[RECENSIONE] Ti voglio urlare: un inno alla libertà delle cose pensate e mai dette – vi parliamo del nuovo lavoro dei l’ultimodeicani

Recensione a cura di Dorella Basta

L’ultimodeicani è il nome di una band genovese nata nel 2014 e formata da cinque ragazzi, i cui nomi sono Beniamino Parodi, Rachid Bouchabla, Stefano Pulcini, Lorenzo Olcese e Pietro Bonuzzi.

Dopo l’uscita dal loro primo EP, datato 2016, dal titolo “in moto senza il casco”, presentano l’uscita di un nuovo album: Ti voglio urlare. Ti voglio urlare è un titolo che già di per sé mette una carica pazzesca all’ascoltatore, un titolo pieno di rabbia e di grinta, ma che si conclude come una carezza notturna, come un “Ti voglio urlare che m’hai fatto bene, ti voglio urlare che ci è andata bene”.

Pensione a 20 anni è la prima traccia uscita di questo album, essa è quasi una provocazione ai giovani d’oggi che vivono costantemente in crisi. Infatti con una frase d’effetto “e vorrei la pensione a 20 anni e lavorare poi, e vorrei sognare le cose che posso avere e non l’impossibile” vogliono colpire chi si la crisi dei cinquant’anni si trova a dover affrontarla vent’anni prima. Una sensazione che ti porta ad aver miserabilmente paura di fallire fino a sognare l’impossibile, dimenticando di guardare quanto il possibile sia vicino a te, proprio come l’utopia di sognare la pensione a vent’anni.

Cosa vuoi cambiare, un titolo per una canzone che fa riflettere sui mille cambiamenti che ognuno di noi dovrebbe affrontare nell’arco della vita. Ma alla fine quanti dei cambiamenti che ognuno di noi si propone poi vengono effettuati? Quante volte è stata emessa la frase “basta da oggi cambio”, ma alla fine cosa vuoi cambiare? Se siamo nati cosi, se siamo cresciuti così? Dicono che si può cambiare con un po’ di volontà ma alla fine si rimane sempre uguali. Sarà stato un brano che ci incentiva al cambiamento o ci fa accomodare lentamente alla rassegnazione che nella vita tutto resta uguale e nulla cambia?

Gelato, invece, è un brano completamente diverso. Un brano più soft, reso sicuramente più dolce dalla presenza del suono del sax e al tempo stesso diverso per la presenza del feat più hip hop con Gerardino Francesco Cancarone in arte Canca. Un brano che ti porta indietro all’estate, forse anche per il titolo, ma non di quelli che siamo abituati a sentire come tormentoni estivi poiché lascia dietro ogni singola frase un senso di dolce malinconia, “come i giorni di sole andati esauriti”.

Dolore: una canzone d’amore diversa dalle altre. Quale dichiarazione migliore di chi si farebbe arrestare se servisse a qualcosa? Di chi si farebbe picchiare? Di chi farebbe una rivoluzione per un’ultima occasione? Dolce e grintosa, due aggettivi opposti ma che in questo brano si accostano al meglio, poiché ci si sente davvero come lacrime messe da parte per troppe giornate.

Provincialismo è un altro brano in cui i sentimenti contrastanti emergono dal nulla, come la politica e l’architettura, come i sentimenti che si vedono solo di notte e forse proprio come quei sentimenti troppo provinciali e troppo demodè.
5 minuti di tristezza cosmica: una storia d’amore così lunga e triste, una di quelle storie che ti cambiano e che non finiscono mai. Storie di domande senza nessuna risposta. Domande senza risposte, proprio come quando ti chiedi “ma dove finisce un amore così grande?”

Un album lontano che canta di amore, lavoro e giovani, temi chiaramente già sentiti ma con una lettura così diversa con cui nessuno mai si era approcciato ad essi.

Nove brani, quelli presenti nell’album, densi di significato e intrisici di ogni tipo di provazione. Un misto di pop/rock ed indie concentrato in solo album, innovativo, fresco, energico e con testi pieni di significato.