[Live Report] Meeting del mare XXIV edizione: Diversità

Testi e Immagini di Giuseppe Visco

La parola diversità deriva dal latino diversĭtas –atis. Per il Treccani la definizione è la seguente: La condizione di chi è, o considera sé stesso, o è considerato da altri, «diverso». Le domande da porsi sono due: cosa significa essere diverso e in base a quale canone/criterio, si può essere definiti “diversi” da altri.

Il Meeting del mare è ormai una certezza, arrivato alla sua ventiquattresima edizione, ha visto moltissimi artisti calcare il palco in quel di Marina di Camerota (SA). Quest’anno, viste le restrizioni dovute al Covid-19, le cose sono andate in maniera leggermente diversa, ma, allo stesso modo, hanno confermato che il Meeting è un’istituzione.

La data del 23 Agosto ha avuto come headliners Colapesce e Dimartino, ma non è stata solo quello. Ad inaugurare la serata, al tramonto, il fantastico concerto di Luigi Ranieri Gargano – pianista e sassofonista – che ha saputo con estrema maestria esplorare tonalità non classiche, fondendo generi differenti: musica classica, elettronica, sperimentale. Questa, per me, è l’idea di diversità. Un artista davvero a tutto tondo, Luigi, che – personalmente – mi ricorda quello che considero l’artista totale, uno di quelli che dovrebbe rappresentare l’Italia nel mondo: Morgan. I geni, nella stragrande maggioranza dei casi, si sa – purtroppo o per fortuna – ballano sul limbo di uno scontro eterno: genio e sregolatezza. Se al sommo Morgan appartengono – ampiamente – entrambe, al giovane Luigi, per ora, non si può far altro che riconoscergli un talento immenso.

 

A seguire il duo romano Volosumarte, idea molto ambiziosa: voce intensa, decisa, percussione e synth come accompagnamento.

A seguire I dolori del giovane Walter, cilentano dall’animo britannico che ha portato una ventata di freschezza con i suoi brani contenuti nell’album in uscita.

Subito a ruota due band davvero interessanti: Granato – un po’ PGR, un po’ Bianconi ndr – e Dileo hanno allietato gli spettatori col loro spettacolo

 

Diversità significa avere artisti cilentani, romani, napoletani, siciliani, esibirsi sullo stesso palco, intendendosi con un unico linguaggio, quello universale della musica. E chi mastica molto bene la lingua della musica è A smile from Godzilla – al secolo Daniele – napoletano doc che ha portato la sua arte sul palco, coinvolgendo tutto il pubblico in uno spettacolo breve ( tre canzoni ) ma intenso e davvero pieno di energia. Valorizzare il territorio, soprattutto in un momento come questo, supportando gli artisti locali dovrebbe divenire un obbligo.

Dopo Daniele sul palco del Meeting del mare un’istituzione campana: Blindur. Come sempre lo spettacolo musicale offerto è stato di altissimo livello e pregevole fattura accompagnato dal sarcasmo che caratterizza l’artista e la sua fantastica band. Blindur è l’esempio lampante di come la diversità possa essere ed è una ricchezza.

A chiusura del concerto Colapesce e Dimartino, siculi doc, il posto perfetto per definire il concetto di diversità.: ARANCIN* – dato che fa molto politically correct. Beh, è uno di quegli argomenti che divide una regione: a Palermo si chiama arancinA ed è rotonda, a Catania si chiama arancinO ed esiste anche la variante a punta. Beh, cos’altro potrebbe essere la diversità? Ma, infondo, arancino o arancina.. A chi interessa – siciliani perdonatemi – se poi il risultato è comunque un qualcosa di fantastico? Ecco, il mondo dovrebbe essere così: non dare nomi, etichette, classificazioni e pensare al contenuto di ciò che si ha avanti. Colapesce e Dimartino, ad esempio, sono una meraviglia.

Beh sul duo c’è da aggiungere poco, soprattutto in ambito musicale, rappresentando due capisaldi della musica che la si voglia chiamare pop, indie, cantautorale. Ad entrambi mi legano ricordi molto forti, quindi ogni giudizio personale sarebbe di parte. Fatto sta che lo spettacolo offerto è, come sempre, magistrale, sotto ogni punto di vista, da quello puramente musicale a quello scenico passando per quello “teatrale”.

P.S. Dimartì, io ti adoro, quando avete fatto “Non siamo gli alberi” le lacrime mi bagnavano la mascherina, ma ti stai trasformando – fisicamente – in John Lennon (o un professore di filosofia del liceo che ti fa innamorare di Kant e della Critica della ragion pura)