[RECENSIONE] Lasciamoci cullare da ‘N’ATTENDONS PAS’ di Vianney

A cura di Giuseppe Visco

Uscito il 30 ottobre per Tot Ou Tard/Believe Digital Distribution, ‘N’ATTENDONS PAS’, già ha conquistato tutti.

 

 

Di Vianney c’è poco da dire: platino al disco d’esordio Idées blanches e doppio platino col secondo album che porta il suo nome, Vianney. Rivelazione maschile dell’anno 2014 per Virgin Radio, ha visto la sua nomination ripetersi fino al 2017 come artista uomo dell’anno e artista rivelazione,

 

Un artista che ha raggiunto già la sua maturità, e proprio in ‘N’ATTENDONS PAS’ ce lo conferma nuovamente. Un album cucito sulla melodia della lingua francese: romantico, un po’ nostalgico e con quel retrogusto demodè che fa la differenza. Album in cui l’amore la fa da padrone, il sentimento puro e duraturo. Un album che lo rispecchia, in cui si mette a nudo e – come ci aveva già abitutato – tratta argomenti molto personali come ad esempio la morte di suo nonno.

 

Ma ‘N’ATTENDONS PAS’ non è solo questo: è una critica al mondo moderno, che non prevede errori, ma carriere pure, senza fallimenti. C’è una critica velata alla situazione musicale che pian piano si va stereotipando, producendo solo opere spurie e poco originali.

Del brano “Mode” ha detto:
“La canzone “Mode” non parla solo dell’epoca in cui viviamo, ma parla anche del business della moda e del suo modo di pensare. Al giorno d’oggi, La Chanson Française va controcorrente. Solo rap e trap vendono dischi. Lo streaming paga solo se sei un artista urbano o un ragazzo come me. Il che significa che tutti gli altri muoiono? Questo è il tipo di scandalo che genera mode.”