Paolo Benvegnù e Alessandro Fiori al Festival delle Colline: la buona musica della fase II

Racconti e immagini a cura di Maurizio Lucchini

Oggi vi racconto di come Paolo Benvegnù diede il via alla quarantena per il #CORONAVIRUS, almeno la mia.

Correva la fine del mese, di un febbraio bisestile.

Gli anziani dicono di diffidare degli anni bisestili,  mentre quel febbraio volgeva verso il fatidico giorno 29, io stavo salendo su un volo diretto a Lamezia, in compagnia delle prime mascherine.

Al tempo, l’OMS diceva che solo i sintomatici avrebbero dovuto portarle e qui, i  pochi che le avevano, erano considerati appestati o ipocondriaci.

Era un momento molto particolare, piccoli e grandi focolai stavano accendendosi in varie parti del nord italia.

Io non stavo scappando, mi trovavo in una città ancora molto lontana dal virus, stavo invece viaggiando verso il Cafè Retrò  dove, da lì a qualche giorno, precisamente il 6 marzo, Paolo Benvegnù avrebbe presentato il nuovo album.

E fù così che il concerto fu annullato e io, come travolto da un ciclone, senza capire bene cosa stesse succedendo, mi ritrovo bloccato in una quarantena che mi costringe per più di 4 mesi lontano da casa.

Paolo Benvegnù è stato, l’ultimo concerto a cui ho partecipato stavo per partecipare, e strano scherzo del destino, il primo concerto che torno a vedere, esattemente due giorni dopo il mio, tanto agognato, ritorno a casa.

Mi ricordo ancora, era il 16 giugno, quando Marco Mannucci dell’Ufficio Stampa del Festival delle Colline, mi chiese se avrei partecipato. Io ero a 1300 km da casa, senza un volo per tornare e senza sapere quando ci sarebbe stato il primo. Così ho glissato.

Poi tutto è cambiato, faccio al volo la prenotazione per il concerto, a numero chiuso, e mi trovo in macchina in direzione Villa Medicea di Artimino, a Carmignano (Po).

Interessante la gestione del concerto, che vedeva coinvolti Alessandro Fiori e Paolo Benvegnù.: la prima riguardava la prenotazione (gratuita) attraverso la piattaforma DICE, con possibilità fino a ridosso dell’evento di restituire i biglietti o trasferirli ad un’altra persona interessata, qualora non avessi potuto partecipare.
La secondo cosa interessante riguarda la modalità del concerto, questa prevedeva due spettacoli, uno alle 19 e uno alle 21.

Abituato ai concerti di sera, o meglio di notte, esattamente un anno fa,  a Berlino, ho sperimentato un concerto in pieno giorno, erano i Ministry ( ne parlo qui). 
Mi sono detto: “ok, riproviamoci! Sicuramente non ci sono problemi di luci strane, di buio, di faretti rossi, di difficili relazione con in tecnici delle luci, di alti ISO”, quindi prenoto per le 19.

Un po’ lontana, la Villa Medicea si estende sopra una bellissima vallata, facile da raggiungere.
Nessuna coda all’ingresso, nessuna attesa, procedure semplici: lettura del barcode della prenotazione, tramite l’apposita APP, apposizione di nome e firma su un foglio presenze anticovid, disinfezione mani, mascherina indossata e via, a prendere posto nell’ anfiteatro all’aperto.

Le sedie sono già posizionate a semincerchio e socialmente distanziate, non ci sono posti prenotati, ognuno si siede dove preferisce o dove trova posto. Io, come sempre, entro per primo e quindi scelgo meglio: prima fila posto centrale, quasi centrale.

Puntualissimi, alle 19 e qualche minuto, si inizia.

Apre Alessandro Fiori che avevo visto e fotografato due primavere fa alla Backstage Academy di Pisa, durante il penultimo appuntamento di “Backstage From The Basement”  (ne parlo qui).

Alessandro è piacevole, divertente, un po’ burbero con i bambini (ma io avrei fatto peggio), ma certamente un bravo musicista.

Ci intrattiene con pezzi inediti e con un reading, per una quarantina di minuti.
Il tempo è poco, meno di due ore per due artisti, non c’è tempo per bis, giusto un ringraziamento veloce e via per lasciare il posto a Paolo Benvegnù

 

 

Sono quasi le 19,50 quando Paolo Benvegnù, sale sul palco per un’ora di musica che non vorresti finisse.

Purtroppo il tempo è tiranno, stanno per scoccare le 21, che per noi, del primo turno, sono come la mezzanotte di Cenerentola, le nostre sedie si trasformano in zucche, rischiando, nella furia, di perdere per strada la scarpetta la mascherina.
Dobbiamo andare, tristi e consapevoli che forse chi verrà dopo di noi potrà godersi Benvegnù, forse, più a lungo di  noi, non essendoci un terzo turno con cui scambiarsi, ma allo stesso tempo consapevoli di aver vissuto un momento importante, uno dei primi concerti della fase II, e che concerto!