete un figlio preferito?
Le nostre canzoni sono tanti fratellini e sorelline, ma i genitori non siamo noi. Si sono prodotte per gemmazione, attraverso rizomi che ci hanno attraversato, e alla fine quello che vedi e vediamo è un giardino, una foresta, una cupola a temperatura regolabile dove facciamo esistere una giungla o il deserto, un prato appoggiato su spaccature della terra o piante che crescono ai lati delle strade.  La preferenza è solo questione di innaffiatura e profumo. Cambia con le stagioni e l’inclinazione della luce e la quantità di fame.

Se qualcuno vi chiedesse di descrivervi con 3 aggettivi questi sarebbero..

Caracollanti

Intensi

Stratificati


Quale artista vi ha ispirato?

Difficile dare una priorità. Noi crediamo nella stratificazione delle esperienze e nelle spade che poi si infilzano in verticale e fanno sgocciolare passioni. Possiamo dirti Enzo Carella, Cochi e Renato, Arvo Part, B52’s.

La canzone che avreste voluto scrivere è..

Una potrebbe essere Una giapponese a Roma di Kahimi Karie e Momus.

In tour ascoltate..

Dipende dal mezzo di trasporto e dai suoni dell’ambiente circostante. Se abbiamo portato le cuffiette individuali o no. E comunque Tennis d’amor, album del 2016, l’abbiamo mixato sui treni, ognuno con la sua cuffia, ad ascoltare e commentare ed aggiustare in diretta col computer.