[RECENSIONE] Unoauno – travolti da una Bara(f)onda

Recensione a cura di Paolo Spinelli

Barafonda è il nuovo, secondo, album degli ‘’unoauno’’.

Proprio per essere in linea con il nome del disco, questo si apre come una vera e propria Baraonda, partendo diretto con potenza travolgendo l’ascoltatore con la ritmica distorta e costante e la batteria incalzante.

Il trio formato dall’asse Rimini-Puglia richiama un po’ gli stili del progressive rock di stampo fine anno ’80 inizio ’90, ricordando nel sound i King Crimson o, azzardando, i Tool, senza però distaccarsi da una propria originalità artistica.

Ciò che varia infatti è proprio la voce in stile rap-monologo che viene quasi però messa in secondo piano dai tecnicismi ritmici, in particolare quelli della batteria, la quale fa da capo-leader di ogni pezzo e gestisce tutte le canzoni con cambi di tempo inaspettati e stupefacenti.

Il risultato è un vero e proprio richiamo alla musica old style con accenno di modernità, un disco per tutti gli amati della tecnica strumentale e del genere progressive.

Si nota senza alcun dubbio il cambio di tono che c’è dal brano Nessuno  a Costa Adriatica, il che fa ricredere subito alla prima impressione che abbiamo dell’album, che poteva vertere più verso un parere criticamente basato sul rock potente al quale siamo più abituati.

Sembra infatti che non ci sia un vero e proprio stile fisso, ma solo un tema/sound comune che però varia con cambi di tempo e stacchi che stupiscono l’ascoltatore.

In conclusione, che sia o meno il progressive il genere preferito, questo album può essere indirizzato un po’ a tutti, senza alcun dubbio, ed è apprezzabile a 360°.