[Recensione] Il grido ribelle di Baggy

Recensione a cura di Mattia Passariello

Bitch Save Me, in uscita oggi, 11 aprile, è il nuovo singolo del rapper torinese Baggy (al secolo Mattia Bando), al ritorno da solista dopo una serie di esperienze in crew.

Il nome d’arte dall’artista richiama quei pantaloni larghi (in inglese, appunto, baggy) che sono tra gli elementi più riconoscibili nell’immaginario classico della cultura hip hop, un mondo fortemente codificato anche nei simboli.

In Bitch, Save Me l’identità hip hop di Baggy, consolidata negli anni da una solida formazione e da numerose collaborazioni con artisti di spessore come Bassi Maestro, Rancore e Mistaman va a dilatarsi e a sfumarsi. Spruzzate di trap si fondono con una base incalzante e decisa. È un brano denso, magmatico, che nel finale cede il passo a sonorità più temperate, scivolando dall’hardcore rap-trap verso venature soul.

Una commistione sviluppata gradualmente che attenua, nel suo “scioglimento” conclusivo, un pezzo ribelle, rauco e disperato nell’appigliarsi all’amore e alla liberazione offerta dalla musica per contrastare le insoddisfazioni e le frustrazioni che il nostro viaggio personale come esseri umani, diverso e allo stesso tempo uguale per tutti nella sostanza più intima, inesorabilmente finisce per dispensare.