[INTERVISTA] Tornano i POSH – dopo la cover inedita è il momento di svelare un assaggio del nuovo disco in arrivo

Dopo un silenzio durato diversi anni, tornano i POSH, formazione alternative rock italiana, adottata in pianta stabile però dalla Germania.

Dopo una cover a sorpresa è arrivato il momento di svelare un inedito, un assaggio del nuovo disco in arrivo per la fine dell’anno.

Si tratta del primo singolo estratto dal nuovo Album della band che vedrà la luce alla fine dell’anno. Dopo dieci anni di attesa e il ritorno a sorpresa con il sopraccitato brano di Kate Bush magistralmente rivisitato in chiave rock, questo è il primo inedito della band, che si ripresenta al pubblico proponendo un brano carico di energia che ravviva e rivive nei riff e nella sua esecuzione il meglio del Rock degli anni d’oro.

Abbiamo intervistato la band in esclusiva.

Cosa vi ha portato a tornare in attività?

In realtà non abbiamo mai smesso di suonare, ad un certo punto abbiamo semplicemente deciso di non pubblicare musica. Questo accadeva nel 2009, per lo più a causa di alcune incomprensioni con l’etichetta discografica di allora che aveva una visione contrastante sull’utilizzo della lingua per i testi. L’anno scorso abbiamo deciso di interrompere questo digiuno pianificando l’uscita del nostro nuovo Album per dicembre 2021. Il Disco è anticipato dal singolo “Running Up That Hill” (cover del brano originale di Kate Bush) a cui seguiranno altri singoli estratti dall’Album, questa volta senza compromessi. Il risultato è esattamente ciò che volevamo.

 

Come mai avete scelto di tornare con la rivisitazione del brano di Kate Bush “Running Up That Hill”? Che elementi avete voluto conservare e che elementi invece sono propri del vostro sound nella vostra versione?

Running Up That Hill è stato il nostro modo, passateci il termine, di “giocare” con il paragone talvolta ossessivo con una band geniale come i “Placebo”. Fin dagli esordi, infatti, siamo stati spesso accostati a loro al punto che abbiamo deciso, in via provocatoria, di riprodurre un brano che per quanto di Kate Bush ha raggiunto in Italia il suo apice con la riproposizione dei Placebo stessi. E’ stato uno spasso!

Il carattere della band è sempre stato quello di preferire atmosfere più malinconiche e decadenti. Ecco perché lo abbiamo rallentato nella sua esecuzione, lasciando inalterato il messaggio dell’Autrice.

Mr. Anyone è il vostro nuovo singolo un’anticipazione del prossimo album. Cosa potete dirci a riguardo?

Mr. Anyone apre il sipario alla nuova vita della band. Il brano nasce dalla frustrazione di questi ultimi anni passati in studio. Sono 2 minuti e mezzo di adrenalina! Di per sé il testo è una vera e propria denuncia del decadimento della società civile, la quale ha indubbiamente perso l’approccio genuino alla vita.

Cosa dobbiamo aspettarci dal disco in arrivo? Ci sono elementi di continuità con la prima fase di vita della band?

Il nuovo disco è composto da 10 brani, dieci storie che raccontano il nostro percorso, dagli esordi fino a Mr. Anyone. La linea rossa che unisce i Posh di ieri con quelli di oggi è l’amore per un certo tipo di composizione.

E’ però, di certo, cambiata la compagine sonora che regge ogni brano come ad esempio, l’incursione dell’elettronica e una ritrovata influenza new wave.

Siete attualmente di stanza in Germania. Riuscite ad esprimervi come band anche lì, chiaramente al di là delle varie difficoltà che il mondo della musica sta affrontando dall’inizio della pandemia?

La Germania ci ha adottato splendidamente tant’è che abbiamo stabilito qui il nostro studio di registrazione. Qui coesiste con il mainstream un grandissimo fervore della musica indipendente. L’ultimo anno, ovviamente, a causa della pandemia è stato un disastro. Il tour che stiamo preparando, che seguirà l’uscita del disco, toccherà con certezza alcune date anche in questo Paese.

Cosa vi piacerebbe ottenere con questo nuovo disco?

Non crediamo sia possibile fare musica, per come la intendiamo noi, per ottenere qualcosa. L’arte non ha mai avuto nessuno scopo se non godere di sé stessa. Fare musica per fare musica; a noi non è mai servito altro motivo per comporre e per suonare. Sarebbe, ovviamente, grandioso condividere la nostra musica con più ascoltatori possibili. Ecco, quindi, che, tutt’al più la nostra speranza è quella di schitarrare dentro più smartphone possibili.