[Recensione] Una vita senza maschere: Boys Toys di Mavi Phoenix

Recensione a cura di Giuseppe Visco

Marlene Nader, in arte Mavi Phoenix e il suo debut album Boys Toys sono pronte. In uscita il 3 aprile per LTT Records, label da lei fondata, il lavoro rappresenta un ennesimo step per la sua carriera.

foto di repertorio

L’Austria è una nazione molto piccola e ben organizzata – per chi non lo sapesse: la Red Bull è austriaca – e oltre a Vienna ha altre città importanti: Graz con il suo centro città patrimonio dell’Unesco, Salisburgo luogo in cui ha sede la Red Bull e Linz, città natale di Mavi.

 

Boys Toys è il frutto di un processo di maturazione e di lavoro su di sé da parte dell’artista, un vero e proprio volersi spogliare innanzi al palcoscenico mondiale. Il singolo che ha anticipato l’album, omonimo, è la storia di una ragazza, una donna, che ha trovato nella musica una via di fuga dall’ambiente molto conservatore e patriarcale in cui ha vissuto la sua sessualità. In un mondo dove per una donna è difficile fare musica – e soprattutto musica rap – Mavi dà un calcio a chi vuole classificare generi musicali e sessualità con un album di eccezionale potenza evocativa e che tozza contro i temi legati alla tradizione del rap.

 

È proprio l’analisi di queste figure patriarcali e mascolini che vengono analizzate e che subiscono “ un’introspezione musicale”. Boys Toys è la voglia di rompere le catene che legano una standardizzazione musicale a figure ben precise e predominanti.

 

Oltre che da Alex The Flipper, producer fidato di Mavi, l’album è stato anche  prodotto in studi di Los Angeles (NVDES, Yakob) e Berlino (RIP Swirl).

Si conferma, quindi, come una delle figure da tenere sott’occhio – avendo solo 24 anni ed essendo già considerata una stimata artista.