Stanno tutti male, uno studio collettivo sull’infelicità – 1 Dicembre, Triennale di Milano

A cura di Ylenia Montonetti

Qualche mese, fa intenta a controllare se Colapesce avesse annunciato un tour speciale, una data, insomma qualcosa, ritrovo questo post in cui racconta brevemente di questo nuovo spettacolo teatrale.

Lo spettacolo di cui parlava è: “Stanno tutti male“, in giro per l’Italia da inizio anno,  firmato a sei mani dal drammaturgo Riccardo Goretti, dal regista e attore Stefano Cenci e dal cantautore siciliano Colapesce. L’idea è nata dalla seguente frase: “studio collettivo sull’infelicità”, tratta dal brano Egomostro di Colapesce. La fase successiva è stata quella di chiedere al pubblico online perché stessero male. La messa in scena di questo spettacolo non sapevo bene come immaginarla, uno spettacolo triste? Ironico? Noioso? Spinta da questa idea decido di partecipare all’ultima data alla Triennale di Milano.

Appena entrata in sala gli attori erano già in scena (cosa che non accade spesso),  un po’ sparsi sul palco, al cellulare oppure a fumare. Pian piano il pubblico viene introdotto da Riccardo in questo tragicomico karaoke gestito da Damiano, un cantautore costretto a far il karaoke per potersi comprare un utilissimo marsupio.

La scena non è mai silenziosa, anzi è una continua giostra in cui si alternano tante personalità, storie di vita apparentemente divertenti, ma che celano dentro di sé qualcosa. Ciò che era in scena era realmente un riflesso della nostra società: stiamo bene o male? C’è un motivo reale? Tutti questi pensieri tra le righe non hanno reso il pubblico in sala inquieto, anzi era divertito, attivo quasi come se volesse prendere parte allo spettacolo e raccontare qualcosa. Infatti, in questa grande mischia di personaggi, non è stato per niente difficile riconoscere un amico, magari anche se stessi e sentirsi un po’ chiamati in causa.

Sarà proprio questa la chiave dello spettacolo? Mostrare agli uomini contemporanei, troppo impegnati a dover essere al passo con i tempi, molte cose che spesso per mancanza di tempo o voglia fanno finta di non vedere. Ecco, in quella sala ci siamo guardati bene da vicino ed i tre attori hanno semplicemente dato in prestito la giusta lente d’ingrandimento.