[INTERVISTA] dopo una pausa di 7 anni 2 EP in pochi mesi I Locked In hanno davvero molto da dire

Vi abbiamo parlato diverse volte dei Locked In, a dicembre col nuovo EPNot Dead Yet”, dopo 7 anni di pausa, a inizio aprile col singolo Coward e qualche giorno fa con l’EP The Solemn Leap e oggi torniamo a parlarne o meglio oggi parleranno loro.

La band hardcore perugina Locked In torna alla ribalta con due EP in rapida successione tra 2020 e 2021 in collaborazione con Epidemic Records.
Dopo i primi anni caratterizzati da tour in mezza Europa, è arrivato un periodo di 7 anni di silenzio quasi totale.
Ma sotto le ceneri qualcosa bruciava ancora. Con l’entrata in formazione di Tommy (ex Fleshgod  Apocalypse) la band ha pubblicato “Not Dead Yet” EP a fine 2020 e “The Solemn Leap” EP, uscito il 23 Aprile 2021.

Foto di Alessio Cambiotti

Siete stati in silenzio per sette anni e ora siete tornati con ben due EP in nemmeno 6 mesi. Cosa è successo? E cosa sta succedendo? Qual è stata la molla che ha fatto scattare questa rinnovata collaborazione tra di voi?

Ciò che sta succedendo è che ci siamo resi conto che evidentemente avevamo ancora parecchio da dire. E abbiamo ancora una forza da voler mettere in gioco. Diciamo che abbiamo riflettuto e che abbiamo usato 6 mesi per far uscire un disco intero, ma volendoci giocare la partita in due tempi (passatemi la metafora sportiva). Con l’inizio della pandemia sono iniziate vecchie angosce e nuove paure, quella comfort zone che pensavamo di esserci costruiti negli anni passati si è letteralmente sgretolata. Abbiamo dovuto prendere una decisione. Una decisione abbastanza classica, ma cruciale: lottare o soccombere. Il nostro modo di lottare è fare musica, quella musica che ci accompagna da quando siamo adolescenti e per la quale abbiamo letteralmente militato sui palchi di tutta Europa dal 2007. Tornando indietro di due anni e mezzo, volemmo registrare un pezzo per ricordare un nostro amico, Carletto, che ci ha lasciato. Quella fu la prima occasione di riunirci per divertimento e la prima volta che ci siamo resi conto di essere ancora uniti, quella fu forse la prima molla.

 

I due EP si presentano con copertine simili e sonorità simili. C’è un filo conduttore dai due? Siamo al cospetto di un concept oppure c’è sotto qualcosa di diverso?

Parlare di concept è un po’ forzato, scrivendo i pezzi ci siamo resi conto che stavamo parlando di un processo interiore/personale preciso e che potenzialmente coinvolge prima o poi ogni individuo di questo pianeta. un’esperienza in più fasi: noi abbiamo parlato di due momenti fondamentali. Il rendersi conto che ci si può rialzare e il fare quel passo di fiducia verso le proprie scelte. In realtà testi e sonorità differiscono leggermente (volutamente) tra l’uno e l’altro. Magari sul primo EP siamo stati più rabbiosi se così si può dire, mentre sul secondo siamo abbiamo voluto rendere la potenza di un momento fondamentale della propria vita con sonorità più aperte e “melodiche”. Ma sì, c’è sicuramente un filo conduttore.

Foto di Alessio Cambiotti

Nella formazione è giunto Tommy (in passato nei Fleshgod Apocalypse). Quanto le sue influenze metal hanno inciso nella produzione di questi brani?

Posto che lui ha scritto due brani per intero di questi EP, ovvero Samskara e No Faith, direi che il suo ingresso è stato fondamentale (parola che non uso spesso). Ma la cosa che maggiormente ha contribuito, e a mio avviso di importanza molto maggiore, è stata la carica umana che ci ha dato. Sul lato musicale poi è stato tutto in discesa, semplice e creativo. Si vedeva che aveva fatto musica di mestiere e ad alti livelli, ma, ripeto, forse è stato il contributo per certi versi meno significativo per quanto assolutamente non il meno importante.

 

In “The Solemn Leap” avete deciso di coinvolgere diversi ospiti e amici facenti parti di gruppi più o meno simili ai vostri. Come li avete individuati? Con quale criterio sono stati assegnati i brani a ciascun ospite? Ci sono featuring che avreste voluto fare ma che per vari motivi non si sono concretizzati?

Nella parola “amici” è racchiusa la risposta in sé. Sono tutte persone che abbiamo incontrato nel nostro percorso e persone che abbiamo voluto coinvolgere nello spirito di tornare assieme alle voci che ci hanno accompagnato fino a questo momento. In realtà in entrambi gli EP c’è la presenza di guest, forse questo secondo ha persone più conosciute nel giro e nella scena. Detto questo ce ne sarebbero di molti altri da contattare. mi viene da dire “peccato che avevamo solo 10 pezzi”, ma chi lo sa? Magari abbiamo altro materiale in cantiere e magari abbiamo altri amici da coinvolgere…

Foto di Alessio Cambiotti

Quali sono i principali aspetti che caratterizzano questi due EP e quali sono le principali differenze rispetto ai lavori del passato?

Questo è un nuovo percorso, forse di rottura con il passato. Occhio perché ho detto rottura, non rinnego. Siamo evoluti. Siamo più grandi e con bagagli esperienziali molto diversi e ricchi. Rimane che il filo conduttore vero è che abbiamo fatto questi due EP senza compromessi e/o ragionamenti su cosa potesse funzionare meglio in questo dato periodo storico, o su cosa sarebbe più piaciuto al hardcore kid del 2021. Ce ne siamo un po’ fregati e ci siamo lasciati andare. Devo dire che ci siamo sentiti molto meglio e nelle corde di quello che suonavamo. Lascio giudicare il risultato agli altri, ma noi siamo molto soddisfatti almeno sotto questo punto di vista(che in fin dei conti è il più importante)

 

Come musicisti, quanto vi è mancato non poter accompagnare tutto questo con l’espressione live?
Farete concerti dal vivo una volta sarà più facile organizzarli?

Siamo tremendamente intossicati dal non poter fare live e non poter suonare questi pezzi dal vivo. Di contro possiamo dire che non vediamo l’ora. Siamo da un lato curiosi di vedere come girano live questi pezzi, dall’altro abbiamo proprio bisogno di farlo come band e come realizzazione apicale di questo lavoro durato un anno. State pur certi che quando ci rivedrete sul palco saremo emozionati e non ci risparmieremo affatto.


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