[SINESTESIA] MONDI LONTANISSIMI

Rubrica a cura di Nicola Simeone

Ombre, manichini e silenzi.
Giorgio De Chirico a inizio ‘900 portò sulla scena una nuova corrente pittorica: la Metafisica, un modo di tracciare la realtà “oltre la fisica”, appunto, per coglierne l’essenza.
Un topos classico di questa corrente erano le Piazze d’Italia.
Il centro della vitalità del Paese e delle città, nella pittura Metafisica è riflesso rasentando il surreale. In un tempo cristallizzato, è rappresentato un silenzio assordante nella staticità delle figure dei manichini immobili, nelle ombre delle statue neoclassiche, nei portici vuoti, nelle architetture prive di vita. E mentre l’occhio si perde nella voluta pluralità dei punti prospettici, la mente è affascinata e inquietata dalla nuova forma sintetica, irreale e sublime che le Piazze assumono.

 

Nel 2020 tutto questo prende forma. Gli italiani sono chiusi in casa nella lotta ad un nemico invisibile, e il sole e l’ombra di un monumento ai caduti o di una panchina vuota sono i soli protagonisti di quegli spazi di convivenza. Rifiorisce lenta l’erba tra i sampietrini di Piazza del Campo -nomen omen- e Piazza Navona non più calpestate dai passi umani mentre il tintinnio dei cucchiaini sulle tazzine del caffè sono solo un eco lontano.

No time, no space
Another race of vibrations
The sea of the simulation
Keep your feelings in memories
I love you especially tonight

Di colpo ci siamo ritrovati stretti nelle nostre case, privi del contatto umano: una cosa impensabile fino ad un giorno prima. Ne abbiamo subito cercato un simulacro online: ma ecco che dopo una settimana Skype e affini avevano già perso il loro fascino iniziale. Microsoft Teams non potrà mai sostituire il caffè in aula studio, la condensa sul vetro della birra il sabato sera. Una foto su Whatsapp non vale un sorriso spontaneo.
Nell’era più tecnologica della storia dell’uomo ci siamo riscoperti inevitabilmente animali sociali.
La scuola pubblica ha subìto e assorbito abbastanza velocemente questa “svolta tecnologica”.
Ma cos’è la scuola priva del contatto umano? Una serie di nozioni passate su una piattaforma digitale? Può andar bene per l’Università che deve formare professionisti ma la Scuola ha il dovere di crescere menti critiche: accendere un fuoco, non riempire un vaso. Animali sociali.
Eppure per il momento bandire la socialità è l’unica via per contenere l’avanzata del virus, ed è l’unica cosa che conta per poterla riconquistare.
“(R)Estate a casa” è l’ombra che incombe anche sul futuro prossimo.

Passammo l’estate su una spiaggia solitaria
E ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto
E sulla sabbia un caldo tropicale dal mare

Mare mare mare voglio annegare
Portami lontano a naufragare
Via via via da queste sponde
Portami lontano sulle onde

 

Il dibattito politico è, nonostante tutto, più acceso che mai.
Era troppo, in fondo, chiedere serietà in uno dei momenti più duri dal dopoguerra a chi di professione sa fare solo disinformazione.
Eppure, tra tutti i saltimbanchi della folkloristica opposizione italiana, ne spicca uno per genio, tempismo e creatività. Un outsider inaspettato, del cui parere sentivamo tutti un bisogno immane.
Ignazio la Russa, vicepresidente del Senato, dall’alto del suo pizzetto demodé, con la solita dolce voce alla Serse Cosmi post-partita, proferisce fiero: “il 25 Aprile diventi, anziché divisivo, giornata di concordia nazionale nella quale ricordare i caduti di tutte le guerre, senza esclusione alcuna. E in questa data si accomuni anche il ricordo di tutte le vittime del Covid-19 che speriamo cessino proprio in aprile”.
Il 25 Aprile divisivo? L’antifascismo, in un paese democratico, per definizione, dovrebbe essere trasversale soprattutto tra tutte le forze e gli esponenti politici, a maggior ragione per un vicepresidente del Senato. E poi Ignà, diciamocelo, il nero sfina ma la camicia nera non va più di moda. Stacce.
Ah ovviamente, non dimentichiamo le simpatiche parole di Vittorio Feltri rivolte ai meridionali. Si commentano da sole, sinceramente. Che poi c’è solo da ringraziare l’incontinente -verbalmente, s’intende- direttore di Libero per l’indiscussa qualità del suo giornale nei mercati rionali del pesce. La laboriosa manifattura bergamasca che avvolge la materia prima meridionale: un fortunato simbolo delle indubbie potenzialità del nostro Paese se Nord e Sud mettessero insieme le proprie eccellenze.

Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare

Quei programmi demenziali con tribune elettorali

Quante squallide figure che attraversano il paese
Com’è misera la vita negli abusi di potere

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore

Sul ponte sventola Bandiera Bianca

 

Quello che resterà da questi due mesi, aldilà di tutto, può essere una ritrovata consapevolezza nel valore dei momenti in sé e delle persone con cui li si condivide.
Torneremo a riempire quelle piazze, oggi sospese e silenti come in un quadro di De Chirico, con rinnovata intensità: Carpe diem.
Che poi il verbo “carpo” non ha mai significato “cogliere”: l’attimo va, piuttosto, afferrato, strappato con violenza.

Da una casa lontana tua madre mi vede
Si ricorda di me, delle mie abitudini

E per un istante ritorna la voglia di vivere

A un’altra velocità
Passano ancora lenti i treni per Tozeur